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Vecchio 04-05-2008, 22.23.15
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Predefinito La lunga (22 giorni) ondata di gelo nel Gennaio 1979

- Un'eccezionale irruzione di aria fredda di origine polare è stata registrata nei primi giorni del mese su tutta
l'Europa che è stata attanagliata da una morsa di gelo con temperature che in Russia hanno toccato i -55 °C. Numerose le vittime. In Italia l'arrivo dell'aria fredda si è dapprima manifestato con forti venti e mareggiate lungo
le coste tirreniche; successivamente si è registrato un forte calo della temperatura con punte di -30 °C. Nevicate si sono avute in Toscana, in Sardegna e su buona parte dell'Italia centro-meridionale, con bufere nelle Marche,
in Abruzzo, Molise e Basilicata. L'aria fredda sull'Italia è affluita al seguito del veloce fronte freddo, che l'ha attraversata portata dalle correnti settentrionali in quota provenienti dal Mare del Nord. Le te più abbondanti sono state osservate il 4 con l'arrivo di masse più temperate e umide soprattutto da correnti sud-occidentali.
Inoltre il 4 sono state registrate le seguenti punte di precipitazioni: 73 mm a Latronico, 52 mm a Grazzanise e
54 mm a Napoli. Un nuovo peggioramento si è avuto dal 9, quando una profonda saccatura in quota, proveniente
da W, ha raggiunto l'Italia. Abbondanti le precipitazioni registrate su tutte le regioni; al nord sono state prevalentemente nevose. Questi i massimi di precipitazione registrati il giorno 9: 52 mm a Frontone, 49 mm a Grosseto, 70 mm a Pisa e 77 mm a Palmaria. Dal 10 al 14 correnti da SW in quota, che costituivano il bordo occidentale di una vasta depressione con minimo sul Mare del Nord, hanno nuovamente avvettato sulle nostre regioni aria fredda. Ancora neve, ghiaccio e forti venti, con conseguenti mareggiate sulle coste del versante
tirrenico. Il minimo della depressione che dapprima aveva raggiunto l'Europa orientale con lento movimento retrogrado, si riportava sull'Italia dove stazionava fino al giorno 18. Dopo un breve intervallo di tempo sereno,
si assisteva, fino alla fine del mese, ad un continuo passaggio di perturbazioni provenienti da W che davano
luogo ad abbondanti precipitazioni specie sulle regioni del versante tirrenico. Il 23 a Sarzana 62 mm,
il 27 ad Albenga 56 mm, a Capo Mele 64 mm ed al Passo della Cisa 108; in quest'ultima località altri 93 mm venivano registrati il 28. Lo stesso giorno infine a Taranto cadevano 60 mm di pioggia.

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Vecchio 05-05-2008, 22.25.05
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L'Orso Siberiano del 1979..

L’anticiclone Russo-Siberiano è un’area di alta pressione di origine prettamente termica che si genera sugli immensi e gelidi bassopiani dell’Asia settentrionale nel corso della stagione invernale. La sua genesi risiede nel forte raffreddamento delle masse d’aria a contatto con il suolo: la densità dell’aria aumenta portando a valori della pressione al suolo molto elevati, anche superiori ai 1060 hPa.

Con l’avanzare della stagione autunnale, a motivo del progressivo raffreddamento del suolo per irraggiamento, l’anticiclone tende ad ampliare la sua area di influenza, estendendosi verso l’Europa orientale, dapprima timidamente e poi in maniera più decisa. La sua comparsa sulle carte del tempo al suolo relative al continente europeo è evidenziata dalla comparsa di un cuneo di alta pressione che pare sfondare il muro costituito dalla catena dei Monti Urali, generalmente in corrispondenza del 50° parallelo. L’anticiclone, nel suo manifestarsi tipico, dà subito l’idea di una grande potenza. Nel giro di pochi giorni la pressione sull’Europa orientale sale di diverse decine di hPa portandosi, in un crescendo che nessuna depressione o perturbazione sembra poter contrastare, verso i 1040-1050 hPa. La configurazione barica a cuneo fa si che le perturbazioni inserite nel flusso delle correnti occidentali, una volta giunte sull’Europa centrale, vengano deviate verso latitudini molto elevate (Scandinavia) oppure siano costrette ad entrare nel Mediterraneo occidentale, portando ad una accentuata ciclogenicità.

