![]() |
| ||||
| Citazione:
Questa settimana la cometa 96P/Machholz sta come fluttuando oltre il sole, nell'orbita di Mercurio. Questo dondolio irregolare non permette di vederla bene. Solo utilizzando le sofisticate strutture di SOHO si possono superare queste problematiche. L'animazione rivela la sua traiettoria verso il Sole. È noto che il riscaldamento solare vaporizza le comete. La cometa 96P/Machholz non si è presentata particolarmente brillante proprio a causa del suo avvicinamento verso il Sole. Data dell'articolo: aprile 2007 Quotidiano Ecplanet - Mercoledì 16.4.2008 - Index ![]() Le comete periodiche: Una cometa periodica è una cometa con un periodo orbitale inferiore a 200 anni (anche chiamate comete periodiche di corto periodo), o una cometa osservata per almeno due volte al suo passaggio al perielio (ad esempio la 153P/Ikeya-Zhang che ha periodo di 366 anni). A volte il termine cometa periodica viene usato per indicare qualsiasi cometa dotata di periodicità, anche se più grande di 200 anni. Quando si scopre una nuova cometa, essa riceve una designazione provvisoria composta dall'anno della scoperta seguito da una lettera maiuscola che identifica la quindicina del mese della scoperta e da un numero progressivo riferito alle scoperte di quella particolare quindicina del mese. Le comete periodiche, in aggiunta, ricevono il prefisso P/, le non periodiche ricevono il prefisso C/. Le comete periodiche dopo il secondo passaggio al perielio ricevono in sostituzione della sigla iniziale un numero progressivo seguito dai nomi degli scopritori fino a un massimo di tre. Ecco perché molte comete periodiche cambiano denominazione nel tempo, come la P/1990 V1 (Shoemaker-Levy 1), scoperta nel 1990 e rinominata 192P/Shoemaker-Levy nel 2007 a seguito dell'osservazione del suo secondo passaggio al perielio. Oltre che una persona fisica lo scopritore può anche essere un programma di ricerca o un satellite artificiale che ha effettuato la scoperta: a volte nomi di scopritori si trovano accanto a nomi di programmi o satelliti come nel caso della cometa 11P/Tempel-Swift-LINEAR. In alcuni rari casi, come per la 2P/Encke e la 27P/Crommelin, la cometa porta il nome di colui che ne ha calcolato l'orbita. Calcolare l'orbita di una cometa periodica è piuttosto complicato a causa di tutte le possibili perturbazioni planetarie a cui possono essere soggette. Prima dell'avvento dei computer alcune persone dedicavano l'intera carriera a questo compito. Nonostante questo di non poche comete periodiche se ne sono perse le tracce perché sono influenzate anche da effetti non gravitazionali come il rilascio di gas e altri materiali che formano la chioma e la coda della cometa. A volte le comete periodiche condividono lo stesso nome, è il caso delle 9 comete Shoemaker-Levy o le 33 comete NEAT. L'Unione Astronomica Internazionale le distingue o per il prefisso numerico (vedi tabella sotto) o per la designazione completa. Ad esempio P/1990 V1 e P/1991 V1 sono entrambe "comete Shoemaker-Levy". In letteratura è usato un sistema informale di numerazione (valido solo per le comete periodiche). Nell'esempio precedente di P/1990 V1 e P/1991 V1 vengono chiamate rispettivamente cometa Shoemaker-Levy 1 e Cometa Shoemaker-Levy 6. La cometa di Halley nel 1998. Fonte di ricerca: Wikipedia
__________________ Flavio Scolari Ultima modifica di Scolari : 16-04-2008 alle ore 23.01.58. |
| ||||
| L'oggetto che sabato scorso ha colpito le alte pianure del Perù, e che ha causato tra i residenti della comunità peruviana di Carancas (Puno) una misteriosa malattia, sfociata in una tremenda emicrania, mal di testa, nausea e vomito...