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| Esistevano già 500 milioni di anni dopo il Big bang. La loro scoperta è stata possibile grazie alle lenti gravitazionali e a un telescopio su un vulcano delle Hawaii. PASADENA (California) - Un gruppo internazionale di astronomi ha avvistato una mezza dozzina di galassie la cui origine risalirebbe a 500 milioni di anni dopo la nascita dell'universo, che si stima abbia un età pari a 13,7 miliardi di anni. Si tratterebbe delle galassie più remote mai avvistate, poiché fino a oggi il più anziano sistema stellare noto si collocava a 750 milioni di anni dopo il Big bang. La luce di questi agglomerati stellari avrebbe viaggiato per 13,2 miliardi di anni luce (un anno luce è la distanza percorsa dalla luce nel vuoto in un anno, alla velocità di circa 300 mila chilometri al secondo) e la loro scoperta è stata possibile solo grazie all'osservazione di altre galassie, più giovani, e al cosiddetto fenomeno delle lenti gravitazionali che ha reso possibile un notevole potenziamento del segnale di queste antichissime stelle. L'ANNUNCIO – Il gruppo che ha condotto l'indagine – guidato da Richard Ellis, astronomo del California Institute of Technology – si è servito di un telescopio, alto dieci metri, dell'osservatorio Keck, collocato sulla cima del vulcano Mauna Kea, nelle Hawaii. Tre anni di studio, e infine questa scoperta, che sarà presentata ufficialmente giovedì, nel corso di una conferenza presso la sede della Geological Society, a Londra. FINE DEI TEMPI BUI – Non è ancora certo che tutti gli ammassi stellari rinvenuti siano tanto lontani, nello spazio e nel tempo. In ogni caso la scoperta aiuterà la comunità scientifica a saperne qualcosa di più in merito all'infanzia dell'universo (che a 500 milioni di anni dalla nascita, si era formato solo per il 4%, rispetto a quello che attualmente conosciamo). E sulle ragioni che hanno fatto accendere le prime stelle dopo il periodo iniziale di buio che caratterizzò questa infanzia. Corriere della sera
__________________ Flavio Scolari |
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| GLI ASTRONOMI che studiano le immagini realizzate dal telescopio Hubble hanno individuato un gruppo di galassie che ritengono le più antiche mai identificate. La scoperta suggerisce l'ipotesi che le prime stelle e galassie possano aver impiegato a formarsi più tempo di quanto si è sempre creduto. Cinque team di scienziati dello Space Telescope Science Institute hanno analizzato gli stessi dati concordando sul fatto che i 50 oggetti studiati sono con tutta probabilità antiche galassie e che la loro luce ci mette 13 miliardi di anni per raggiungere la Terra, il che significa che hanno un'età pari a circa il 95 per cento di quella dell'universo. Gli scienziati hanno analizzato le modalità con cui questi corpi celesti hanno letteralmente "spazzato via" la relativamente densa nebbia di gas lasciata dal Big Bang, in un processo denominato ri-ionizzazione. Le enormi stelle di queste prime galassie hanno infatti generato intense radiazioni, diradando la foschia primordiale di elettroni di idrogeno. Tale processo ha consentito ai primi raggi di luce visibile di viaggiare attraverso il cosmo. Le galassie osservate, però, sono molto poche e quindi non in grado di generare la mole di energia teoricamente necessaria alla ri-ionizzazione, il che suggerisce l'ipotesi che le galassie possano essersi formate più lentamente di quanto creduto finora. «La ri-ionizzazione è una fase cruciale dell'evoluzione dell'universo», spiega Massimo Stiavelli, coordinatore dei team di ricerca Stsi. «Questa è una delle scoperte più importanti mai fatte finora». Le immagini del progetto Hubble Ultra Deep Field, pubblicate a marzo di quest'anno, sono state realizzate dall'Advanced Camera for :: Enel Magazine::
__________________ Flavio Scolari |
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| Denominata I Zwicky 18, la galassia dovrebbe avere un'età di 500 milioni di anni pari al periodo quando sulla Terra le prime forme complesse di vita biologica stavano formandosi. La Via Lattea, per contro, ha invece un'età di circa 12 miliardi di anni, 20 volte più vecchia, che è tipica della maggior parte delle galassie che si osservano nell'Universo. Le immagini di Hubble ci permettono per la prima volta di osservare un sistema galattico così giovane e di studiare come le galassie primordiali dovevano apparire nelle prime fasi evolutive dell'Universo. La galassia appartiene al catalogo di Zwicky, caratterizzato da circa 30000 oggetti, che l'astronomo svizzero realizzò negli anni Trenta fotografando l'emisfero nord. Anche se gli astronomi hanno da sempre considerato questo oggetto come il più giovane dell'insieme, grazie all'analisi dei dati della sua composizione chimica primordiale, la superba sensibilità del telescopio spaziale Hubble ha permesso agli astronomi di fare un censimento, per così dire, dell'intera popolazione stellare della giovane galassia. Questo ha permesso di identificare le stelle più vecchie e perciò di porre un limite superiore all'età della galassia. La giovane galassia sembra esistere in una sorta di stato embrionale avvolta da una nube di gas, a bassa temperatura, formata da idrogeno ed elio. Rispetto ad altre galassie, sembra che qui non sia cominciata la fase di formazione stellare quasi per tutto il corso della storia evolutiva dell'Universo, che dura da circa 13 miliardi di anni, ed è come se fosse avvenuta una fase esplosiva e violenta (sturburst) negli ultimi 500 milioni di anni. La galassia I Zwicky 18 si trova a circa 45 milioni di anni luce e rappresenta una sorta di laboratorio spazio temporale dove studiare in dettaglio i mattoni fondamentali che portano alla formazione delle galassie. Rimane ancora un enigma il perchè il gas nella galassia nana, a differenza di quello presente nelle altre galassie, abbia impiegato un così lungo tempo, quasi l'intera storia dell'Universo, a collassare sotto l'influenza della gravità per dar luogo alla formazione delle stelle. Le galassie più grandi, come la Via Lattea, si ritiene si formino per via gerarchica, cioè galassie più piccole interagiscono per formare galassie più grandi. I Zwicky 18 è il prototipo di questa popolazione antica di galassie nane. Queste galassie, essendo molto piccole, sono deboli e difficili da osservare per essere studiate in dettaglio ma grazie al potere esplorativo e alla sensibilità del telescopio spaziale Hubble tutto ciò è stato possibile. Infine, una chiara evidenza osservativa è che il gas interstellare nella galassia di Zwicky è rimasto "quasi inalterato" ed è composto principalmente da idrogeno ed elio, cioè dai due elementi più abbondanti che si sono formati duranti i primi minuti di vita dell'Universo dopo il Big-Bang. Naturalmente, esistono altri elementi in modo sporadico, come il carbonio, l'azoto, l'ossigeno, che sono stati creati in seguito all'evoluzione stellare e questo indica un chiaro segno della mancanza di elementi pesanti e perciò della mancanza di formazione stellare che è avvenuta solo di recente nella storia evolutiva della galassia. Lescienze web
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