Può accadere che l’Anticiclone Russo-Siberiano si propaghi ulteriormente verso ovest : in questi casi il condizionamento del tempo sull’Europa risulta molto accentuato. Il carattere dominante, quasi dittatoriale, di tale area di alte pressioni può manifestarsi in diversi modi a seconda della direttrice dell’asse principale di espansione.

Se l’asse di massima curvatura si porta verso la Penisola Balcanica le avvezioni di aria fredda si porteranno in maniera decisa verso il Mar Nero, la Turchia, la Grecia, ove porteranno alla formazione di profonde depressioni sul Mediterraneo orientale, con tempeste di vento da NE sull’Egeo, da O sui mari a sud di Creta e da S su quelli intorno a Cipro.

Con tale situazione le correnti atlantiche possono giocare le loro carte con una certa tranquillità: esse, infatti, giungono senza problemi sino all’Europa centrale, portando il loro soffio mite e piovoso. ccessivamente vengono deviate verso la Penisola Scandinava ove, sul lato esposto ad Ovest, possono registrarsi temperature di diversi gradi più alte rispetto a quelle che si stanno misurando ad Atene o a Istambul.

Un ramo delle correnti atlantiche può entrare sul Mediterraneo occidentale ma la eventuale ciclogenesi si limita ad interessare i mari intorno alla Baleari e migrare rapidamente verso l’entroterra algerino. Con tale situazione, infatti, i mari intorno all’Italia sono “off limits” per le depressioni in quanto protetti da una struttura barica a decisa curvatura anticiclonica.

llo Ionio è presente una diffluenza delle correnti al suolo: sulla parte orientale dello Ionio i venti sono settentrionali mentre una corrente derivata si dirige verso O con i venti al suolo che spirando da E vanno ad interessare la Sicilia e, successivamente, con una direzione di provenienza da SE, il basso Tirreno e la Sardegna: malgrado la componente meridionale, le temperature risultano piuttosto basse.

Se l’asse di espansione dell’anticiclone Russo-Siberiano si protende verso l’Europa Centrale, la Penisola Balcanica e l’Italia vengono interessate da gelide correnti da est. Le condizioni del tempo sono buone sul nord Italia mentre qualche incertezza è da attendersela al centro e specialmente al sud e sulle due isole maggiori. Infatti non è da escludere che possano svilupparsi depressioni sui mari a sud delle Baleari (spesso provocate dall’ingresso sul Mediterraneo occidentale della parte terminale di una perturbazione atlantica): queste nel loro moto verso est si approfondiscono e vengono ad interessare i mari più meridionali italiani, facendo assumere alle correnti una componente sud-orientale; ciò porta alla confluenza tra l’aria calda richiamata da sud e quella fredda che sopraggiunge da est , con nuvolosità estesa e piogge anche abbondanti sui versanti orientali di Calabria e Sicilia.

L’ultimo caso è quello che vede l’anticiclone Russo-Siberiano spingersi verso ONO, verso la Penisola Scandinava e la Finlandia. quei territori, dalle notti lunghissime, l’anticiclone si trova a suo agio tanto da mettere facilmente radici, dando spesso luogo a cellule indipendenti di alta pressione. In questo caso sull’Europa centrale e soprattutto Mediterranea entrano con facilità le perturbazioni di origine atlantica. L’aria fredda continentale che si muove da ESE verso ONO giunta in corrispondenza della Polonia, della Germania settentrionale o della Danimarca, tende a suddividersi in due rami: un primo ramo piega verso Nord, portandosi sul Mare di Norvegia, spesso sotto forma di fortissimi venti da sud indotti dai marcati gradienti barici che vengono ad instaurarsi tra la depressione d’Islanda e l’anticiclone Scandinavo; un secondo ramo, invece, piega verso SO andando ad inserirsi e ad alimentare la vasta zona depressionaria che in tali casi, di sovente, interessa l’Europa sud-occidentale e Mediterranea. ll’Italia le condizioni del tempo possono risultare molto perturbate ma le temperature, sotto i venti a componente meridionale, sono miti e la neve cade abbondante solo sui rilievi a quote superiori ai 1500-2000m.



CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

A parere di chi scrive l’anticiclone Russo-Siberiano vero, quello a Denominazione di Origine Controllata e Garantita, non fa la sua comparsa sullo scenario europeo da diversi anni. Le zone di alta pressione che vengono confuse con l’ “Orso”, sono anticicloni che hanno spesso una origine dinamica (espansioni verso NE dell’Anticiclone delle Azzorre) e che successivamente acquistano una componente termica (che tende poi, gradualmente, a prevalere) a seguito del loro stabilizzarsi sulle fredde masse continentali dell’Europa centro-settentrionale. Tipici sono quei periodi che vedono una diminuzione graduale delle temperature minime sulla mitteleuropa, giorno dopo giorno, sino ad arrivare a punte di –5°C /-10°C. Tali valori piuttosto bassi sono misurati in seno a stabili e forti inversioni termiche negli strati bassi dell’atmosfera (dello spessore di poche decine di metri). Tale freddo vive una esistenza caratterizzata dalla precarietà: basta, per esempio, che il cielo si copra di banchi di SC da scorrimento e/o che si inneschi una modesta ventilazione, e le temperature al suolo, a motivo del rimescolamento dell’aria, balzano all’insù portandosi a valori miti, spesso superiori alle medie.

Per testimoniare quello di cui è capace il vero anticiclone asiatico si riportano le temperature misurate nel corso di un memorabile, vasto e potente sfondamento sull’Europa da parte dell’Anticiclone Russo- Siberiano
Mosca - 55°C il 1° gennaio 1979
Stoccolma - 43°C il 1° gennaio 1979
Varsavia - 35°C il 1° gennaio 1979

Nei giorni seguenti le correnti siberiane investirono l’Italia. Il 3 gennaio 1979 vennero rilevate le seguenti temperature:
Bolzano - 10°C
Trieste - 5°C
Verona - 10°C
Venezia - 6°C
Milano - 9°C
Torino - 10°C
Genova - 3°C
Bologna - 12°C
Firenze - 8°C
Ancona - 8°C
Perugia - 9°C
Pescara - 8°C
Roma - 7°C
Campobasso - 10°C
Bari - 3°C
Napoli - 2°C
Potenza - 9°C

Nei giorni seguenti vennero misurate le seguenti temperature:
Pescara - 13°C il 4 gennaio 1979
Bologna - 17°C il 6 gennaio 1979

A Napoli tra le 18.30 dell’1 gennaio e le 18.30 del 2 gennaio si ebbe un calo termico da 13°C a 0°C, di cui circa 5°C istantanei, intorno alle ore 16.00 del 2, al transito del fronte freddo. L’arrivo dell’aria gelida si manifestò con l’improvvisa rotazione del vento da ONO a NE e da una parziale copertura del cielo per nubi medio basse da NNE. Verso le 18.50 una breve ta interessò Napoli, coinvolgendo anche le zone basse. Il mattino dopo (3 gennaio) c’erano solo –2°C, la temperatura più bassa che abbia mai registrato a Via S. Pasquale a Chiaia; il cielo era sereno ed il vento spirava forte da NE. La temperatura risalì oltre lo zero solo dopo mezzogiorno. Nel tardo pomeriggio il tempo peggiorò con la temperatura che, dopo un minimo di 1,5°C verso le 17.30, prese a risalire. Il 4 gennaio fu una giornata pessima, caratterizzata da venti da SE in continuo rinforzo, da pioggia e da una vero e proprio fortunale da S tra le 18.00 e le 21.00. La temperatura subì un aumento ininterrotto per tutta la giornata sino a raggiungere i 12°C intorno alle 21.00. Dopo le 22.00, improvvisamente, il tempo volse al miglioramento deciso: dalle 8.00 alle 21.30 erano caduti ben 55,5 mm. Il mattino dopo (5 gennaio) il cielo era sereno e la temperatura era scesa di nuovo a 7,5°C.