è un genere raro di meteorite. Lo hanno annunciato poche ore fa gli scienziati a Lima. Dopo avere prelevato i campioni per portarli in un laboratorio della capitale, un team di ricercatori peruviani ha confermato le origini dell'oggetto piombato dal cielo nei pressi del lago Titicaca. L'accaduto aveva dato adito ad una ridda di ipotesi, stimolando la fantasia di molti e speculando sul fatto che l'esplosione avesse potuto avere origine da una eruzione sotteranea dei geyser o dal rilascio di gas nocivo della materia finita nel sottosuolo. Secondo Luisa Macedo, ricercatrice presso l'INGMMET (Peru's Mining, Metallurgy, and Geology Institute), che ha visitato il luogo d'impatto, il malessere è il risultato dei fumi di arsenico inalati: il meteorite ha generato il gas quando la superficie calda dell'oggetto è venuta a contatto con un rifornimento idrico sotterraneo inquinato d'arsenico. Nel sud del Perù sono numerosi i depositi di arsenico trovati nel sottosuolo, ha spiegato Modesto Montoya, un fisico nucleare che ha collaborato col team. I depositi, formatesi in modo naturale, contaminano anche l'acqua potabile locale. "Se il meteorite arriva incandescente ad un'alta temperatura causata dall'attrito nell'atmosfera, colpire l'acqua può generare una colonna di vapore" spiega José Ishitsuka, un geologo del Peruvian Geophysics Institute, che ha analizzato l'oggetto. ![]() Già da mercoledì, tutti e 30 i residenti colpiti dallo strano malessere stanno meglio. Al geologo peruviano, i locali, che hanno temuto per la loro vita, hanno descritto il meteorite come una palla luminosa, infiammata e con una lunga scia di fumo. L'impatto del meteorite ha fatto innalzare i residui fino ad un'altezza di 250 metri, con alcuni materiali atterrati sul tetto di una casa a 120 metri dal cratere, riporta Ishitsuka al National Geographic. Il cratere assomiglia ad uno stagno fangoso largo 13 metri e profondo 10. Dai campioni prelevati gli scienziati peruviani hanno confermato che si tratta di un meteorite, sul quale non hanno rivelato alcuna radiazione insolita. "Tutto ha radioattività, persino le roccie sotterranee" ha detto Modesto Montoya "ma niente fuori dall'ordinario è stato trovato". L'analisi preliminare del l'INGMMET non ha rivelato frammenti di metallo, ma una rara roccia di meteorite. Il metallo viene su meglio dal calore generato dagli oggetti che entrano nell'atmosfera della terra, e la maggior parte dei meteoriti sono metallici, come quello che il 5 gennaio è piombato nella sala da pranzo di una casa del New Yersey (immagine a lato). I campioni analizzati presentano i bordi lisci, erosi dall'impatto con l'atmosfera, e hanno una quantità significativa di materiale che si attacca al magnete, il che dimostra la presenza del ferro. Mentre invece, i campioni di acqua prelevata nel cratere risultano normali, sebbene il colore e la composizione del terreno si presentano "insoliti" per la zona, ha fatto notare la Macedo. E per coloro che pensavano che l'oggetto venuto dal cielo potesse essere una parte di spazzatura spaziale rilasciata da qualcuno dei tanti satelliti obsoleti a spasso nello spazio, ci ha pensato José Machare, consulente geologo INGEMMET, a porre fine a queste voci, dicendo che si tratta di un frammento roccioso e le roccie che cadono dal cielo possono soltanto essere meteoriti. ![]() Fonte: _USAC_Rovigo_Italy
__________________ Flavio Scolari Ultima modifica di Scolari : 26-04-2008 alle ore 20.58.28. |
| ||||
| La Terra è veramente minacciata dagli asteroidi: conseguenze anche apocalittiche Inquietanti riscontri dallo Spazio. La notizia è di quelle che fanno clamore ed è stata riportata dal quotidiano “Il Sole 24 ore”, curata da Luigi dell'Aglio che cita un rapporto dell'Ocse: “ci sono venti probabilità su cento che durante questo secolo la Terra sia colpita da un asteroide come quello che nel 1908 devastò la foresta siberiana della Tunguska, grande quanto il Lazio. Se cadesse nel Mediterraneo, un muro di onde anomale sradicherebbe ogni forma di vita dalle coste di tutto il bacino”. L'Ocse avrebbe dato una strigliata a tutti i governi ricordando loro quanto il rischio sia concreto, invitandoli a ttovalutare l'eventualità di un impatto anche tremendo con il nostro Pianeta. Se in effetti però questa ipotesi è molto rara, è invece possibile un impatto di media portata, comunque sufficiente a provocare sconvolgimenti geografici e climatici su vasta scala. ![]() L'Ocse lamenta mancanza di prevenzione in tal senso. Nessuno ha mai pensato ad un piano di evacuazione di massa nel caso ad esempio un grosso meteorite colpisse uno degli stati europei. La Terra è sempre stata bersaglio di asteroidi. La Luna, Marte e Mercurio ne portano ancora i segni. La Terra chiaramente no perché