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Vecchio 18-09-2008, 18.20.50
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Predefinito Cause Naturali nell' Aumento della Co2?

Piante e suolo funzionano come spugne: assorbono l’anidride carbonica dall’atmosfera, contribuendo, così, a favorire il mantenimento dell’equilibrio nell’ecosistema. Ma la loro efficienza non è immune ai cambiamenti climatici: basta un anno straordinariamente caldo, infatti, per inibire questa capacità per la durata dei successivi ventiquattro mesi. Lo dimostrano i risultati di uno studio di quattro anni pubblicato oggi su Nature, condotto presso il Desert Research Institute (Dri) in Nevada (Usa).

I ricercatori hanno studiato il comportamento di dodici tipi di flora endemica delle praterie dell’Oklaoma chiusi all’interno di quattro camere-ambiente, dove sono state riprodotti illuminazione solare, precipitazioni, escursione termica e cambiamenti stagionali. Durante il secondo anno, la metà dei campioni è stata sottoposta ai cambiamenti climatici tipici di un anno normale, mentre l'altra metà è stata esposta a temperature eccezionalmente elevate (sulla base delle previsioni dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc). Nel terzo anno le elevate temperature sono state riportate alla normalità, mentre la quantità di anidride carbonica presente nell’atmosfera e nella biosfera delle camere è stata monitorata in ciascuna camera per i quattro anni della ricerca.

I risultati di questi esperimenti hanno confermato che gli ecosistemi esposti a temperature eccezionalmente elevate presentavano una minore capacità di assorbimento dell’anidride carbonica, (pari ad un terzo di quelli esposti a temperature nella norma). E che questa capacità viene inibita per almeno due anni successivi all'esposizione alle alte temperature. “Nel corso di un anno caratterizzato da forte siccità, le piante diminuiscono la loro produttività”, spiega Paul Verbung, co-autore dello studio, “e l’anno seguente non vi è recupero perché i microorganismi presenti nel terreno rilasciano CO2 in risposta alle condizioni di umidità del suolo. Ecco perché negli anni eccezionalmente caldi la capacità delle piante di assorbire anidride carbonica si riduce drasticamente”.

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Vecchio 18-09-2008, 22.24.19
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Predefinito

Infatti chi sostiene l'idea dei cambiamenti climatici unicamente di origine antropologica, riporta sempre grafici inerenti l'andamento del tasso di anidride carbonica che coincide con l'andamento termico globale.
Non viene mai comunque preso in considerazione che l'aumento del tasso di CO2 potrebbere anche essere una conseguenza stessa dell'aumento delle temperature globali considerando che anche gli oceani si comportano in maniera differente nell'assorbimento e nel rilascio del CO2 nell'atmosfera, a seconda dell'andamento termico.
Poi non metto in dubbio che un aumento del CO2 potrebbe favorire l'aumento delle temperature globali, ma questo non credo proprio che sia il fattore determinante.

Propongo un'altro interessante articolo:

Parte il progetto «carboitaly»

di: F. Miglietta & R. Valentini / CNR

Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), Università e Regioni alleati per un importante obiettivo: controllare ogni giorno la quantità di anidride carbonica – il principale gas a effetto serra - assorbita da agricoltura e foreste in Italia. È il progetto Carboitaly, presentato recentemente all’inaugurazione della prima conferenza del Comitato nazionale per i cambiamenti globali dell’International Geosphere Biosphere Programme (IGBP) svoltasi a Paestum.


Aerei specializzati Sky-Arrow del Consiglio Nazionale delle Ricerche sorvoleranno l’Italia e, assieme a 20 stazioni realizzate da Università e CNR e alla rete meteorologica nazionale, lavoreranno per un importantissimo obiettivo: controllare ogni giorno la quantità di anidride carbonica – il principale gas a effetto serra - assorbita da agricoltura e foreste nel nostro Paese.

Il progetto Carboitaly - presentato recentemente all’inaugurazione della prima conferenza del Comitato nazionale per i cambiamenti globali dell’International Geosphere Biosphere Programme (IGBP) – avrà il compito di raccogliere ed elaborare quotidianamente i dati della rete osservativa delle Università e del CNR, i rilevamenti meteorologici degli enti regionali, dell'Ufficio Centrale di Ecologia Agraria (UCEA) e dell’Ufficio Generale per la Meteorologia dell'Aeronautica Militare (UGM-AM), nonché quelli dell’inventario nazionale forestale del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali.

