SEPOLTO SOTTO una cappa di nubi, Venere nasconde ancora molti dei suoi segreti. Anche se le attenzioni degli scienziati in questi ultimi tempi sembrano essere focalizzate soprattutto su Marte, gli studi sul secondo pianeta del Sistema solare presentano qualche novità interessante. Innanzitutto, a differenza di quanto si supponeva fino a oggi, sembra che la sua atmosfera sia composta, almeno in piccola parte, di ossigeno. Poi, ci potrebbero essere dei fulmini, anche se molto diversi da quelli terrestri. Tom Slanger e i suoi colleghi del laboratorio di fisica molecolare dell’Osservatorio Lowell di Flagstaff nello stato americano dell’Arizona, hanno scandagliato l’atmosfera venusiana sia con telescopi ottici che attraverso spettrografi. L’atmosfera è forse la caratteristica più evidente di Venere. È spessa circa 65 chilometri e le sue nubi viaggiano negli strati più alti a una velocità di circa 400 chilometri all’ora. Velocità che scende notevolmente man mano che ci si avvicina alla superficie, dove è stato misurato un vento di circa due chilometri all’ora.
Gli astronomi hanno cercato di capire se l’atmosfera di Venere fosse caratterizzata da un fenomeno simile a quello della Terra e cioè dalla luminosità notturna. Questa dipende dal fatto che durante il giorno, l’energia irradiata dal Sole e il vento solare tendono a dividere le molecole dei gas e a ionizzare (

re elettricamente) i singoli atomi. Il processo di ricombinazione delle molecole determina poi delle emissioni che sono visibili come una specie di luminescenza notturna. Secondo i più recenti studi, questa luminosità dovrebbe essere presente

lo sulla Terra, ma anche su altri pianeti del Sistema solare. A variare sarebbe il suo colore, che dipende dai gas presenti nell’atmosfera. Nel caso di Venere, si ritiene che gli atomi ionizzati vengano trasferiti dai venti prevalenti, che li spostano dal lato diurno a quello notturno del pianeta. Le osservazioni hanno svelato, però, che il colore della luminosità notturna è verde-rosso, cosa che dimostrerebbe la presenza anche di atomi di ossigeno. Fino a oggi si pensava, invece, che l’atmosfera fosse composta per la maggior parte da anidride carbonica. La ricerca, pubblicata sull’ultimo numero della rivista Science, è un notevole passo in avanti, verso una migliore comprensione dei meccanismi che regolano il funzionamento dell’atmosfera venusiana.
Un secondo studio pubblicato su Nature, cerca di chiarire la controversa questione se ci siano o meno fulmini sul pianeta. La ricerca è stata condotta da Donald Gurnett e da alcuni suoi colleghi dell’Università dello Iowa, che hanno analizzato i dati raccolti dalla sonda Cassini. Quest’ultima, nel corso del suo lungo viaggio verso Saturno, per guadagnare velocità è passata molto vicina sia alla Terra che a Venere, che ha sfiorato per due volte tra il 1998 e il 1999. Gli strumenti di Cassini hanno cercato di individuare nell’atmosfera del pianeta dei segnali radio ad alta frequenza (compresi cioè tra gli 0,125 e i 16 megahertz) che sono caratteristici dei fulmini terrestri e che la sonda stessa aveva trovato nel suo passaggio vicino al nostro pianeta. Nonostante ciò,

no state registrate tracce di questi segnali nell’atmosfera di Venere, mentre rilevazioni precedenti dimostrano che su Venere, come sulla Terra, ci sono dei segnali a bassa e a bassissima frequenza. La conclusione, dunque, è che non è detto che i fulmini ci siano e che, anche se ci sono, sono molto diversi da quelli terrestri. Probabilmente, si formano fra nuvola e nuvola e sono molto più deboli di quelli che invece normalmente si s

no sulla superficie terrestre. Questo potrebbe spiegare l’assenza di segnali radio ad alta frequenza.
:: Enel Magazine::