i mutamenti climatici hanno cancellato questi segni. Marcello Coradini dell'energia spaziale europea prova a tracciare un quadro di media gravità: quella che prevede che il sasso abbia un diametro compreso tra i 30 e i 100 metri, come quello del 1908 in Siberia. Ecco quello che avverrebbe secondo Coradini: “l'esplosione avviene probabilmente prima che il corpo raggiunga il suolo, l'onda d'urto abbatte tutto nel raggio di centinaia di km”. ![]() E nell'ipotesi estrema ? “se un asteroide di 3-5 km di diametro investisse il pianeta, bisognerebbe mettere in conto un tremendo day-after. Tutto il gas, il vapore acqueo, la terra e la polvere che verrebbero scagliati nell'atmosfera, provocherebbero l'inverno nucleare. L'atmosfera, di acqua, diventa più densa, la luce del sole non passa, la temperatura scende. L'intero pianeta potrebbe entrare in una fase di glaciazione e restarci parecchi anni. Senza cibo la società umana si troverebbe ad un passo dalla fine”. Questa notizia è stata scritta da Alessio Grosso e pubblicata dal periodico “Leonardo.it”.
__________________ Flavio Scolari |
| ||||
| Secondo un nuovo studio di scienziati della Cardiff University, le più recenti analisi svolte all'interno di comete dimostrano che la vita è cominciata nello spazio. Il professore Chandra Wickramasinghe e colleghi del Centre for Astrobiology dell'università, da tempo sostengono la teoria della Panspermia (l'ipotesi secondo cui i semi della la vita sono giunti sui pianeti abitabili trasportati dalle comete, ndr). Ora, il team di astrobiologi dichiara che i nuovi dati relativi alle sonde inviate su comete di passaggio rivelano come potrebbero essersi formati i primi organismi. In particolare, la sonda della missione Deep Impact (del 2005), inviata sulla cometa Tempel 1, ha scoperto una mistura di particelle organiche argillose che potrebbero aver agito come catalizzatrici, convertendo le semplici molecole organiche in strutture più complesse. In precedenza, la missione Stardust (del 2004), che ha inviato una sonda a perlustrare la cometa Wild 2, aveva trovato una serie di complessi idrocarburi, potenziali blocchi costituenti per la vita. Il team del Cardiff ritiene che elementi radioattivi potrebbero aver mantenuto l'acqua in forma liquida all'interno delle comete per milioni di anni, rendendole così delle “incubatrici” ideali per la nascita della vita. Inoltre, i miliardi di comete che viaggiano nel nostro sistema solare e per la galassia contengono molta più argilla della Terra primigenia. Il professore Wickramasinghe ha dichiarato: “Le scoperte di queste missioni rafforzano gli argomenti a favore della Panspermia. Sono stati trovati tutti gli elementi necessari alla formazione della vita - argilla, molecole organiche e acqua. Possiamo ora affermare che la vita, molto probabilmente, è cominciata prima nello spazio che sulla Terra”. Data articolo: agosto 2007 Fonte: Space Daily In dettaglio della teoria, ecco un linck molto interessante: Astronomia - FIGLI DELLE STELLE
__________________ Flavio Scolari |
| |||
| In prima battuta la Scala Torino può essere paragonata alla Scala Richter. Le accomuna il fatto che si riferiscono a eventi piuttosto spiacevoli: la Scala Richter è impiegata per classificare i terremoti mentre la Scala Torino serve a catalogare il rischio di un possibile impatto di comete e asteroidi con la Terra. Al momento della scoperta di un nuovo oggetto è veramente molto difficile prevedere dove potrà trovarsi nelle settimane o nei mesi successivi. Tale incertezza dipende dal fatto che i dati osservativi disponibili sono solitamente limitati nel tempo, cioè riguardano un tratto molto breve dell’orbita e questo fatto introduce dei limiti nella precisione dei calcoli. In realtà nella maggior parte dei casi i dati disponibili consentono fin dal primo momento di escludere, per almeno un centinaio d'anni nel futuro, che si possano verificare passaggi ravvicinati pericolosi per la Terra. Purtroppo, però, rimangono ancora dei casi per i quali il rischio di una collisione non può essere del tutto escluso e per tali casi è necessario indicare il grado di potenziale pericolosità. ![]() La Scala Torino impiega dei numeri da 0 a 10. Lo