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| Dobbiamo tener presente che nel momento in cui riuscissimo a costruire dei varchi spazio-temporali o dei motori a curvatura, anche il viaggio nel tempo diventerebbe realizzabile. Il trascorre del tempo, come sappiamo, è relativo e dipende dalla velocità dell’osservatore, una persona che lascia la terra in moto a velocità prossima a quella della luce, al ritorno sarà invecchiata molto meno di coloro che sono rimasti sul nostro pianeta. Sembra che la relatività generale ci permetta tutti questi lussi, anche se le situazioni finora descritte sembrerebbero violare buona parte delle leggi della fisica da noi conosciute. Da quanto abbiamo descritto, abbiamo visto che l’energia negativa è alla base di questo tipo di propulsione futuristico. La fisica quantistica, tuttavia, impone delle rigide restrizioni all’utilizzo dell’energia negativa, dette disuguaglianze quantistiche, secondo le quali, ad esempio, maggiori sono le dimensioni di un varco spazio-temporale e maggiore risulta essere l’energia negativa necessaria per realizzarlo. Il problema consiste nel fatto che una così elevata quantità di energia deve essere confinata in una banda estremamente sottile. Qualora le disuguaglianze quantistiche vengano applicate ai varchi spazio-temporali ed ai motori di curvatura emerge che o tali strutture debbano essere limitate a scale submicroscopiche o se sono macroscopiche, che l’energia negativa rimanga appunto confinata in bande estremamente sottili. È stato stimato che l’energia negativa capace di creare un varco di un metro nella trama del continuum spazio-temporale debba essere uguale all’energia fornita in un anno da 10 miliardi di stelle, per varchi più ampi la situazione non cambia molto. Il problema che eventuali progettisti incontrerebbero nel costruire macchine a curvatura sarebbe quello di confinare queste enormi energie in volumi estremamente ridotti. Nel modello di Alcubierre una bolla di curvatura spazio-temporale che si muova a dieci volte la velocità della luce deve avere una parte non più spessa di 10-32 metri. Una bolla abbastanza grande per contenere una nave di 200 metri richiederebbe una quantità di energia negativa pari a 10 miliardi di volte la massa dell’universo osservabile. Chris Van de Breock dell’università di Lovanio, Belgio, ha proposto però un’altra teoria che impiega quantità di energia molto inferiori ma pone l’ardua sfida di infilare l’astronave in una bottiglia di spazio-tempo curvo il cui collo misura 10-32 metri di diametro. Abbiamo voluto rimarcare più volte che la tecnologia necessaria per poter costruire tutto ciò sia oggi come oggi improponibile, quanto irrealizzabile. Pensiamo, tuttavia, per un momento, che agli inizi del nostro secolo volare nel cielo era considerato come una sfida stessa ai disegni di Dio e alle regole imposte agli uomini, oggi però siamo andati sulla luna distante centinaia di migliaia di chilometri e ci stiamo avvicinando sempre più ad orizzonti che sarebbero sembrati, anche decenni fa, irrealizzabili. Nulla però vieta che il progredire esponenziale delle nostre conoscenze e delle nostre scoperte ci possa portare, non sappiamo quando, a realizzare anche questo sogno. Se come abbiamo detto riuscissimo ad alterare il tessuto stesso dello spazio-tempo, facendolo espandere e contrarre, il veicolo sottoposto a tale sistema si muoverebbe (non nel termine che gli connotiamo noi abitualmente) insieme allo spazio che lo circonda e avremmo lo stesso risultato di una tavola da surf che si trova sopra un’onda. La nave in questa maniera non si troverebbe mai a viaggiare localmente a velocità superluminali, poiché la luce verrebbe trasportata insieme all’onda di espansione nello spazio. In questa maniera non violeremmo nessuna delle leggi dettateci dalla fisica, le bypasseremo semplicemente. Si andranno a creare in tale maniera enormi onde gravitazionali che però non sarebbero mai vicine