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Vecchio 26-05-2008, 12.29.04
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Partiamo da un presupposto: tutti i processi fisici e chimici che avvengono in atmosfera necessitano di energia. Questa viene fornita dal sole, principalmente sotto forma di radiazione elettromagnetica, ultravioletta e di calore.

Ora, l'attività solare non è piatta nel tempo come potrebbe sembrare ma è scandita da una serie di cicli di diversa elongazione temporale. Quello più interessante è il famoso ciclo undecennale delle macchie solari.

Le macchie, sono quei settori della superficie solare entro i quali avvengono potenti reazioni che sprigionano enormi quantità di radiazione associata ai flussi i quali riscono tranquillamente a raggiungere anche il nostro Pianeta tramite il vento solare.

Orbene, l'ultimo ciclo di undici anni, il ciclo 23, è ormai terminato da oltre 1 anno tuttavia, osservando attentamente la superficie solare, i nostri strumenti ravvisano ancora la persistenza di macchie che si trovano a ridosso delle latitudini equatoriali solari e che appartengono al vecchio ciclo non ancora esauritosi del tutto.

In effetti a periodi alterni, e in particolare intorno a metà marzo e, più di recente, la scorsa settimana di maggio, si sono presentate sul disco solare le macchie appartenenti al nuovo ciclo 24, tuttavia esse sono poi quasi del tutto scomparse, prolungando in tal modo la fase di minimo che ormai avremmo già dovuto superare.

Se questa situazione di stasi dovesse perdurare ancora a lungo andrebbe a sommarsi ad un massimo piuttosto lungo ma anche parecchio diluito nel tempo e dunque non particolarmente intenso riferito agli ultimi 11 anni. Ciò propenderebbe per fornire un'alibi alla fase di raffreddamento in corso nelle acque oceaniche pacifiche (Nina, PDO negativa) e atlantiche (indice AMO in discesa).

Luca Angelini
Non mi trovo d' accordo su almeno 2 punti:

Il primo è che le previsioni centrano in Marzo la ripresa del nuovo ciclo, ma con una tolleranza di -+ 6 mesi.
Il ciclo solare di una certa rilevanza, è quello di 60 anni ( qualcuno sostiene quello di 90).
Parlare di questo minimo prolungato è giusto fino ad un certo punto, visto che, comunque, il sole continua ad essere attivo a sprazzi, e la maggior parte delel previsioni parlano ancora di un ciclo 24 abbastanza forte.
Certo che ci sono delle correlazioni tra il minimo solare e gli altri indici, ma sulle temeprature marine ci andrei abbastanza cauto, in quanto oltre a dipendere dalla circolazione, e dalla "loro natura" dipendono in parte dall' attività solare. Ci sono altri indici che oltre al sole possono ben spiegare queste cose, e questi studi sono oggetto delle ricerche che si stanno effettuando presso la Federico II di Napoli.
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Vecchio 02-06-2008, 21.58.32
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Marco Rossi: 02-06-2008

Sappiamo oramai tutti che il Sole presenta dei minimi e dei massimi ciclici della propria attività di grande Centrale Nucleare.

Durante i massimi di attività, oltre al numero elevato di flare (brillamenti : esplosioni nella fotosfera solare, prima causa delle Aurore Boreali ed Australi), si osserva, come oramai tutti sanno, un elevato numero di macchie solari, zone della superficie del Sole che hanno una temperatura più bassa di circa 1000° K rispetto alle zone circostanti.

Questo fatto le fa apparire più scure alla visuale, per il contrasto termico.

Il ciclo delle macchie solari è conosciuto dalla metà dell'800, quando si notò che esse si presentavano periodicamente con una massima intensità ogni 11 anni circa (anche se la durata è un poco variabile, si va tra i 10 ed i 12 anni).

Controversa è comunque l'interpretazione di tale ciclo, ai fini climatici.