zero significa che un oggetto non ha praticamente nessuna probabilità di collidere con la Terra mentre il dieci indica la collisione certa. In realtà vengono classificati di grado zero anche i possibili impatti di oggetti troppo piccoli per riuscire a superare lo scudo dell’atmosfera terrestre. Un evento viene classificato valutando due fattori: la probabilità che avvenga la collisione e l’energia cinetica posseduta dall’oggetto. Un oggetto in grado di avvicinarsi più volte alla Terra potrà avere distinti valori nella Scala, uno per ciascuno dei suoi passaggi ravvicinati. Nella Scala Torino no ammessi valori frazionari o decimali, ma unicamente numeri interi.E' importante sottolineare che la classificazione di un evento non è mai un fatto stabilito una volta per tutte. In altre parole, non si tratta di una scala definitiva: la posizione assegnata ad un evento nella Scala (dal valore 1 a quelli più elevati) è soggetta a mutare con il passare del tempo. Il cambiamento dipende dall’affinamento della nostra conoscenza dell’orbita dell’oggetto: un maggior numero di dati potrà confermare per l’oggetto un passaggio a distanza di sicurezza dalla Terra. Perciò anche se, provvisoriamente, un oggetto appena scoperto venisse classificato in classe diversa da zero, alla fine si assisterà ad una sua riclassificazione al livello più basso. E’ quasi impossibile il contrario: un oggetto classificato fin dall’inizio di grado zero ben difficilmente potrà cambiare con il tempo questa sua collocazione. ![]() Come si può notare osservando lo schema riportato qui sopra, la Scala Torino codifica gli eventi lo con i numeri, ma anche attraverso dei colori (bianco, verde, giallo, arancione e rosso), con i seguenti significati:Bianco - Eventi che non hanno alcuna conseguenza E’ da escludere che avvenga l’impatto oppure l’oggetto è talmente piccolo che è quasi certa la sua completa distruzione nell’atmosfera. Al bianco corrisponde la categoria 0. Verde - Eventi che meritano accurato monitoraggio Ci si riferisce ad oggetti che avranno incontri ravvicinati con probabilità di collisione molto bassa e perciò non preoccupante. Tuttavia la prudenza suggerisce di tenere sott’occhio le loro orbite in modo da rendere più accurato il calcolo delle probabilità d’impatto, con la speranza di riclassificare l’evento riportandolo alla categoria zero. Al verde corrisponde la categoria 1. Giallo - Eventi che preoccupano Sono così codificati gli incontri ravvicinati con oggetti che hanno probabilità di collisione più alte di quelle che tipicamente può sperimentare la Terra su un arco temporale di alcuni decenni. Si tratta di oggetti per i quali è prioritaria l’accurata determinazione dell’orbita. Al giallo corrispondono le categorie 2 - 3 - 4. Arancione - Eventi minacciosi Si codificano in questo modo gli incontri ravvicinati con oggetti in grado di causare devastazione regionale o globale per i quali la probabilità di impatto è maggiore di quella che tipicamente può sperimentare la Terra ogni secolo. Assolutamente prioritaria la determinazione accurata dell’orbita di questi oggetti. All’arancione corrispondono le categorie 5 - 6 - 7. Rosso - Collisione certa Appartengono a questa classe gli oggetti che sono in rotta di collisione certa con la Terra e dai quali l’atmosfera non ci può più proteggere. Si tratta di eventi in grado di provocare lo danni locali o devastazioni su scala regionale, ma anche una catastrofe climatica globale. Al rosso corrispondono le categorie 8 - 9 - 10.L’ideatore della Scala Torino è il dr. Richard P. Binzel del Dipartimento di Scienze Planetarie, Terrestri e dell’Atmosfera del M.I.T. (Massachusetts Institute of Technology). Binzel presentò la prima versione della Scala nel 1995 ad un Convegno delle Nazioni Unite. La prima pubblicazione ufficiale del Near-Earth Object Hazard Index (questo era allora il nome della Scala) risale al 1997, sugli Annals of the New York Academy of Sciences (volume 822). Una nuova versione venne presentata nel corso del Convegno sui NEO svoltosi a Torino nel giugno 1999 e, dopo una votazione, fatta propria dai partecipanti. Per tale motivo fu ribattezzata Scala Torino. La Scala Palermo: La Scala Palermo (Palermo