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| La scoperta che nelle vicinanze del mastodontico buco nero che occupa il centro della Via Lattea orbitino centinaia di giovani stelle di massa elevata ha sempre lasciato piuttosto perplessi gli astrofisici. Com'era possibile che un processo così delicato qual è quello della formazione di una stella non risentisse delle potenti influenze gravitazionali esercitate dall'enorme massa del buco nero? Una serie di simulazioni computerizzate eseguite recentemente da due astronomi scozzesi, però, sembra possano fornire una risposta attendibile al problema. Gli autori sono Ian Bonnell (St. Andrews University) e Ken Rice (Edinburgh University), che a fine agosto hanno pubblicato su Science i risultati ottenuti con il supercomputer SGI Altix presso la Scottish Universities Physics Alliance. Le simulazioni, che hanno richiesto oltre un anno di tempo-macchina, hanno seguito l'evoluzione di due gigantesche nubi di gas di oltre 100 mila masse solari mentre cadevano verso un buco nero supermassiccio. L'intento era quello di osservare il comportamento di queste nubi quando dovevano fare i conti con la potentissima azione gravitazionale del buco nero, ma lo scenario che è emerso ha offerto anche altre risposte. Le simulazioni hanno mostrato che le nubi vengono distrutte dalla gravità del buco nero disperdendosi lungo tracce spiraliformi, una disposizione che consente il trasferimento di energia dalle regioni più prossime al buco nero a quelle più periferiche. Con il risultato finale che, mentre parte della materia che compone le nubi viene catturata dal buco nero, il resto riesce a sfuggire al suo abbraccio mortale e si dispone su orbite eccentriche. L'abbondanza di questa materia prima rende possibile che proprio in quelle regioni più esterne possano formarsi quelle stelle massicce caratterizzate da orbite eccentriche la cui esistenza sfida gli astrofisici. Questo meccanismo, però, suggerisce un'ulteriore riflessione. Sottolinea infatti Bonnell: "Il fatto che le stelle che attualmente orbitano intorno al buco nero centrale della Galassia abbiano vite relativamente brevi - dell'ordine di 10 milioni di anni - indica che un simile processo di creazione stellare possa ripetersi più volte, una sorta di rifornimento continuo di stelle, insomma." Se le simulazioni non ci hanno ingannato, ecco servito un altro importante tassello di cui si dovrà tener conto nella difficile ricostruzione dei meccanismi che originano e mantengono i massicci buchi neri che occupano il centro delle galassie. Links - Collegamenti: The mystery of young stars near black holes solved
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