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| Verifica Sperimentale della Teoria A tal proposito due scienziati americani, Charles Keeton ed Arlie Petters, hanno elaborato una teoria, che permette la verifica sperimentale di una quarta dimensione spaziale. Il punto di partenza del loro speculazioni è la BraneWorld; da questa hanno costruito delle strutture matematiche assai complesse, che gli hanno permesso di predire l'esistenza, alquanto esotica, ma pittoresca, di mini-buchi neri sparsi un pò ovunque, anche entro i confini del nostro Sistema Solare. La possibilità di una verifica sperimentale deriva dal fatto che con il nuovo satellite della NASA GLAST (Gamma Ray Large Area Telescope), che studierà prevalentemente i Gamma Ray Bursts (GRBs), il cui lancio è previsto nell'agosto del 2007, si possiederà lo strumento adatto ad individuare indirettamente la presenza di questi mini-buchi neri nei dintorni (o interni) del Sistema Solare. Questi mini-buchi neri al massimo non sarebbero più grandi di un asteroide e sarebbero presenti ovunque nel cosmo, risolvendo facilmente in parte il problema della materia oscura. Le soluzioni evoluzionistiche di queste fantomatiche entità descrivono la nascita di questi oggetti entro un secondo dal Big Bang. L'odierna teoria gravitazionale afferma che questi mini-buchi neri dovrebbero essere "evaporati" in tempi brevissimi dopo la loro formazione secondo la teoria dell'evaporazione alla Hawking (2). Invece la nuova teoria afferma la non validità di questo meccanismo di evaporazione, poiché i mini-buchi neri si attesterebbero nella quarta dimensione spaziale risultando quindi immuni dal meccanismo di evaporazione e sopravvivendo fino ai nostri giorni. Se i mini-buchi neri dovessero costituire solo l'1% della materia oscura galattica, allora anche dentro il Sistema Solare ve ne sarebbero parecchie migliaia eventualmente anche all'interno dell'orbita di Plutone. La verifica dell'esistenza di queste entità avverrebbe in maniera indiretta studiando la diffrazione dei GRBs prodotti dall'effetto di lente gravitazionale, che un eventuale reticolo di buchi neri vicini alla Terra produrrebbe. In questo modo GLAST dovrebbe essere in grado di individuare le frange di interferenza di questo reticolo di mini-buchi neri, come l'alternarsi di massimi e di minimi nella radiazione gamma proveniente dai GRBs. In particolare l'esistenza di una quarta dimensione spaziale produrrebbe nelle frange di interferenza una contrazione misurabile, che nel caso classico previsto dalla relatività generale non dovrebbe comparire. In questo modo, a parte l'esistenza sparsa dei fantomatici mini-buchi neri, si riuscirebbe in un sol colpo ad unificare le quattro interazioni fondamentali in un unica teoria, che descriva l'Universo in 4 dimensioni spaziali più una temporale. Dopo il lancio del satellite GLAST tutto apparirà più chiaro. Note (1): I fermioni sono particelle di materia ordinaria aventi spin semi-intero (1/2,2/3,...), per esempio elettroni e quark; i bosoni sono particelle mediatrici delle forze fondamentali aventi spin intero (0,1,2,...) come i fotoni e gravitoni. Secondo la supersimmetria delle stringhe, ad ogni particella conosciuta ne corrisponde una simmetrica (non conosciuta): ad esempio al fotone (particella mediatrice dell'interazione elettromagnetica e quindi bosone) corrisponde il fotino (particella materiale e quindi fermione); simmetrico al quark (fermione) vi è l's-quark (bosone) e così via. (2): Stephen Hawking professore emerito a Oxford nel 1971 elaborò una teoria secondo cui i buchi neri noti a tutti per essere delle singolarità spazio temporali, in realtà rispondono alle stesse leggi della termodinamica di corpo nero. Quindi, come un qualsiasi corpo nero il buco nero possiederà un certo spettro di radiazione e quindi una temperatura caratteristica ed una entropia dipendente dal suo campo gravitazionale e dai suoi parametri superficiali. Quindi i buchi neri irradieranno particelle e radiazione come tutti i corpi neri; la differenza sostanziale sta nel meccanismo di irraggiamento, che, nel caso dei buchi neri con orizzonte degli eventi, avverrà chiamando in causa le leggi della meccanica quantistica. Lo spazio confinante con l'orizzonte degli eventi di un buco nero è, come ogni altro luogo dell'Universo, pervaso di energia di vuoto. Questa energia di vuoto, secondo il principio di indeterminazione di Heisemberg può generare una coppia di particelle virtuali, una con energia positiva ed una con energia negativa. In vicinanza dell'orizzonte degli eventi di un buco nero spesso capita che l'antiparticella venga risucchiata mentre la particella sfugga asintoticamente; nel bilancio energetico globale è come se il buco nero avesse espulso una particella a spese della sua energia (l'antiparticella finirebbe per annichilirsi con una particella dentro all'orizzonte degli eventi, diminuendo quindi la massa del buco nero ed irradiando un fotone). Questo fenomeno di emissione è detto evaporazione dei buchi neri, che in tempi scala abbastanza lunghi (dipendenti dal raggio e dalla massa totale del buco nero), porterebbe al completo annullamento della massa dell'oggetto (un tempo scala 1066 anni per massa solare da irradiare!). Quindi per i mini-buchi neri originatesi nelle prime fasi di vita dell'Universo, il tempo scala di evaporazione totale risulterebbe essere brevissimo senza una quarta dimensione spaziale. Lescienze web
__________________ Flavio Scolari |
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| Certo, è difficile trovare una ragione sufficiente perché tutto sia andato così com'è andato. A partire dall'origine dell'universo, intendiamo. Qualunque fisico o persona di buon senso converrà con Italo Calvino che essendo presenti al big bang o solo al disaccoppiamento tra materia e radiazione sarebbe stato arduo prevedere «le pianure della Mesopotamia nereggianti di uomini e cavalli» o altri momenti più o meno edificanti dell'avventura umana. Eppure, se lo stupore di guardarsi allo specchio appartiene inderogabilmente alla nostra specie, la faccenda considerata con lo sguardo del fisico teorico si fa più profonda, e densa di interrogativi. Un nutrito numero di costanti fisiche sembra avere proprio quel valore - unico o compreso in uno stretto intervallo - che permette l'esistenza della vita e in particolare della nostra. È la cifra di un disegno intelligente? O più semplicemente conviene abbandonarsi al principio antropico, secondo cui - banalmente - se le costanti fossero state diverse non saremmo qui a raccontarcela? Altro che la Mesopotamia, ci racconta Insomma, di carne al fuoco ce n'è tanta, e a spiegarla Ma dove prende una piega un po' più epistemologica la discussione si fa assai più sbrigativa, più di quanto conceda la partigianeria. Riguardo alle critiche alla teoria delle stringhe, E, a voler essere puntigliosi, anche la scelta dello stile lascia più di una perplessità: non si riesce a capire che cosa dovrebbero aggiungere alla comprensione di una materia così ostica paragoni come: «L'universo primordiale non era né troppo grumoso né troppo liscio: proprio come la minestra dell'orsetto nella favola di Riccioli d'Oro». O perché debba per forza esserci simpatico l'autore che racconta: «Era il 1965, l'epoca del movimento studentesco, della liberazione sessuale, dell'LSD e delle proteste pacifiste contro la guerra nel Vietnam. Provai tutte e quattro le esperienze più qualche altra. Portavo i capelli lunghi e di solito ero vestito con un paio di jeans e una maglietta nera attillata». Insomma, tanto di cappello a Lescienze
__________________ Flavio Scolari |
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