E' scontato che la radiazione solare presenti delle oscillazioni, in minime percentuali, nel corso di tali cicli undecennali.

Tuttavia ancora poco si conosce sulla reale influenza di tali oscillazioni sul clima terrestre.

Alcuni anni fa scienziati danesi affermarono che, più che i massimi solari, ad influenzare il clima terrestre era la durata dei periodi di attività minima del Sole: più la nostra Stella ritardava nell'inizio di un nuovo ciclo, più la temperatura terrestre diminuiva, ma anche questi risultati sono stati messi in discussione.

Un'altra teoria, riallaccia il recente aumento della temperatura terrestre, alla presenza di un periodo di forte attività solare, considerando che il Sole non è mai stato così attivo come negli ultimi 50 anni (con un numero altissimo di macchie per ogni ciclo).

Questa teoria negherebbe l'influenza della CO2 sul riscaldamento globale, attribuendo tale evento ad un'attività solare ai suoi massimi livelli.

Oscillazioni di lunga durata nel ciclo delle macchie, con periodicità di oltre 200 anni, farebbe addirittura prevedere una diminuzione dell'attività solare nei prossimi decenni, con un abbassamento della temperatura terrestre, ma anche questa teoria è in forte discussione (se non altro perché la previsione di un ciclo è estremamente difficile).

Sappiamo comunque che, in passato, periodi di attività solare praticamente ridotta a zero sono stati associati a periodi di grande freddo sul nostro Pianeta.

Nella seconda metà del '600 non vennero praticamente osservate macchie solari sulla superficie solare: fu il famoso "minimo di Maunder", probabile causa principale del Grande Freddo osservato durante quegli anni (nel XVII Secolo il Tamigi, a Londra, gelava mediamente una volta ogni 7-8 anni).

Più indietro, agli inizi del '400, un secondo minimo solare, detto di "Spoerer", provocò una serie di lunghi inverni rigidi in campo europeo.

Passando al prossimo ciclo, le previsioni sono abbastanza contraddittorie.

Come visibile dal grafico in allegato, vi sono due previsioni contrastanti: una di esse farebbe sì che il ciclo 24 potrebbe raggiungere uno dei massimi di sempre, tra quelli osservati, con un picco nel 2012, mentre la seconda previsione porrebbe un ciclo piuttosto debole, nettamente inferiore al precedente, con massimo più spostato in avanti, tra il 2012 ed il 2013.

Solitamente si ritiene che il ciclo possa evolversi in modo intermedio tra le due previsioni, quindi sia paragonabile al ciclo 23, anche se tale previsione si presenta comunque molto incerta.

Non resta che restare ad osservare, anche per percepire gli eventuali cambiamenti nel clima terrestre, raffrontabili con l'evoluzione di tale ciclo.
NOAA / NWS Space Weather Prediction Center
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  #23 (permalink)  
Vecchio 02-06-2008, 22.18.06
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Marco Rossi: 02-06-2008

Sappiamo oramai tutti che il Sole presenta dei minimi e dei massimi ciclici della propria attività di grande Centrale Nucleare.

Durante i massimi di attività, oltre al numero elevato di flare (brillamenti : esplosioni nella fotosfera solare, prima causa delle Aurore Boreali ed Australi), si osserva, come oramai tutti sanno, un elevato numero di macchie solari, zone della superficie del Sole che hanno una temperatura più bassa di circa 1000° K rispetto alle zone circostanti.

Questo fatto le fa apparire più scure alla visuale, per il contrasto termico.

Il ciclo delle macchie solari è conosciuto dalla metà dell'800, quando si notò che esse si presentavano periodicamente con una massima intensità ogni 11 anni circa (anche se la durata è un poco variabile, si va tra i 10 ed i 12 anni).

Controversa è comunque l'interpretazione di tale ciclo, ai fini climatici.

E' scontato che la radiazione solare presenti delle oscillazioni, in minime percentuali, nel corso di tali cicli undecennali.