Technical Impact Hazard Scale) è uno strumento degli addetti ai lavori nel campo dei NEO. La sua introduzione si è resa necessaria per poter assegnare un grado di priorità agli eventi che nella Scala Torino erano classificati allo stesso livello. Concretamente la Scala esprime il rapporto tra la probabilità che avvenga un evento specifico e la probabilità media che un oggetto di uguali dimensioni possa colpire la Terra negli anni che ci separano dall’evento considerato. A questo rischio medio ci si riferisce con il nome di background risk. Per convenienza si è scelto di costruire una scala logaritmica. Questo significa che ad un indice –2 corrisponde un evento solamente l’un per cento più probabile di un impatto casuale della stessa gravità nel corso degli anni che ci separano da quell’evento. Viceversa un indice +2 significa che quell’evento è 100 volte più probabile del background risk. Mentre la Scala Torino è stata creata quale strumento di comunicazione al pubblico dell’entità del rischio associato ad un futuro incontro ravvicinato con una cometa o un asteroide, la Scala Palermo è uno strumento a disposizione degli esperti per quantificare più dettagliatamente il livello di preoccupazione connesso con la possibilità di un potenziale impatto futuro. Grazie ad essa si possono valutare in modo più accurato i rischi associati agli eventi che appartengono allo stesso livello nella Scala Torino. E’ attraverso la classificazione nella Scala Palermo che si decide con quale priorità procedere nell’osservazione e nell’analisi degli oggetti da monitorare. I valori della Scala Palermo no discreti come quelli della Scala Torino, ma continui (sono consentiti sia valori positivi che negativi) ed inoltre dipendono strettamente dal numero di anni che ci separa dal potenziale impatto nonché dall’energia ad esso associabile.Fonte: Scala Torino e Scala Palermo Ultima modifica di Scolari : 06-05-2008 alle ore 21.19.21. |
| ||||
| E' probabile che vari nuclei cometari abbiano in passato colliso con la Terra. Si cita ad esempio il caso di Tunguska, una sperduta località siberiana, del tutto disabitata, ove nel 1908 si verificó un evento catastrofico che provocó la distruzione della foresta su un'area di 2000 km quadrati. ![]() L'inospitale regione è stata visitata anche recentemente da una spedizione dell'Università e CNR di Bologna per cercare ulteriori chiarimenti su un fenomeno che presenta ancora alcuni lati oscuri. ![]() E' chiaro che "qualcosa" è esploso non al suolo ma in atmosfera, a una quota di 5-10 km, liberando un'energia sui 10 Megaton (1000 volte quella della bomba di Hiroshima). Non è escluso che si potesse trattare di una meteorite petrosa ma quasi di sicuro non una meteorite ferrosa, dato che l'atmosfera terrestre meno è in grado di influire su un corpo così denso. Più verosimile pensare invece al nucleo di una piccola cometa, composto essenzialmente di blocchi di ghiaccio dalla labilissima coesione interna. Se la cometa fosse entrata in atmosfera con appena qualche minuto di ritardo e con un angolo lievissimamente diverso l'esplosione avrebbe potuto distruggere la città di San Pietroburgo. ![]() Gli effetti di un impatto cometario con un pianeta ci si sono resi evidenti nel 1994, quando la cometa detta Schoemaker-Levy, spezzettata in una ventina di frammenti ciascuno non più grande di 1 km, penetrò l'atmosfera di Giove. Le collisioni con i nuclei cometari sono state molto più frequenti in ere remote, quando il Sistema Solare era essenzialmente in formazione, e hanno contribuito alla formazione dell'ambiente terrestre che oggi abitiamo. Ogni cometa porta infatti una grande quantità di acqua, di composti organici, di idrocarburi, e secondo alcune teorie anche di strutture più complesse pre-biotiche. Le prossime missioni spaziali (tra cui l'europea ROSETTA verso la cometa a corto periodo Wirtanen) daranno informazioni decisive al riguardo. Fonte: INAF-OAPD Home Page
__________________ Flavio Scolari Ultima modifica di Scolari : 09-05-2008 alle ore 21.34.15. |
| ||||
