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Predefinito La nova e le sue polveri

La Nova Scorpii 2007a (o V1280 Scorpii), è stata scoperta da un astronomo non professionista il 4 febbraio 2007 nella costellazione dello Scorpione. Per alcuni giorni è diventata sempre più brillante, raggiungendo il suo massimo il 17 febbraio per diventare una delle nove più brillanti degli ultimi 35 anni, visibile anche a occhio nudo.
Utilizzando il Very Large Telescope Interferometer, un gruppo di astronomi dell’ESO è riuscito per la prima volta a osservare “in diretta” la formazione di uno strato di gas e polveri intorno a una stella appena dopo la loro espulsione, nonché a seguirne l'evoluzione per circa 100 giorni.
Lo studio fornisce un nuovo metodo per stimare la distanza dell’oggetto e ottenere preziose informazioni sulle modalità di azione dei “vampiri stellari” dense stelle che succhiano materiale alla loro stella compagna.


Sebbene le nove siano state considerate anticamente come stelle di nuova formazione - da cui il nome - attualmente si sa che rappresentano la luce di stelle di piccole dimensioni ed estremamente dense.

Le nove sono composte da sistemi di stelle doppie che comprendono una nana bianca - il prodotto finale dell’evoluzione stellare di una stella di massa simile al Sole - e, generalmente, di una stella normale di massa limitata, una nana rossa.

Le due stelle sono così vicine che la nana rossa non può trattenere la sua massa, che viene letteralmente succhiata via dal campo gravitazionale della compagna. Occasionalmente, lo strato di materia che è stato inghiottito dalla seconda stella è instabile, e porta a un’esplosione termonucleare che rende il sistema estremamente brillante.

La Nova Scorpii 2007a (o V1280 Scorpii), è stata scoperta da un astronomo non professionista il 4 febbraio 2007 nella costellazione dello Scorpione. Per alcuni giorni è diventata sempre più brillante, raggiungendo il suo massimo il 17 febbraio per diventare una delle nove più luminosa degli ultimi 35 anni, visibile anche a occhio nudo.

Come riferito in un articolo apparso sulla rivista “Astronomy and Astrophysics”, 11 giorni dopo aver raggiunto il picco, gli astronomi hanno potuto osservare la formazione della polvere intorno all’oggetto. La polvere è rimasta poi per circa 200 giorni, al termine dei quali la nova è emersa lentamente dal disco di polvere.

Come esplode una nova

Nello studio, è stata utilizzata la modalità nulling dell’interferometro del Keck: in tale modo è possibile sopprimere la luce accecante di una stella permettendo ai ricercatori di osservare l’ambiente circostante.
I primi risultati di un nuovo strumento scientifico voluto dalla NASA e ora montato presso il Keck Observatory, nelle Isole Hawaii, stanno aprendo la strada alla piena comprensione di fenomeni misteriosi come le potenti esplosioni spaziali chiamate nove. In particolare gli astronomi sono riusciti a realizzare il primo modello unificato della nova a noi più vicina chiamata RS Ophiuchi.

"Era molto brillante e facile da osservare, così siamo riusciti a cogliere l’opportunità”, ha spiegato Marc Kuchner del Goddard Space Flight Center della NASA di Greenbelt, nel Maryland.

Kuchner e i suoi colleghi hanno utilizzato la modalità nulling dell’interferometro del Keck: questo strumento all’avanguardia combina la luce proveniente dalle stelle utilizzando due telescopi da 10 metri. In tale modalità, l'interferometro sopprime la luce accecante di una stella permettendo ai ricercatori di osservare l’ambiente circostante. Lo strumento consente ai ricercatori ti osservare oggetti che emette una luce molto debole vicino a sorgenti molto brillanti, con una risoluzione complessiva 10 volte migliore rispetto a un unico telescopio Keck.

Il nuller del telescopio Keck stava effettuando un test il 12 febbraio del 206 quando una nova è comparsa nella costellazione di Ofiuco. Il sistema noto come RS Ophiuchi, consiste in una nana bianca e in una gigante rossa. Quest’ultima sta gradualmente espandendo i suoi strati gassosi più esterni, mentre la nana bianca sta assorbendo gran parte dei materiali, aumentando la massa nel tempo.

Se l’apporto di massa sulla superficie della nana bianca raggiunge infine la temperatura critica in grado di accendere l’esplosione termonucleare, il sistema aumenta la sua luminosità di 600 volte. Un simile evento è già stato osservato altre volte, e precisamente negli anni 1898, 1933, 1958, 1967 e 1985, per questo gli astronomi hanno potuto prevedere l'esplosione del 2006.

Solo 3,8 giorni dopo la rivelazione della nova, il gruppo ha osservato l’esplosione con il nuller del Keck. Lo strumento e era impostato in modo da cancellare la luce della nova, permettendo il gruppo di vedere il materiale circostante molto più flebile. In seguito, il nuller è stato regolato in modo da osservare la zona di esplosione estremamente brillante.

Proprio questa versatilità dello strumento ha permesso alcune osservazioni sorprendenti: nella zona brillante, per esempio, non è stata trovata polvere, presumibilmente a causa del fatto che le particelle di polvere sono state vaporizzate dall’esplosione della nova. Ma in regioni più distante dalla nana bianca, a circa venti volte la distanza Terra-Sole, il nuller ha potuto registrare la firma spettrale di polvere di silicati. L’esplosione non ha raggiunto questa zona, perciò la polvere doveva preesistere all’esplosione.

"Non è quello che ci aspettavamo: gli astronomi finora pensavano che fosse in realtà l’esplosione della nova a creare le polveri”, ha concluso Richard Barry del Goddard, primo firmatario dell’articolo apparso sulla rivista “Astrophysical Journal”.

Lescienze
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Flavio Scolari
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