al veicolo e di conseguenza non minaccerebbero la salute di un eventuale equipaggio. Il costo della soluzione adottata però deve tener conto che le varie configurazioni dello spazio-tempo sono connesse ad una qualche distribuzione sottostante della materia e dell’energia. Perché lo spazio desiderato sia “fisico”, occorre che si possa conseguire la distribuzione richiesta della materia e dell’energia. Abbiamo finora esposto l’ipotetico funzionamento di un motore a curvatura, che ci permetterebbe viaggi verso le stelle a costi di tempo estremamente bassi e con rese eccezionali. Abbiamo voluto più volte specificare che non esiste oggi, per quanto ne sappiamo, sul nostro pianeta una tecnologia in grado di costruire un apparecchio che sfrutti tale sistema di propulsione ma allo stesso tempo abbiamo voluto evidenziare come molte teorie e scoperte che sono state elaborate nel corso degli ultimi anni tendano ad avvalorare una sua possibile costruzione futura. Assodato che tale motore sia costruibile, almeno in via ipotetica, dobbiamo tener conto però del membro di destra delle equazioni di Einstein, ossia la distribuzione della materia e l’energia richiesta per la produzione della curvatura spazio tempo. [E=mc2] Ipotetici viaggiatori spazio-temporali che si muovessero all’interno di questi varchi ad alta velocità, potrebbero misurare intorno a loro una energia negativa, il tipo di energia necessario per produrre una propulsione a curvatura. Ricerche dimostrano che anche osservatori in quiete rispetto alla nave rivelerebbero una energia negativa. Le soluzioni della relatività generale, richieste per mantenere aperti i tunnel spazio-temporali, implicano che la materia debba respingere gravitazionalmente altra materia. Nella relatività generale troviamo un teorema grazie al quale questa condizione equivarrebbe in generale a richiedere che l’energia della materia sia negativa. Qualora la regione centrale del varco spazio-temporale fosse “costituita” da energia positiva anziché negativa, le pareti interne collasserebbero e occluderebbero il varco stesso, rendendo impossibile il suo attraversamento da parte di un ipotetico velivolo spaziale. Il motivo per cui la realizzazione dei varchi spazio-temporali richiede obbligatoriamente energia negativa, consiste nel fatto che all’interno del tunnel, si troverebbero forze gravitazionali negative grazie alle quali le pareti interne invece di collassare, si respingerebbero reciprocamente, mantenendo così aperto il passaggio. Dobbiamo a questo punto concederci un piccolo spazio per precisare alcuni punti. Come abbiamo potuto evincere da quanto detto, perché possa avvenire una distorsione dobbiamo impiegare qualcosa che stiri e tiri il continuum, questo qualcosa deve essere correlato con la gravità e deve poter usufruire delle sue leggi. Nel corso di questo secolo, miriadi di ricercatori si avvicinarono a soluzioni che Einstein iniziò a prospettare prima di morire e che lo assorbirono negli ultimi anni della sua vita, parliamo dell’unificazione delle quattro interazioni fondamentali. Come sapete bene l’intero universo, noi compresi, è governato da quattro interazioni o forze fondamentali (quella elettromagnetica, nucleare debole, nucleare forte e gravitazionale. Dopo svariati decenni di ricerche, scienziati da tutto il mondo sono riusciti a trovare punti d’appoggio nonché vere e proprie correlazioni tra tre di queste quattro forze unificandole a livello matematico e dandogli il nome di GUT (Grande Teoria Unificata). In questa unificazione non è presente però la forza gravitazionale che possiamo sperimentare tutti i giorni ma i cui bosoni[1] vettori, detti gravitoni, no stati ancora rilevati e a tale scopo sono stati varati vari progetti internazionali il cui fine sarebbe proprio quello di portare alla luce queste particelle enigmatiche. Sarebbero proprio i gravitoni che, opportunamente modulati, permetterebbero lo stiramento e l’allungamento del