Tuttavia ancora poco si conosce sulla reale influenza di tali oscillazioni sul clima terrestre.

Alcuni anni fa scienziati danesi affermarono che, più che i massimi solari, ad influenzare il clima terrestre era la durata dei periodi di attività minima del Sole: più la nostra Stella ritardava nell'inizio di un nuovo ciclo, più la temperatura terrestre diminuiva, ma anche questi risultati sono stati messi in discussione.

Un'altra teoria, riallaccia il recente aumento della temperatura terrestre, alla presenza di un periodo di forte attività solare, considerando che il Sole non è mai stato così attivo come negli ultimi 50 anni (con un numero altissimo di macchie per ogni ciclo).

Questa teoria negherebbe l'influenza della CO2 sul riscaldamento globale, attribuendo tale evento ad un'attività solare ai suoi massimi livelli.

Oscillazioni di lunga durata nel ciclo delle macchie, con periodicità di oltre 200 anni, farebbe addirittura prevedere una diminuzione dell'attività solare nei prossimi decenni, con un abbassamento della temperatura terrestre, ma anche questa teoria è in forte discussione (se non altro perché la previsione di un ciclo è estremamente difficile).

Sappiamo comunque che, in passato, periodi di attività solare praticamente ridotta a zero sono stati associati a periodi di grande freddo sul nostro Pianeta.

Nella seconda metà del '600 non vennero praticamente osservate macchie solari sulla superficie solare: fu il famoso "minimo di Maunder", probabile causa principale del Grande Freddo osservato durante quegli anni (nel XVII Secolo il Tamigi, a Londra, gelava mediamente una volta ogni 7-8 anni).

Più indietro, agli inizi del '400, un secondo minimo solare, detto di "Spoerer", provocò una serie di lunghi inverni rigidi in campo europeo.

Passando al prossimo ciclo, le previsioni sono abbastanza contraddittorie.

Come visibile dal grafico in allegato, vi sono due previsioni contrastanti: una di esse farebbe sì che il ciclo 24 potrebbe raggiungere uno dei massimi di sempre, tra quelli osservati, con un picco nel 2012, mentre la seconda previsione porrebbe un ciclo piuttosto debole, nettamente inferiore al precedente, con massimo più spostato in avanti, tra il 2012 ed il 2013.

Solitamente si ritiene che il ciclo possa evolversi in modo intermedio tra le due previsioni, quindi sia paragonabile al ciclo 23, anche se tale previsione si presenta comunque molto incerta.

Non resta che restare ad osservare, anche per percepire gli eventuali cambiamenti nel clima terrestre, raffrontabili con l'evoluzione di tale ciclo.
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Interessante l' Articolo di Marco Rossi.

lla parte finale va comunque precisato che sono più le emissioni dei centri che sostengono la tesi di un ciclo 24 più forte rispetto al ciclo 23.
Come s' intuisce anche dalle parole di Rossi, e dalle proiezioni di un ciclo 25 debole, sostanzialmente il primo ciclo solare che determina le variazioni climatiche è quello di 60 anni.
Il fatto che il sole sia comunque attivo , lo testimonia Giove , con la comparsa della sua terza Macchia, come riportato nella sezione Eliofisica.
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Vecchio 05-06-2008, 14.21.36
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Attività solare, dimostrato come influenza il clima del nostro Pianeta..

L'importanza del sole è spesso sottovalutata nel calcolo dell'energia totale in gioco nelle vicende atmosferiche della Terra. L'influenza su clima e oceani risulta invece dimostrata e inequivocabile..

Il sole è la fonte primaria e indispensabile di energia del nostro Pianeta. L'attività della nostra stella non è costante nel tempo ma subisce una serie di oscillazioni, alcune a intervalli di secoli, altre solo di decenni. La potenza impressa dall'attività solare sul nostro clima non deriva direttamente dal calore irradiato ma dall'energia del suo campo magnetico.