"Questi dati – spiegano i coordinatori del Progetto Riccardo Valentini, dell’Università della Tuscia e Franco Miglietta, dell’Istituto di Biometeorologia del CNR – saranno poi combinati con un sistema avanzato di calcolo che sfrutta i principi dell'Intelligenza Artificiale, già messo a punto dalla stessa Università della Tuscia di Viterbo; un sistema che permetterà di fornire al Ministero dell'Ambiente e al Governo una costante ed aggiornata stima della quantità di anidride carbonica che viene assorbita dagli ecosistemi terrestri italiani. In questo modo – concludono i coordinatori - l’Italia sarà il primo paese al mondo a dotarsi di un moderno apparato di misura e verifica degli impegni previsti dal Protocollo di Kyoto".

Grazie per l'articolo Fabio, ciao
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Vecchio 28-10-2008, 15.31.22
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Predefinito Il ruolo delle foglie ingiallite

Le loro emissioni può dare origine a nuovi inquinanti e contribuire all’effetto serra.
Secondo un nuovo studio, le foglie che ingialliscono regalandoci i meravigliosi colori dell'autunno sembrano anche svolgere un ruolo importante e nefasto nel regolare la qualità regionale dell'aria. Proprio in questo mese, i ricercatori del National Center for Atmospheric Research (NCAR) americano stanno studiando le sostanze chimiche emesse dalle foglie che ingialliscono, i cosiddetti composti organici volatili. Questi composti possono legarsi ad altri prodotti industrialmente, dando origine a nuovi inquinanti, e anche contribuire all'effetto serra. I composti organici volatili sono però particolarmente importanti su scala locale, e non pongono di solito problemi in un ambiente naturale. Il pericolo si presenta però quando queste sostanze entrano in contatto con gli ossidi di azoto prodotti da vari processi industriali, perché in questo caso danno luogo alla formazione di grandi quantità di ozono. Questi composti possono però anche dare un contributo all'effetto serra, perché rallentano la naturale ossidazione dei gas serra nell'atmosfera. Per misurare le emissioni delle foglie, i ricercatori prelevano in continuazione campioni di aria sopra una foresta vicino a Pellston, nel Michigan. Questa area è stata scelta perché è molto remota e perché le frequenti gelate provocano forti emissioni. I primi risultati mostrano che almeno due dei questi composti organici volatili prodotti dalle foglie, il metanolo e l'acetaldeide, sono più che raddoppiati dopo una settimana di clima molto freddo. Lo scopo di questo studio è quello di fornire nuovi strumenti alla lotta all'inquinamento, cercando di valutare anche le sostanze emesse dalle piante, e lo quelle connesse alle attività umane. È interessante notare, per esempio, che alcune leggi in varie nazioni hanno cercato di limitare le emissioni industriali di questi composti, che provengono però in buona parte dalle piante. In realtà, la strategia da adottare sembra essere quella di abbattere gli ossidi di azoto, che in natura sono molto rari.

Lescienze
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Vecchio 10-11-2008, 22.01.04
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Predefinito Plancton e clima

I risultati di uno studio effettuato nel mar dei Sargassi suggeriscono che nella regolazione del clima globale il plancton ha un ruolo peculiare. Lo studio è stato portato a termine da un gruppo di scienziati composti da ricercatori dell'Università della California, sede di Santa Barbara, e ricercatori del Woods Hole Oceanographic Institute.

In un ambiente acquatico una equa fonte luminosa favorisce la crescita fotosintetica del fitoplancton che è costituito da piccole piante monocellulari che fluttuano negli strati superiori di ogni ambiente marino. Il fitoplancton non rappresenta solamente la base della catena alimentare dei mari bensì funge, assieme ad altri composti, come il dimetilsolfuro, o DMS, pure da regolatore del ciclo globale del carbonio.

Alcuni teorizzano che il fitoplancton possa far parte addirittura di un meccanismo di feedback climatico. Tuttavia, nessun studio ha mai provato che una flessione dell'intensità luminosa sia associata ad una flessione della produzione di dimetilsolfuro. Secondo i promotori di questo nuovo studio, il fitoplancton genera delle particolari sostanze organiche a base di zolfo che fungono da difesa chimica contro gli effetti nefasti delle radiazioni ultraviolette e da altre anomalie ambientali.

Ecplanet
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