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Vecchio 06-07-2008, 10.50.14
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Predefinito Nubi indifferenti ai raggi cosmici

Non c'è correlazione fra intensità dei raggicosmici e formazione della copertura nuvolosa sulla Terra.
Pur essendo in netta minoranza, alcuni climatologi, geofisici ed ecologi continuano a contestare l'attribuzione del riscaldamento globale all'aumento dei gas serra causato dalle attività umane, proponendo scenari alternativi per spiegare il fenomeno.
La spiegazione alternativa considerata più plausibile – basata sui dati dell' International Satellite Cloud Climatology Project - ipotizza che la riduzione nell'irraggiamento di raggi cosmici registrata sulla Terra nel corso degli ultimo 100 anni abbia portato a una riduzione nella produzione di nubi basse e quindi a una più ristretta e meno efficiente copertura nuvolosa del globo. A sua volta ciò avrebbe permesso a una maggior quantità di calore solare di raggiungere e restare sul nostro pianeta.

Ora però una ricerca condotta da ricercatori delle Università di Lancaster e di Durham, diretti da T. Sloan e da Arnold W. Wolfendale apparsa sull'ultimo numero delle Environmental Research Letters pubblicate dallo IOP Institute of Physics, mostra che non è possibile stabilire una effettiva correlazione fra intensità dei raggi cosmici e formazione della copertura nuvolosa, e che neppure le periodiche tempeste di raggi cosmici - come quella di grande intensità del 1989, che arrivò a provocare un imponente black out in Quebec – sembrano influenzare né in positivo né in negativo la produzione di nubi.

Ecco il gas che raffredda il pianeta

Il dimetil-solfuro dà il via alla formazione delle nubi sopra gli oceani, il fattore più importante per il raffreddamento del globo, e grazie al suo odore attrae gli uccelli avvertendoli della presenza di cibo.
Il dimetil-solfuro, o solfuro dimetile (DMS), è un gas fortemente implicato nelle dinamiche del clima globale, che viene prodotto dai microrganismi al tasso di 200 milioni di tonnellate all’anno nei mari di tutto il mondo: è quanto sostiene un intervento presentando al convegno della Society for General Microbiology, in corso a Edimburgo.
“Questo gas ha svariati effetti”, ha spiegato Andrew Curson dell’Università dell’East Anglia a Norwich, nel Regno Unito. “Esso infatti dà il via alla formazione delle nubi sopra gli oceani, e sappiamo che le nubi rappresentano il fattore più importante per il raffreddamento del clima globale; inoltre esso attrae gli uccelli avvertendoli della presenza di cibo grazie al suo odore, il tipico odore di mare”.

La sorgente di dimetil-solfuro è un altro composto dello zolfo prodotto da molte alghe bentoniche e dal plancton marino, come protezione anti-stress. Alcuni batteri marini possono scindere tale composto per ottenere energia chimica, e il dimetil-solfuro viene rilasciato come prodotto di scarto; così circa il 10 per cento di esso finisce in atmosfera.

“Utilizzando l’analisi genetica abbiamo mostrato per la prima volta che differenti tipi di batteri sono in grado di degradare i composti solforosi prodotti dal fitoplancton in diversi modi. Abbiamo individuato anche diverse specie di batteri che possono utilizzare un’ampia gamma di metodi per la scomposizione e il rilascio del dimetil-solfuro”, ha continuato Curson.

Nel corso della ricerca sono stati identificati i geni necessari per produrre DMS: tale risultato ha riservato tre sorprese agli scienziati. Il primo è che batteri diversi utilizzano differenti meccanismi biochimici per scindere i composti prodotti dal fitoplancton. In secondo luogo, i meccanismi che i batteri avrebbero dovuto utilizzare secondo le conoscenze a disposizione no gli stessi osservati durante lo studio. Infine, sono stati identificati alcuni microbi terrestri mai sospettati finora di poter produrre il DMS, una circostanza, questa, che ha notevoli conseguenze ecologiche ed evolutive.

“Questi geni, che hanno diverse funzioni e che costituivano l’interesse della nostra ricerca, si sono trasferiti tra microbi che hanno una parentela molto lontana. Dal confronto delle sequenze geniche di alcuni enormi database potremmo prevedere quali altri microrganismi potrebbero produrre il dimetil-solfuro, sebbene nessuno abbia precedentemente sospettato che avessero questa capacità, ha concluso Curson. “Ciò ci fornisce nuove conoscenze su quali microrganismi siano in grado e in che modo di produrre gas che influenzano il clima del pianeta in molti modi.”

