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| La questione è estremamente delicata, dal momento che alcune caratteristiche prese da sole, come la regolarità o periodicità dell'emissione elettromagnetica eventualmente temporalmente correlata con un fenomeno luminoso, se non associate ad altri fattori come il "carattere strutturato" del target luminoso, non provano la "natura di sonda ET" di un dato fenomeno luminoso, ma possono altresì indirizzare l'interesse dei fisici verso lo studio di fenomeni atmosferici ancora non conosciuti. Allo stesso modo, la eventuale capacità di un target luminoso di "rispondere" a segnalazioni luminose da parte dell'osservatore, non prova in nessun modo la eventuale natura intelligente di un simile fenomeno, per la semplice ragione che non si può escludere da un punto di vista fisico che l'iniezione di fotoni addizionali ad un plasma che si trova in un determinato stato quantico, possa elevarne il suddetto ad uno stato energeticamente superiore in base a meccanismi di interazione fotoni-elettroni: la apparente "risposta" con aumenti di luminosità e/o cambiamenti di colore da parte dell'oggetto luminoso, potrebbe essere spiegata proprio in questi termini, seppur nell'ambito di meccanismi fisici specifici tuttora non ancora ben compresi. Esiste anche il problema delle "sorgenti di rumore" di origine naturale (attività solare, attività ionosferica, attività sismica) e artificiale (interferenze EM dovute ad apparecchiature umane), che, come si è osservato, tendono a sovrapporsi temporalmente al fenomeno in oggetto. Esiste dunque tutta una serie di fattori che vanno valutati con grande attenzione e accuratezza, prima di poter penetrare nel nucleo stesso del fenomeno. La tematica "SETV" può eventualmente rientrare in questo tipo di ricerca, ma se-e-solo-se qualunque causa naturale possa essere drasticamente esclusa. In caso positivo, le procedure e il protocollo previsti dalla SETV entrerebbero in gioco, auto-innestandosi automaticamente nella tematica SETI. Un punto importante che va ripetutamente sottolineato è il seguente: anche l'eventuale identificazione di fenomeni luminosi come veri e propri artefatti volanti di natura esogena, se non accompagnata da un'accurata analisi della fisica che li fa muovere nella nostra atmosfera, non porterebbe a risultati di alcun rilievo di natura scientifica. Ecco che allora l'ipotetica origine ET di certi oggetti volanti, richiederebbe una disamina quantitativa dei parametri misurati, la quale dovrebbe portare (lo scopo diventerebbe proprio questo) ad una comprensione dei meccanismi fisici osservati come effetti di un possibile sistema di propulsione. In tal senso, le procedure previste dalla SETV, si innesterebbero nelle procedure rigorose previste dalla fisica sperimentale e dalla fisica teorica: dunque lo identificare l'origine di un dato fenomeno, ma anche e soprattutto comprenderne il meccanismo fisico che sta alla base della sua natura intrinseca. Assumendo la natura ET come pura ipotesi di lavoro, da parte di scienziati professionisti sono già stati condotti studi teorici e quantitativi che postulano precisi meccanismi fisici inerenti la propulsione e/o gli effetti da essa prodotti nell'atmosfera terrestre. Va infine puntualizzato che la "banca dati testimoniale", a volte di rilievo (ma di fatto molto raramente), prodotta da studiosi e investigatori competenti in ambito multidisciplinare, non può essere assunta come base di lavoro nel caso del monitoraggio strumentale di fenomeni luminosi anomali. Il dato testimoniale non produce numeri, non fornisce l'errore sperimentale, ma è quasi sempre basato su una non oggettiva valutazione da parte del testimone per via di ragioni psicologiche, percettive, sociologiche, e anche biofisiche. Un "caso Ufo" assume allora una caratteristica esclusivamente anedottica, di nessuna utilità per la scienza, nonché una valenza negativa agli occhi dell'establishment scientifico. Dove invece l'attività degli investigatori competenti in discipline scientifiche e quindi predisposti ad una analisi obiettiva delle testimonianze può essere utile, è soprattutto la