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| Metano su Marte Alla conferenza della Division of Planetary Sciences, tenutasi lo scorso dicembre 2004 a Louisville, nel Kentucky, Michael Mumma, direttore del Center for Astrobiology al NASA's Goddard Space Flight Center, annunciava che livelli relativamente alti di metano erano stati rilevati su Marte. ![]() Mike Mumma (MM): Abbiamo ottenuto i nostri risultati nel marzo del 2003 usando l'Infrared Telescope Facility della NASA alle Hawaii, e nel maggio del 2003 usando il telescopio Gemini South in Cile. La maggior parte delle ricerche sono state effettuate a lunghezze d'onda tra i 3.3 e 7.7 micron. Verso dicembre 2003 c'è poi stata una grande tempesta di polvere che ha ridotto le tracce di acqua e metano, condizione inoltratasi fino al giugno 2004. Quando la sonda Mars Express ha provato a misurare le tracce di metano nell’atmosfera marziana, vi era ancora una spessa coltre di polvere e ghiaccio aereo che ha inevitabilmente condizionato i risultati. Nel marzo del 2003, invece, quando l'atmosfera marziana era ancora pulita, siamo stati in grado di misurare in modo più preciso i livelli di vapore acqueo e di metano tramite lo spettrometro orbitante in dotazione al Mars Global Astrobiology Magazine (AM): Il metano ha una durata di vita di circa 300 anni, come fate a sapere che quello rilevato sia effettivamente recente ? MM: Lo crediamo proprio perché abbiamo rilevato questi livelli molto alti alle latitudini equatoriali. Un tale intenso ammontare di metano può venire diffuso naturalmente in tutta l'atmosfera marziana. AM: MM: Sì. Potrebbe essere in parte prodotto da forme di vita biologiche, e in parte no. Non abbiamo ancora trovato la prova a favore dell'una o dell'altra ipotesi. Ci basiamo sulle osservazioni fatte sulla Terra, dove l'attività vulcanico-tellurica produce ossido di carbonio, acqua, e vari materiali organici che, quando raggiungono le regioni calde magmatiche, reagiscono e si tramutano in minerali – soprattutto magnetite – rilasciando nel processo alte quantità di idrogeno, che a sua volta reagisce con il carbonio formando metano. Al momento, però, non abbiamo ancora rilevato alcuna traccia di attività vulcanico-tellurica su Marte. Ed è esattamente quello che stiamo cercando. L'altra possibilità è quella di biologia attiva in superficie oppure in profondità, sotto la terra ghiacciata. Potrebbero esserci forme di vita biologica che consumano ossido di carbonio e acqua. AM: Anche questa ipotesi si basa sull’osservazione dei metanogeni terrestri ? MM: Esattamente. Dovrebbero essere molto simili, anche se non lo sappiamo per certo. Alcuni astrobiologi NASA della University of Rhode Island hanno mostrato come il metano sia prodotto sulla Terra in quantità simili a quelle rilevate su Marte nei sedimenti marini. In questi ambienti estremi, ad alte profondità e temperature molto basse, i gas sono con tutta probabilità prodotti da organismi biologici. Se su Marte esistono simili forme di vita, allora potrebbero produrre il metano. È per questo che ho suggerito di usare i telescopi terrestri per ricerche di tipo chimico, alla ricerca di altri idrocarburi su Marte. Per sperare in una maggiore accuratezza delle misurazioni, però, ci sarà bisogno di una specifica sonda orbitante o di un aereoplano che voli tra i venti marziani. Alessio Mannucci Quotidiano Ecplanet - Sabato 10.5.2008 - Index
__________________ Flavio Scolari Ultima modifica di Scolari : 09-05-2008 alle ore 23.37.25. |
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| Oliver Manuel docente di chimica all'Università del Missouri-Rolla sostiene che il sistema solare sia nato dall'esplosione di una supernova. Contrariamente a quello che si è ritenuto fino ad ora, O. Manuel ha presentato, al congresso annuale della Meteorical Society americana prove a favore di una teoria secondo la quale l'elemento più abbondante nella nostra stella sia in realtà il ferro e non l'idrogeno. Secondo lo scienziato il calore solare proviene, per la maggior parte, dal nucleo di una supernova, esplosa alcuni miliardi di anni fa, che produce ferro dalla fusione di elementi più leggeri. L'idrogeno avvolge il Sole, come un mantello, nella sua parte esterna. L'esplosione di una supernova spiega anche la disposizione dei pianeti: quelli rocciosi all'interno e quelli gassosi all'esterno del sistema solare; l'esplosione ha lanciato lontano gli elementi più leggeri. ![]() Un'analisi su alcuni meteoriti ha rivelato, a fianco dell'elio primordiale, tracce di xeno ricco in isotopi che hanno origine nell'esplosione delle supernove, e non può essere stato prodotto all'interno dei meteoriti. In conclusione Manuel è d'accordo con altri scienziati che dalla fusione dell'idrogeno che produce l'elio si genera il calore sul Sole, ma sostiene che il processo rappresenta soltanto una frazione minima dell’ energia solare, la maggior parte si genera da correnti tra gli atomi di ferro che sono anche l’origine del campo magnetico solare. Questa teoria è stata pubblicata sul “Journal of fusion energy”. Donata Allegri Quotidiano Ecplanet - Sabato 10.5.2008 - Index
__________________ Flavio Scolari |
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