Alcuni recenti studi, condotti in Canada allo Schroeter Institute for Research of Solar Activity, hanno dimostrato e confermato una teoria giù supportata da alcuni anni e che concerne le influenze del campo magnetico solare sulle temperature degli oceani. Ma lo.

E' stato altresì dimostrato che l'attività solare è in grado di modificare la distribuzione nuvolosa sull'intero Pianeta, in che modo? I raggi cosmici presenti nello spazio tendono a ionizzare l'atmosfera inducendo in tal modo la formazione delle nuvole. Durante le fasi di massimo solare il campo magnetico della nostra stella si espande come una specie di scudo protettivo verso la Terra e inibisce l'arrivo dei raggi cosmici.

La ionizzazione della troposfera viene meno e con essa diminuisce in modo proporzionale anche la formazione della nuvolosità. A questo è ovviamente legato l'andamento delle temperature globali della nostra atmosfera. In caso di minimo solare per il motivo opposto la copertura nuvolosa globale invece aumenta con conseguenze opposte.

Lo studio portato avanti dai ricercatori canadesi mette in risalto l'influenza dell'oscillazione solare facente capo al cosiddetto ciclo di Hale (ogni 22 anni circa) con le oscillazioni dell'ENSO (ossia delle temperature del Pacifico collegate ai fenomeni di Nino e Nina). In conseguenza a cicli di Hale piuttosto deboli corrispondono infatti episodi di Nina (dunque acque complessivamente più fredde lungo il Pacifico equatoriale), viceversa con cicli molto attivi fanno riscontro prevalenti episodi di Nino.

Le medesime correlazioni sono state individuate anche per altri importanti fenomeni legati alle temperature oceaniche. Ad attivi cicli di Hale corrispondono infatti fasi positive della PDO. L'oscillazione multidecennale delle acque pacifiche boreali presenta, analogamente e in fase con la Nina, acque più fredde nel grande oceano a ridosso del continente americano.

Non poteva mancare la correlazione forse più importante per il tempo e il clima del nostro continente, ossia la NAO. L'oscillazione della pressione ai due lati dell'Atlantico mostra variazioni che rispecchiano perfettamente l'andamento dei cicli di Hale. Naturalmente la quadratura del cerchio sarebbe il riscontro con la teoria iniziale riferita ai raggi cosmici.

Andando a sovrapporre i grafici riferiti alle due oscillazioni ecco infatti che l'andamento delle due curve risulta sorprendentemente parallelo. A bassi cicli di Hale corrispondono fasi con NAO prevalentemente negativa, dunque maggiore nuvolosità e precipitazioni. Viceversa con i massimi di attività solare.
Luca Angelini
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Vecchio 05-06-2008, 15.05.23
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Attività solare, dimostrato come influenza il clima del nostro Pianeta..

L'importanza del sole è spesso sottovalutata nel calcolo dell'energia totale in gioco nelle vicende atmosferiche della Terra. L'influenza su clima e oceani risulta invece dimostrata e inequivocabile..

Il sole è la fonte primaria e indispensabile di energia del nostro Pianeta. L'attività della nostra stella non è costante nel tempo ma subisce una serie di oscillazioni, alcune a intervalli di secoli, altre solo di decenni. La potenza impressa dall'attività solare sul nostro clima non deriva direttamente dal calore irradiato ma dall'energia del suo campo magnetico.

Alcuni recenti studi, condotti in Canada allo Schroeter Institute for Research of Solar Activity, hanno dimostrato e confermato una teoria giù supportata da alcuni anni e che concerne le influenze del campo magnetico solare sulle temperature degli oceani. Ma lo.