marcatura geo-topografica delle zone di ricorrenza del fenomeno luminoso nel mondo e la conseguente rappresentazione statistica: in tal senso può esserci un filo di continuità che conformi il lavoro propedeutico di tali studiosi a quello operativo degli scienziati professionisti. EMBLA 2000: UNA MISSIONE STRUMENTALE ITALIANA Parte dei concetti discussi sopra è stata messa in pratica anche nel corso di una recente missione italiana in Norvegia. Per quasi tutto il mese di agosto dell'anno 2000 un gruppo del CNR composto dagli ingegneri Stelio Montebugnoli, Jader Monari e dallo scrivente in qualità di consulente scientifico, ha effettuato misure nella famosa valle di Hessdalen. La fenomenologia delle famose luci atmosferiche avvistate in detta valle è ben nota, così come la tendenza delle luci a produrre perturbazioni del campo elettromagnetico. La missione, denominata EMBLA 2000, aveva lo scopo primario di monitorare l'emissione radio in un intervallo di frequenze che andava dalle onde lunghe (VLF) a quelle ultracorte (UHF). Utilizzando apparecchiature allo stato dell'arte si intendeva approfondire quanto i ricercatori norvegesi avevano rilevato per la prima volta 16 anni prima nell'ambito della prima campagna osservativa del fenomeno luminoso. Nel 1984 la fenomenologia elettromagnetica, che a volte si manifestava in concomitanza con l'avvistamento di fenomeni luminosi di varia forma e durata, si presentava sotto forma di improvvisi balzi (emissione di tipo "spike") ad andamento periodico del flusso radio. L'evoluzione tecnologica recente dei ricevitori e degli spettrometri in campo radio, caratterizzata da una completa digitalizzazione e automatizzazione e da una elevatissima risoluzione sia temporale che in frequenza, ha potuto di fatto consentire di studiare con maggior dettaglio le anomalie radio. La strumentazione di EMBLA 2000, composta da antenne di vario tipo, ricevitori, spettrometri e computers, che per l'installazione poteva contare sull'efficiente contributo anche progettuale di un gruppo di tecnici della Stazione Radioastronomica di Medicina (BO) del CNR, è stata implementata all'interno dell'osservatorio norvegese noto come Hessdalen Interactive Observatory (altrimenti detto "Blue Box"). Questa stazione di rilevamento veniva creata 2 anni prima dall'ingegnere norvegese Erling Strand dell'Østfold College (Sarpsborg) al fine di consentire la rilevazione ottica di fenomeni luminosi per mezzo di una videocamera automatica. Con l'integrazione della strumentazione radiometrica di EMBLA nell'agosto 2000 la stazione norvegese ha così potuto disporre contemporaneamente di strumenti sia ottici che radio. Ci si aspettava di rilevare in modalità pressochè simultanea sia segnali ottici che radio. In realtà, il monitoraggio effettuato ha permesso di registrare segnali radio di carattere altamente peculiare pressochè in tutte le ore della giornata e senza che venissero rilevate, eccetto una volta, controparti ottiche. Il personale era comunque presente ai monitors soprattutto di giorno quando le luci possono essere viste molto raramente, mentre di notte esso si trovava quasi sempre ai punti di osservazione visuale delegando all'automatismo degli apparati della Blue Box la registrazione di eventuali segnali radio anomali. Gli eventi radio anomali [48], che sono stati quasi sempre rilevati nell'intervallo delle VLF con forte intensità nell'intervallo di frequenza 3-7 KHz, presentavano una netta periodicità sulla scala dei secondi e della frazione di secondo, ed erano di due tipi ben distinti: a) segnali di tipo Spike (, b) segnali di tipo Doppler. A volte questi segnali venivano rilevati simultaneamente. I segnali Spike riproducevano molto fedelmente quanto i norvegesi avevano avuto modo di rilevare nel 1984, ma questa volta potevano essere osservati con più dettaglio e soprattutto memorizzati su CD ROM per uno studio più approfondito in fasi successive (tuttora in corso). I segnali Doppler, che venivano rilevati nell'intervallo di frequenza 1-2 KHz, si manifestavano come linee inclinate su un grafico che fornisce la frequenza in funzione del tempo. Ciò significa che la frequenza del segnale subiva uno spostamento in frequenza in tempi rapidissimi corrispondenti ad una sorgente di emissione che si spostava con una velocità oscillante dai 10.000 ai 100.000 km/sec. La variazione di velocità avveniva in modo estremamente graduale nell'arco di alcuni secondi, mentre l'inclinazione delle linee doppler andava talora soggetta ad inversione nel giro di un minuto al massimo. Ciò significa che il segnale doppler registrato corrispondeva ora ad una sorgente che si avvicinava ora ad una sorgente che si allontanava. Tiscali