tessuto spazio temporale, ma mancando la prova sperimentale riguardo all’esistenza di tali particelle non è possibile oggi pensare neanche ad un loro utilizzo pratico, ma semplicemente teorizzare quelli che potrebbero essere i loro impieghi. Le teorie a supporto della loro esistenza sono molteplici, e avvalorerebbero anche le ipotesi dell’uomo che nel 1918 le ipotizzo, Albert Einstein. Ritornando al discorso affrontato precedentemente, il fatto sorprendente per noi è che nel momento in cui accostiamo la meccanica quantistica alla relatività ristretta, vediamo una implicazione che, per quanto riguarda almeno le scale submicroscopiche, presenta una distribuzione locale di energia che può essere negativa. In effetti sembra che le fluttuazioni quantistiche abbiano proprio queste proprietà. Abbiamo detto prima che il tessuto spazio-temporale può essere modificato, piegandolo ed increspandolo grazie ad una forte quantità di onde gravitazionali focalizzate in un punto. Perché avvenga ciò dobbiamo avere il controllo all’origine di una onda gravitazionale, controllo che ancora ci sfugge. Il punto chiave del controllo della gravità consiste nella scoperta di un tipo di particella a noi noto a livello teorico, la scoperta dei gravitoni. Sappiamo dalle teorie quanto-meccaniche che la forza di gravità potrebbe essere causata dal continuo scambio di gravitoni tra due corpi dotati di massa. Il risultato che avremmo, e in cui viviamo senza accorgercene, sarebbe un’attrazione fra i due corpi. Manipolando le stesse particelle potremmo imporgli una forza repulsiva causando così il fenomeno definito antigravità. Enrico Bacciarini
__________________ Flavio Scolari |
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| Il problema è se questa tecnologia sarà resa disponibile al pubblico, se non è già stata creata e utilizzata a nostra insaputa. Spesso le innovazioni tecniche ed il loro ritmo no destinati a soddisfare bisogni quanto invece a creare bisogni, Dobbiamo quindi chiederci se il nostro bisogno, nostro inteso come popolo e non come governo, sarà quello di spingerci oltre certi confini. Nei primi mesi di quest’anno siamo stati molto sorpresi nel vedere una delle maggiori riviste di divulgazione scientifica pubblicare, dedicandole niente meno che la copertina, un articolo di due ricercatori statunitensi, Lawrence H. Ford e Thomas A. Roman, della Tufts University inerente l’energia negativa e la possibilità di distorcere lo spazio-tempo con essa. In questo affascinante articolo, pubblicato sulla rivista “Le Scienze”, i due autori ci introducono nelle implicazioni e nelle scoperte che nei loro dieci anni li hanno portati a formulare un’ipotesi plausibile su come distorcere il continuum spazio-temporale. Secondo la fisica quantistica, ed in particolare il principio di indeterminazione di Heisenberg, non è possibile attribuire un valore di energia nullo al vuoto, in quanto per farlo occorrerebbe un tempo di misura infinito. Ora per l’equivalenza tra energia e massa, esiste una certa probabilità che compaiano spontaneamente coppie di particelle-antiparticelle virtuali per un tempo inversamente proporzionale alla loro massa, secondo un fenomeno detto polarizzazione del vuoto in quella che viene definita, come schiuma quantistica. La continua comparsa e scomparsa di particelle virtuali va sotto il nome di fluttuazioni quantistiche e lo smorzamento o l’attenuazione di queste ultime determina l’insorgenza, in alcune parti del vuoto quantistico, di energia negativa. L’energia che ci serve per poter aprire un cunicolo capace di farci viaggiare attraverso lo spazio-tempo, sostengono i ricercatori, è veramente insolita, ma non è niente di fantascientifico, si tratta dell’energia negativa. Con il termine “energia negativa”, non vogliamo intendere però l’antimateria (che ha sempre energia positiva), né dobbiamo associarla a quella che viene comunemente chiamata energia “esotica”. Le onde di luce ordinaria