E' stato altresì dimostrato che l'attività solare è in grado di modificare la distribuzione nuvolosa sull'intero Pianeta, in che modo? I raggi cosmici presenti nello spazio tendono a ionizzare l'atmosfera inducendo in tal modo la formazione delle nuvole. Durante le fasi di massimo solare il campo magnetico della nostra stella si espande come una specie di scudo protettivo verso la Terra e inibisce l'arrivo dei raggi cosmici.

La ionizzazione della troposfera viene meno e con essa diminuisce in modo proporzionale anche la formazione della nuvolosità. A questo è ovviamente legato l'andamento delle temperature globali della nostra atmosfera. In caso di minimo solare per il motivo opposto la copertura nuvolosa globale invece aumenta con conseguenze opposte.

Lo studio portato avanti dai ricercatori canadesi mette in risalto l'influenza dell'oscillazione solare facente capo al cosiddetto ciclo di Hale (ogni 22 anni circa) con le oscillazioni dell'ENSO (ossia delle temperature del Pacifico collegate ai fenomeni di Nino e Nina). In conseguenza a cicli di Hale piuttosto deboli corrispondono infatti episodi di Nina (dunque acque complessivamente più fredde lungo il Pacifico equatoriale), viceversa con cicli molto attivi fanno riscontro prevalenti episodi di Nino.

Le medesime correlazioni sono state individuate anche per altri importanti fenomeni legati alle temperature oceaniche. Ad attivi cicli di Hale corrispondono infatti fasi positive della PDO. L'oscillazione multidecennale delle acque pacifiche boreali presenta, analogamente e in fase con la Nina, acque più fredde nel grande oceano a ridosso del continente americano.

Non poteva mancare la correlazione forse più importante per il tempo e il clima del nostro continente, ossia la NAO. L'oscillazione della pressione ai due lati dell'Atlantico mostra variazioni che rispecchiano perfettamente l'andamento dei cicli di Hale. Naturalmente la quadratura del cerchio sarebbe il riscontro con la teoria iniziale riferita ai raggi cosmici.

Andando a sovrapporre i grafici riferiti alle due oscillazioni ecco infatti che l'andamento delle due curve risulta sorprendentemente parallelo. A bassi cicli di Hale corrispondono fasi con NAO prevalentemente negativa, dunque maggiore nuvolosità e precipitazioni. Viceversa con i massimi di attività solare.
Luca Angelini
Il sole......
Ultimamente mi è capitato di sentire un sacco di cose sul sole, ma ad oggi, mi pare che ci sia un poco di confusione sul suo ruolo.
In effetti sono state dimostrate un sacco di cose sull' influenza solare...Ma molti studi Russi, hanno anticipato di gran lunga la maggior parte degli studi.

Per le temprature degli oceani dobbiamo dire che il sole la influenza sicuramente, ma in quale percentuale? In quali condizioni?

Grazie per questi aggiornamenti.
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Vecchio 05-06-2008, 20.38.59
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Vecchio 05-06-2008, 21.21.15
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il minimo solare potrebbe portarci un'estate più fresca e instabile della norma...
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Vecchio 07-06-2008, 13.53.36
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L’uomo? No, il clima dipende dal sole..

Appare utopistico pensare di mantenere la temperatura del Pianeta ad un livello costante, anche abbattendo totalmente le emissioni di anidride carbonica.

Ciò che appare clamoroso agli occhi dei centinaia di scienziati non schierati con l’Ipcc, la commissione creata dall’Onu per studiare i cambiamenti climatici, ormai sempre più politicizzata e scientificamente poco attendibile, come dimostrano le decine di defezioni di climatologi e biologi, è che un gran numero di stazioni meteorologiche atte a misurare l'entità del riscaldamento globale si sono trovate improvvisamente inglobate nel tessuto urbano fornendo dati sovrastimati sino a 3-4°C rispetto alle aree rurali.