__________________ Flavio Scolari Ultima modifica di Scolari : 14-09-2008 alle ore 15.22.50. |
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| Allo stesso modo in cui si procede in astrofisica quando si studiano le radiosorgenti cosmiche, si è appurato che le velocità semi-relativistiche rilevate possono essere prodotte, non da un corpo solido in movimento, ma solamente da particelle ad alta energia (elettroni e/o nucleoni) accelerate da un forte campo magnetico. L'effetto doppler rilevato può essere spiegato esclusivamente come un effetto prospettico dovuto alla rotazione di un corpo sferoidale il cui asse è disallineato rispetto ad un asse magnetico. Assumendo che le particelle vengano accelerate lungo l'asse magnetico, che in questo caso le canalizza in un binario preferenziale, è intuitivo visualizzare uno scenario in cui per via della rotazione del corpo sferoidale, il canale magnetico di accelerazione particellare è ora rivolto verso l'osservatore, ora nella direzione opposta: questo è un meccanismo in parte simile a quello del "rotatore obliquo" ben noto nel caso di oggetti astrofisici come le Pulsar. Nella fenomenologia riscontrata a Hessdalen l'effetto doppler ha luogo con spostamenti ora verso il blu (fascio di particelle in avvicinamento), ora verso il rosso (fascio di particelle in allontanamento), un meccanismo che ricorda su grande scala anche quanto avviene nei "jets extragalattici" [4]. Affinchè tale fenomenologia si verifichi così come è stata registrata dallo spettrometro VLF, è necessario che il canale di accelerazione magnetica avvenga o lungo il polo sud magnetico o lungo il polo nord magnetico del solido in rotazione, ma non lungo entrambi. ![]() Esistono in natura meccanismi spontanei di accelerazione particellare, e in particolare nella nostra atmosfera? Lo si sospetta, ma non ce n'è conferma per ora. Le stesse teorie che stanno alla base dei meccanismi fisici che produrrebbero un fulmine globulare, prevedono di fatto forti campi magnetici localizzati con caratteristiche di contenimento e confinamento del plasma, cosa che farebbe assumere ad un fenomeno luminoso la caratteristica sferoidale che i testimoni hanno più volte riportato. Tuttavia non è noto, sulle piccole scale, se il campo magnetico sia in grado di estrarre particelle da un plasmoide e di eiettarle verso l'esterno usando un canale preferenziale. Ci è tuttavia ben noto che tale meccanismo viene di fatto rilevato su scale macroscopiche, in particolare in certe radiosorgenti galattiche ed extragalattiche di interesse astrofisico. Esistono in natura meccanismi che simulano quanto avviene nell'universo? Non lo sappiamo ancora, d'altra parte i dati rilevati mostrano un profilo fenomenologico ben chiaro, dal quale, proprio come in astrofisica, è possibile ricostruire sia la geometria che la fisica in atto. Cosa ci spinge ad affermare che sia proprio una palla di plasma a produrre i meccanismi rilevati, quando al momento della rilevazione dei segnali non veniva quasi mai avvistato in simultanea alcun fenomeno luminoso? Per rispondere a questa domanda ci viene in aiuto la teoria di Plank del corpo nero che afferma che i meccanismi di emissione termica possono spaziare ben oltre gli stretti limiti dello spettro visibile. E dalla fisica della "radiazione non-termica" sappiamo anche che quando sussistono condizioni in cui è presente una grande quantità di elettroni liberi, che in questo caso verrebbero prodotti da efficaci processi di ionizzazione, accoppiati a fortissimi campi magnetici, tali elettroni possono venire accelerati verso