hanno densità di energia positiva o nulla in diversi punti dello spazio, quando noi interagiamo con alcuni stati che vengono definiti “spremuti”, la densità di energia in un certo istante di tempo può diventare negativa in qualche punto, per compensazione la curva di energia positiva deve aumentare. Più elevato è il valore di energia negativa e più breve è l’intervallo di tempo che intercorre tra l’impulso di energia negativa e quello di energia positiva. Alcuni tra i più importanti laboratori mondiali, come il Los Alamos National Laboratory (L.A.N.L.), sono riusciti a creare per brevissime frazioni di secondo impulsi di energia negativa che purtroppo si sono dissolti pochi istanti dopo per il consequenziale subentro massiccio di energia positiva. Il problema attuale è quello di riuscire a contenere pacchetti di energia negativa in ambienti stabili. Dalle ricerche compiute è stato notato che la presenza di energia negativa è sempre ed inderogabilmente associata ad energia positiva; ciò comporta quindi che il nostro primo punto di ricerca sia quello di isolare i due tipi di energia. Il concetto di energia negativa è presente in molte branche della fisica moderna e lo possiamo anche ritrovare in quei misteri cosmici che sono i buchi neri. Oggi sappiamo che i buchi neri sono “oggetti” estremamente complessi, le cui leggi sembrano violare alcune delle nostre più accreditate conoscenze, siamo certi però che le singolarità[2] siano enormi produttori di energia negativa. Stephen Hawking, una delle menti più geniali di questo secolo, ha ipotizzato una base per la creazione dell’energia negativa. Hawking postula, che, nel momento in cui certe stelle iniziano a collassate e quindi a morire, si vengono a sprigionare forze incredibili. Tali forze condensano la materia a tal punto da portare stelle enormemente più grandi del nostro sole a raggiungere il raggio di qualche chilometro e la gravità diventa talmente forte da trattenere qualsiasi radiazione. Si viene così a creare, per un fenomeno a noi ancora ignoto, un buco nero che continua ad irradiare radiazione (la radiazione di Hawking) e a contrarsi fino a che l’orizzonte degli eventi scompare e la singolarità interna viene esposta all’universo. Dal punto di vista teoretico, Hawking ha osservato che la singolarità nuda (così viene chiamata la singolarità di un buco nero quando viene esposta all’universo circostante) presenta una massa negativa. A conclusione di quanto detto, la scienza talvolta osteggia teorie nuove, molte volte bollando gli stessi ricercatori come “scienziati eretici”. L’unica speranza è che nel momento in cui tali tecnologie saranno possibili non si interpongano ragioni di stato o militari che ne vincolino o precludano l’utilizzo. Come affermò Max Planck, grande ricercatore di questo secolo : “ …l’ortodossia scientifica è tutt’altro che immutabile e i fenomeni che vengono derisi come assurdità in una data generazione possono diventare oggetto di serio studio in quella successiva”. È doveroso sottolineare, per l’ultima volta, tuttavia, che allo stato attuale delle conoscenze scientifico-tecnologiche, non è possibile realizzare sistemi propulsivi spaziali non convenzionali che sfruttino la distorsione del continuum spazio-temporale al fine di compiere viaggi interstellari. Qualora i ricercatori fossero in grado di bypassare, in qualche modo, le fastidiose e noiose disuguaglianze quantistiche, la realizzazione di tali sistemi propulsivi diverrebbe verosimile e possibile. Nel momento in cui le disuguaglianze quantistiche venissero aggirate e quindi i sistemi di propulsione non convenzionale venissero realizzati, nessuno potrebbe più ragionevolmente escludere la possibilità che civiltà aliene tecnologicamente avanzate abbiano interagito, interagiscano o interagiranno con il pianeta terra e l’umanità. Enrico Bacciarini Quotidiano Ecplanet - Giovedì 08.5.2008 - Index
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