Questi valori sono però stati comunque omologati e offerti come smoking gun per dimostrare il rialzo termico. I media ci hanno poi portato a pensare che ad un riscaldamento dell'atmosfera corrisponde inevitabilmente un'accentuazione di eventi estremi., ma è bene far notare che gli eventi estremi sono sempre stati presenti sulla Terra e non presentano episodi parossistici particolari durante le fasi calde, anzi sono proprio gli afflussi più marcati di aria fredda ad esaltarli per contrasto alle basse latitudini.

La strumentalizzazione del crollo degli iceberg in Antartide è qualcosa di ancor più clamoroso ed insopportabile. L'Asse di Wilkins dava segnali di cedimento da almeno 15 anni e nulla si è creato dall’oggi al domani.

La stessa porzione di banchisa ha subito numerosi crolli dal 50 ad oggi. La verità è che sotto quella porzione di banchisa è stata individuata una corrente che determina un aumento delle temperature superficiali oceaniche fino a 2,5°C ed è dovuta all'attività di una zona vulcanica sottomarina scoperta solo di recente. Il Global warming dunque non c’entra nulla: la conferma viene dal bilancio dei ghiacci antartici, di cui inspiegabilmente non si parla mai, semplicemente perché no in regressione ma anzi registrano nuovi record di avanzamento.

La superficie totale nell’inverno australe del 1979, anno di inizio delle rilevazioni era di 15 milioni di kmq di ghiacci, oggi siamo a 16,2 milioni di kmq, in estate siamo passati da 1,7 a 2,2 milioni di kmq. Come si spiegherebbe allora l’aumento termico di circa 1°C registrato negli ultimi 100 anni su gran parte del Pianeta e responsabile ad esempio del parziale scioglimento dei ghiacciai alpini e della riduzione del 40% dei ghiacci artici? Innanzitutto con un naturale cambio di circolazione atmosferica proprio nelle latitudini settentrionali dell’emisfero boreale, con modifica delle precipitazioni e della distribuzione termica, come conseguenza di un’attività solare che non ha precedenti negli ultimi 11.000 anni.

Tale attività si manifesta attraverso un aumentato del numero delle zone oscure (le macchie solari) sulla superficie del Sole ogni 11 anni. Durante questa fase attiva, il campo magnetico del Sole si intensifica e convoglia verso la Terra dei flussi di particelle cariche. Ad esempio fra il 1645 e il 1715, periodo in cui è stata notata un'assenza totale delle macchie solari, un freddo senza precedenti si abbatté sull'Europa.

Oggi gran parte dei climatologi stimano che un'attività del Sole minima comporti un raffreddamento del clima tra 0,5 e 1°C. Il fisico Mausumi Dikpata dell'ente americano NCAR prevede per il 2012 un picco solare classificabile come "strong", definito ciclo 24, con temperature globali in nuovo aumento, mentre è previsto un picco molto debole per il successivo 25 che si dovrebbe verificare intorno al 2022. Si tratterebbe addirittura del ciclo solare più debole del secolo e questo potrebbe davvero favorire una diminuzione delle temperature globali.

L’uomo si impegni certamente a non inquinare ma non creda di giocare un ruolo così importante nell’economia del clima.
Alessio Grosso

Il sole: il vero regista del clima del Pianeta...
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Ciò che appare clamoroso agli occhi dei centinaia di scienziati non schierati con l’Ipcc, la commissione creata dall’Onu per studiare i cambiamenti climatici, ormai sempre più politicizzata e scientificamente poco attendibile, come dimostrano le decine di defezioni di climatologi e biologi, è che un gran numero di stazioni meteorologiche atte a misurare l'entità del riscaldamento globale si sono trovate improvvisamente inglobate nel tessuto urbano fornendo dati sovrastimati sino a 3-4°C rispetto alle aree rurali.

Questi valori sono però stati comunque omologati e offerti come smoking gun per dimostrare il rialzo termico. I media ci hanno poi portato a pensare che ad un riscaldamento dell'atmosfera corrisponde inevitabilmente un'accentuazione di eventi estremi., ma è bene far notare che gli eventi estremi sono sempre stati presenti sulla Terra e non presentano episodi parossistici particolari durante le fasi calde, anzi sono proprio gli afflussi più marcati di aria fredda ad esaltarli per contrasto alle basse latitudini.