l'esterno. Se immaginiamo una palla di plasma con un forte campo magnetico, e supponiamo (come nel caso del nostro pianeta) che quest'ultimo assuma la configurazione di una mela con linee chiuse all'equatore e linee aperte lungo i poli, è facile immaginare che proprio lungo i poli debba avvenire il canale di sfogo degli elettroni. Elettroni ad alta energia accelerati da un forte campo magnetico danno luogo al meccanismo dell'emissione di sincrotrone il cui picco, capita più spesso nelle onde radio. Ciò lo si verifica molto bene sulle scale macroscopiche. Se si è portati a supporre che le leggi di natura siano "autosimili", si può dunque pensare che il macrocosmo e il microcosmo siano legati da meccanismi comuni, allo stesso modo in cui il volo di una farfalla è supportato dalle stesse leggi del volo di un'aquila. Ma come spiegare, in termini puramente naturali, l'emissione di tipo Spike caratterizzata da fasi estremamente regolari di "on" e "off"? Non sono conosciute al momento cause naturali in grado di innescare questa fenomenologia. Può la casualità con cui si manifestano i fenomeni naturali produrre fenomeni di tale regolarità? Sappiamo che certe stelle, come le Cefeidi, pulsano regolarmente. Ma non sappiamo se un analogo esista sulle piccole scale. Quindi resta un punto interrogativo in merito all'origine dei fenomeni radio rilevati a Hessdalen, anche se il meccanismo di emissione in sè sembra piuttosto chiaro dal punto di vista osservativo. Nello stesso periodo in cui il team EMBLA 2000 ha operato con la strumentazione radio a Hessdalen, si è presentata anche l'opportunità di avvistare le famose luci. Mentre gli spettrometri radio registravano in automatico alla Blue Box ogni eventuale anomalia, il gruppo effettuava nel corso delle sere non piovose attività di "sky-watching" presso alcuni siti scelti della valle di Hessdalen, in particolare nelle zone di Aspåskjölen e Finnsåhögda. Nell'arco di 25 giorni venivano avvistati diversi tipi di fenomeni luminosi che andavano dalle intensissime luci sferoidali di tipo plasmoide viste più volte in prossimità del terreno e dal comportamento irregolarmente pulsante, a oggetti parzialmente o debolmente luminosi dalle caratteristiche indiscutibilmente strutturate. Per quanto riguarda le palle di luce pulsanti, un successivo processamento delle riprese video effettuate ha mostrato caratteristiche di forte saturazione della luce nella zona nucleare, indicante ciò un'emissione che in certi istanti era elevatissima; anche le dimensioni dell'area di emissione cambiavano drasticamente nel giro di pochi secondi. Le luci pulsanti mostravano dunque caratteristiche emissive di puro plasma senza contorni definiti, e la loro netta vicinanza al terreno faceva ritenere agli osservatori che le precedenti teorie in merito alla natura meramente tellurica e piezoelettrica del fenomeno potessero avere un qualche fondamento. Purtuttavia l'inaspettato avvistamento anche di oggetti luminosi nettamente strutturati, che per qualche ragione sconosciuta a Hessdalen sembrano veramente sovrapporsi ai fenomeni non strutturati di tipo plasmoide, ha messo a dura prova il gruppo EMBLA. La sera dell'11 agosto (ore 00.10) ben 4 testimoni (incluso lo scrivente) in due posizioni diverse della vallata rilevavano una formazione di luci disposte a triangolo equilatero. Dal momento che tale formazione, che non emetteva alcun rumore, si avvicinava agli osservatori fino a giungervi sopra la verticale per poi fermarsi ed eseguire una rotazione e infine sparire, era possibile studiarne alcuni dettagli sia dinamici che morfologici. Ad un'osservazione binoculare lo scrivente rilevava una struttura geometrica più scura del cielo con tre luci puntiformi ai vertici. Purtroppo di quest'oggetto mancano dati sia fotografici (impossibile seguire l'oggetto in movimento) che video (quella sera mancava la videocamera). Un'altra sera (13 Agosto ore 23.00), preceduto da una specie di sibilo, appariva all'improvviso un'oggetto molto piccolo (dimensioni stimate: circa 40 cm) nel bosco antistante al punto di osservazione, a circa 100 metri di distanza. L'osservazione binoculare, così