Lescienze
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Flavio Scolari
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Vecchio 07-07-2008, 11.06.54
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Solo che questo non spiega perché sono aumentate le temperature sugli altri pianeti del sistema solare...

Grazie per questo interessante lavoro.
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Vecchio 07-07-2008, 21.16.09
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ma soprattutto non spiega perchè la troposfera si stia raffreddando proprio in un periodo di forte calma solare. C'è sempre qualcuno più bravo degli altri nel mondo della scienza.
E' singolare...sì, dico: è singolare che la scienza abbia da sempre rivendicato la vittoria di Copernico sulla chiesa e che oggi, dimenticando quella memorabile pagina di storia, torni ad affermare l'idea che al centro dell'universo ci sta l'uomo. Il sole denigra di nuovo a vassallo di una brancata di mediocri.
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Vecchio 08-07-2008, 11.11.53
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In effetti anche io sono un po scettico riguardo a questo articolo, dato che non dice granchè.
Resto insomma dell'idea che come si è sempre pensato finora, l'attività solare possa certamente influire sulla copertura nuvolosa terrestre e dunque su variazioni termiche a medio termine.
Da tenere comunque in considerazione che si tratta prevalentemente di nuvolosità stratocumuliforme, ossia nuvolosità perloppiù compresa tra i 1500 e i 3000 metri, dunque difficilmente visibile dalle immagini Meteosat all'infrarosso.

http://www.fvalk.com/day_image.htm

Da questo interessante link si può monitorare la copertura nuvolosa presente a livello globale.
Vi sono immagini all'infrarosso come nel visibile a seconda della fascia oraria.
La nuvolosità stratocumuliforme è quella che certamente riscopre maggiori superfici, specie sopra gli oceani, infatti è certamente il genere di nuvolosità più diffusa del globo rispetto a qualsiasi altro genere di nubi.

Riporto un'altro articolo per restare in tema:

Foreste tropicali, condizionatori d'aria del pianeta

Grazie all'intensa evaporazione concorrono attivamente alla formazione di nubi che, riflettendo la radiazione solare, frenano il riscaldamento globale.
La piantumazione di alberi e la protezione dei boschi può contribuire, com'è noto, alla cattura e immobilizzazione del biossido di carbonio atmosferico, ma un nuovo studio condotto da ricercatori della Carnegie Institution e del Lawrence Livermore National Laboratory suggerisce che l'impatto delle foreste sulla lotta al riscaldamento globale dipenda in misura notevole dalla loro posizione geografica.
Il loro lavoro ha simulato gli effetti di una deforestazione su larga scala, valutando gli effetti climatici positivi o negativi di una vasta copertura arborea alle diverse latitudini. Il risultato, pubblicato on line sull'edizione di questa settimana dei Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), indica l'importanza di proteggere e ampliare in primo luogo le foreste tropicali.

"Le foreste tropicali sono una sorta di condizionatore d'aria del pianeta", ha detto Ken Caldeira, uno degli autori dello studio. "L'assorbimento del biossido di carbonio è solo metà della storia. Noi abbiamo preso in esame anche quanto la copertura forestale contribuisce a riflettere la luce solare attraverso la formazione di nubi o, nel caso delle foreste boreali, ad assorbirla ombreggiando la tundra innevata."

Le foreste delle fredde regioni subpolari lasciano evaporare meno acqua e contribuiscono in misura minore alla formazione di nubi, tanto che alla fine dei conti l'effetto dell'assorbimento di calore che inducono è superiore a quello dell'assorbimento di carbonio. Questo non significa, sottolinea però Caldeira, che sarebbe utile disboscare le foreste del Nord: "Non ha senso distruggere ecosistemi in nome della salvezza degli ecosistemi". Piuttosto, è necessario aumentare le superfici forestate nelle aree equatoriali e tropicali, che attraverso un meccanismo di accelerazione del ciclo dell'acqua sono in grado di contribuire significativamente alla formazione di una copertura nuvolosa.

Lescienze

Buona giornata
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Flavio Scolari
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Vecchio 28-09-2008, 20.16.06
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Secondo l'articolo apparso su lescienze che ho postato in testa al 3D, le nubi resterebbero indifferenti ai raggi cosmici, eppure confrontando qualsiasi grafico sembra proprio non essere così:



Correlazione dell'attività solare con l'afflusso dei raggi cosmici/La relazione che ne consegue, ossia l'afflusso dei raggi cosmici con l'andamento termico:

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Flavio Scolari

Ultima modifica di Scolari : 28-09-2008 alle ore 20.21.42.
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