La strumentalizzazione del crollo degli iceberg in Antartide è qualcosa di ancor più clamoroso ed insopportabile. L'Asse di Wilkins dava segnali di cedimento da almeno 15 anni e nulla si è creato dall’oggi al domani.

La stessa porzione di banchisa ha subito numerosi crolli dal 50 ad oggi. La verità è che sotto quella porzione di banchisa è stata individuata una corrente che determina un aumento delle temperature superficiali oceaniche fino a 2,5°C ed è dovuta all'attività di una zona vulcanica sottomarina scoperta solo di recente. Il Global warming dunque non c’entra nulla: la conferma viene dal bilancio dei ghiacci antartici, di cui inspiegabilmente non si parla mai, semplicemente perché no in regressione ma anzi registrano nuovi record di avanzamento.

La superficie totale nell’inverno australe del 1979, anno di inizio delle rilevazioni era di 15 milioni di kmq di ghiacci, oggi siamo a 16,2 milioni di kmq, in estate siamo passati da 1,7 a 2,2 milioni di kmq. Come si spiegherebbe allora l’aumento termico di circa 1°C registrato negli ultimi 100 anni su gran parte del Pianeta e responsabile ad esempio del parziale scioglimento dei ghiacciai alpini e della riduzione del 40% dei ghiacci artici? Innanzitutto con un naturale cambio di circolazione atmosferica proprio nelle latitudini settentrionali dell’emisfero boreale, con modifica delle precipitazioni e della distribuzione termica, come conseguenza di un’attività solare che non ha precedenti negli ultimi 11.000 anni.

Tale attività si manifesta attraverso un aumentato del numero delle zone oscure (le macchie solari) sulla superficie del Sole ogni 11 anni. Durante questa fase attiva, il campo magnetico del Sole si intensifica e convoglia verso la Terra dei flussi di particelle cariche. Ad esempio fra il 1645 e il 1715, periodo in cui è stata notata un'assenza totale delle macchie solari, un freddo senza precedenti si abbatté sull'Europa.

Oggi gran parte dei climatologi stimano che un'attività del Sole minima comporti un raffreddamento del clima tra 0,5 e 1°C. Il fisico Mausumi Dikpata dell'ente americano NCAR prevede per il 2012 un picco solare classificabile come "strong", definito ciclo 24, con temperature globali in nuovo aumento, mentre è previsto un picco molto debole per il successivo 25 che si dovrebbe verificare intorno al 2022. Si tratterebbe addirittura del ciclo solare più debole del secolo e questo potrebbe davvero favorire una diminuzione delle temperature globali.

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Alessio Grosso

Il sole: il vero regista del clima del Pianeta...


Come potete notare tra il 1645 ed il 1715, c'è un ciclo maggiore di quello di 11 anni...



Nulla è stato detto sul minimo del 2030....

Cmq gran bell' articolo di Alessio Grosso, anche se in tutti questi articoli, resta un punto oscuro l' attività geomagnetica del Sole, che, a mio modesto parere, è quella che determina i mutamenti delle figure bariche, e ci da una misura "quantitativa" dell' influenza.

Ritengo, inoltre, sottostimata l' influenza del sole sulle Temperature Globali...Dal Sole vengono innescate una serie di condizioni ad "effetto Domino" che farebbero abbassare le temperature globali qualcosa in più.
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il minimo solare potrebbe portarci un'estate più fresca e instabile della norma...
Il minimo undecnnale non ha effetti così rapidi sul clima, normalmente si ha uno sfasamento di circa 1-2 anni. Però gli effetti di questi minimi è veramente modesto.
Altro discorso per minimi o massimi di durata molto maggiore
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