Una società canadese ha inventato un materiale, flessibile come un tessuto, che si comporta come una cella solare.
Nel futuro i palazzi verranno forse rivestiti con un materiale, flessibile come un tessuto, in grado di generare energia. Lo afferma la Spheral Solar di Cambridge, nell'Ontario, la società canadese che ha sviluppato e messo a punto il materiale, ipotizzando che possa essere avvolto su edifici di qualsiasi forma, aumentando così la possibilità di sfruttare l'energia solare. Gli inventori ritengono che il materiale possa consentire agli architetti di progettare palazzi dalle forme curve e più complesse senza impedire l'installazione di pannelli solari. Un giorno, anche prodotti di largo consumo come cellulari o stereo portatili potrebbero essere rivestiti in modo da ri

re le proprie batterie. A differenza delle comuni celle solari, il nuovo materiale non ha una base rigida di silicio. E' invece costituito da migliaia di economiche perline di silicio, strette fra due sottili strati di alluminio e sigillate su entrambi i lati con plastica. Ogni perlina funziona come una minuscola cella solare, assorbendo la luce del sole e convertendola in elettricità. I fogli di alluminio danno forza fisica al materiale e fungono da contatti elettrici. Il processo di confezionamento usa il silicio scartato dall'industria dei microprocessori, fondendolo e dandogli la forma di sfere con un diametro di circa un millimetro. Il silicio viene poi drogato all'interno con atomi di boro, trasformandolo in un semiconduttore di tipo "p" (positivo). Negli stati esterni delle sfere vengono diffusi invece atomi di fosforo, ottenendo un materiale di tipo "n" (negativo). In questo modo si stabilisce un campo elettrico attraverso la giunzione p-n, che separa la coppia elettrone-lacuna creata dai fotoni di luce assorbiti dal silicio e crea una corrente elettrica.
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