come il successivo processamento dell'immagine fotografica, provavano che l'oggetto in questione non aveva caratteristiche di plasma ma mostrava un netta struttura ellittica e simmetrica parzialmente nascosta da un ramo di albero. Tale oggetto rimaneva in sospensione a circa due metri da terra, per poi sparire dopo circa 10 minuti. Si è potuto appurare che entrambi i due avvistamenti anomalmente strutturati erano di fatto "oggetti", lo per via dei loro contorni definiti, ma anche per via del tipo di luminosità emessa. Un'analisi effettuata con software specifico ha permesso di studiare il profilo tridimensionale della luminosità del piccolo elissoide avvistato nel bosco: l'andamento non mostra un profilo gaussiano, tipico di un plasma luminoso, bensì un profilo ad andamento lineare, e non esponenziale, che è tipico di un corpo solido sferoidale uniformemente illuminato. Dunque di cosa si trattava esattamente? Al momento non c'è risposta a questa domanda, ed ogni interpretazione in merito è sia rischiosa che prematura, dato che, nonostante la possibilità di processare una delle immagini acquisite, in quelle circostanze non si disponeva di apparati di misurazione ottica adeguati. In ogni caso in entrambi i tipi di avvistamento di luce strutturata, la seppur semplice testimonianza visuale era comunque multipla e coerente, sempre da parte del gruppo EMBLA, e in un caso anche corroborata da un secondo gruppo dell'Østfold College.Tiscali
__________________ Flavio Scolari Ultima modifica di Scolari : 14-09-2008 alle ore 15.24.49. |
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| CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE Anche alla luce degli argomenti di natura epistemologica posti in precedenza, non resta dunque che prendere atto di quanto è stato misurato (spettrometria radio), fotografato (luci sia strutturate che non) e visto (avvistamenti visuali): la scienza stessa richiede un'assoluta imparzialità, e i dati non possono essere selezionati apriori per provare teorie preconfezionate. Occorre accettare la sfida posta dalla stessa realtà, la quale va pesata con estrema precisione e completezza qualunque essa sia. In ogni caso l'enorme mole di dati radio acquisiti (21 Gb compressi su CD ROM) verrà ulteriormente analizzata nella fase di post-processing (tuttora in corso), intendendo anche verificare l'esistenza di una sincronicità tra fenomeni luminosi di vario tipo e eventuali segnali radio anomali di qualunque tipo registrati in automatico. Resta il fatto che le anomalie radio per ora rilevate, mostrano meccanismi fisici piuttosto evidenti. Si tratta di verificare, e si spera di farlo nel corso delle prossime missioni, se tali meccanismi possano nascere spontaneamente da fenomeni naturali localizzati in atmosfera oppure se possano essere l'effetto di una causa innescata da sistemi di propulsione a noi del tutto sconosciuti. Ma al momento ogni eventuale speculazione in merito a questo secondo aspetto, è assolutamente prematura per non dire folle. Occorrono nuove misure, soprattutto misure ottiche, e l'utilizzo di un radar per ricerca e inseguimento dei targets. Fasi successive dell'investigazione ottica, che sarà realizzata con apparati ottici ad elevata portabilità di tipo "scout", fondi permettendo, comporteranno lo studio sia fotometrico che spettroscopico dei fenomeni luminosi di qualunque tipo utilizzando rivelatori ad accoppiamento di (CCD) ultrasensibili. In tal modo diverrà possibile effettuare vere e proprie misure dell'aspetto ottico del fenomeno, che vadano ben oltre le videoriprese e le fotografie. Ciò consentirà di fornire una diagnosi pressochè definitiva sia sul meccanismo fisico con cui avviene l'emissione luminosa che sulla causa che lo produce, e di stabilire delle possibili correlazioni lo temporali, con le già ben note anomalie radio. Lo scrivente ritiene che il materiale di cui per ora si dispone sia incompleto, ma eloquente quanto basta per stimolare la comunità scientifica a collaborare per un ulteriore approfondimento. Tiscali
__________________ Flavio Scolari |
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