Il pomeriggio del 4 gennaio fu terribile anche per il Golfo di Salerno, flagellato da una violenta burrasca con mare forza 10 (così riportarono le cronache) che provocò il naufragio di un mercantile, con diverse vittime.

Quelli furono tre giorni caratterizzati da contrasti meteorologici estremi, come difficilmente è dato osservare. I dati in mio possesso no tali da poter fare analisi di dettaglio della situazione meteorologica di quei tre giorni ma, a sentimento, mi sento di poter affermare che il responsabile di tutto quanto accadde, in ultima analisi, fu Lui, il potente Anticiclone Russo Siberiano.

di Alberto Fortelli
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Vecchio 05-05-2008, 22.30.37
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Mesi che hanno fatto storia...

IL GENNAIO 1979 a Napoli..

Il gennaio 1979 fu un mese caratterizzato dall’alternanza di fasi termicamente contrastanti, con un lungo periodo, a metà mese, con temperature decisamente al di sotto delle medie.Il primo episodio di freddo, intensissimo, fu quello che interessò Napoli il 2 ed il 3 gennaio, portando la temperatura a valori estremamente bassi, praticamente da record. Questa incursione di aria siberiana, oltre ai venti di burrasca da NE, provocò una precipitazione nevosa intorno alle 18.30 del giorno 2. Il fenomeno, di modesta intensità, venne osservato a Piazza Amedeo, a pochi metri sul livello del mare, con una temperatura di circa 0°C.Dopo il tempestoso e mite pomeriggio del 4 gennaio si ebbe un periodo di circa 7 giorni caratterizzati da un tempo privo di fenomeni significativi.


Giunse poi il lungo periodo di freddo dall’11 al 20 gennaio: questo fu inaugurato da una lunga serie di temporali accompagnati da grandine e nevischio; i fenomeni temporaleschi, iniziati verso le 15.00 del giorno 11, ebbero un degno epilogo con il temporale scatenatosi verso le 9.40 del 12, accompagnato da grandine e forti raffiche di vento da NO (luogo di osservazione: via F. Crispi). Alla fine del fenomeno la temperatura si portò a 2,5°C. Dopo una parziale e breve schiarita, caratterizzata comunque da un ulteriore calo termico, un ennesimo cumulonembo si fece strada da O coprendo gradualmente il cielo. bito iniziò a cadere neve tonda mista a pioggia e piccola grandine. Sotto il vento fortissimo da O la temperatura si abbassò sino a +1,2°C intorno alle 10.20 quando la precipitazione, inizialmente sotto forma di pioggia mista a neve, iniziò ad assumere sempre più decisamente la forma nevosa. Dopo il fenomeno il cielo si rasserenò, il vento calò decisamente e la temperatura risalì prima a 2,5°C alle 11.00 e poi sino a circa 9°C nel primo pomeriggio. In serata, sotto una splendida luna piena, la temperatura iniziò ad abbassarsi rapidamente, sino a portarsi ai 5,5°C delle 20.00 ed ai 4°C delle 23.00. Si dava così il via alle danze dei cosacchi del Don.(foto gentilmente concessa dal Sig. Irace Carlo)

I giorni seguenti videro infatti l’affermarsi di gelide correnti da NE, convogliate sull’Italia da una zona anticiclonica sull’Europa nord-orientale. Queste correnti portarono le temperature minime a scendere sotto lo zero per 6 giorni consecutivi, quasi sempre in condizioni di normale gradiente termico verticale. Il freddo era tale da portare al ghiacciarsi di alcune pozzanghere a Via Crispi. All’esito, la seconda decade di gennaio fece registrare una media delle temperature minime di soli +1,1°C.

La terza decade, invece, mostrò valori termici quasi primaverili, con punte di oltre 15°C ad eccezione dei giorni 30 e 31 che riproposero un periodo caratterizzato da forte instabilità atmosferica, con frequenti rovesci, temporali e grandinate, con un ritorno a temperature al di sotto delle medie (solo 4,5°C dopo il temporale con grandine delle ore 13.00 del 31).
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