| Si diceva poc'anzi che mentre si possono osservare meteore in ogni notte, provenienti da ogni direzione (le cosiddette meteore sporadiche), ci sono particolari notti dell'anno in cui il numero di "stelle cadenti" può aumentare di molte volte rispetto al valor medio e in cui esse appaiono uscire da una piccola area di cielo. Si dice allora che si osserva una pioggia di meteore. La pioggia delle Perseidi (la notte di San Lorenzo o le notti successive) è la più famosa, anche per la stagione propizia. Non necessariamente il fenomeno si ripete identico ogni anno, dipende dalla combinazione della posizione della Terra nella sua orbita, dal periodo della cometa e dalle perturbazioni gravitazionali dei grandi pianeti (in particolare di Giove) sulle particelle. Ad es. per le Leonidi si ha un massimo principale (detto addirittura tempesta) ogni 33 anni. Ma non si dimentichi che l'intensità della pioggia meteoritica ha sempre natura statistica: magari ci si aspetta una forte pioggia ma poi non la si osserva, come ad es. avvenne sempre per le Leonidi, intensissime nel 1833 e 1966, ma abbastanza deludenti nel 1965 e nel 1998. Puó succedere ad es. che la massima frequenza avvenga in una data località in ore diurne e quindi non visibile, oppure che la Terra "manchi" seppur di poco la nube di frammenti cosmici. Si noti poi che la cometa di Halley compare due volte nella tabella 1, per le particolari caratteristiche della sua orbita. E infine c'è una qualche evidenza che lo le comete, ma anche l'asteroide Phaeton sia accompagnato da uno sciame di detriti. Effetto radiante: Dobbiamo a Giovanni Schiaparelli, astronomo della seconda meta’ del 1800 citato di solito per la descrizione di "canali" su Marte, una serie di profonde considerazioni sulla origine delle piogge di meteore, con la dimostrazione decisiva della associazione con una particolare cometa. Si supponga infatti che la Terra attraversi uno sciame di particelle perdute da una data cometa e disperse nel piano della sua orbita; le particelle saranno tutte in orbite tra loro praticamente parallele: le stelle cadenti appariranno provenire da un unico punto del cielo, detto radiante, che si proietta in una data costellazione che dà il nome allo sciame. Chiariamo questi punti per non lasciare confusione; immaginiamo di essere nella notte del 12 agosto: osserveremo, soprattutto verso la mezzanotte, tante scie luminose che solcano il firmamento in direzioni più o meno casuali. Se però con attenzione tracceremo all'indietro le scie, troveremo che le meteore sembrano uscire da un'area molto ristretta del cielo, appunto il radiante, situata nella costellazione del Perseo (che alle latitudini del Veneto si osserva in quella data alta nel cielo). Beninteso, le stelle della costellazione del Perseo non hanno niente a che vedere con le meteore, forniscono solamente un utile punto di riferimento sulla volta celeste. Schiaparelli arguí correttamente che in quella data la Terra attraversa la materia solida lasciata da una cometa nel suo piano orbitale. Pertanto la conoscenza delle coordinate del radiante dà modo di risalire (quasi sempre) alla cometa responsabile della pioggia. Si capisce da qui anche la natura statistica del fenomeno, la materia lasciata dalla cometa sarà raggruppata in condensazioni piú o meno estese e soggette a varie perturbazioni, per cui ogni attraversamento sarà diverso da quello dell'anno precedente. Schiaparelli spiegó anche che si osservano di solito più meteore dopo la mezzanotte perchè l'osservatore è rivolto nella direzione di avanzamento terrestre e l'energia dei meteoroidi aumenta considerevolmente. Ovviamente se la Terra attraversa la materia cometaria, lo stesso farà la Luna. Proprio il nostro gruppo di ricerca ha ottenuto recentemente la prima evidenza che dal suolo lunare si sprigionano nubi di gas (in particolare Sodio) in congiunzione con alcune piogge. ![]() Ricordiamo infine che la bassissima temperatura dell'interno cometario da un lato, e le modeste dimensioni dall'altro, fanno s` che il materiale cometario non possa avere subito significative alterazioni dal tempo della sua formazione. In conclusione, le comete sono una delle sorgenti, e forse la principale, della polvere interplanetaria, delle piogge meteoriche e dei micrometeoroidi raccolti nella stratosfera. Da esse potrebbe provenire anche una frazione di meteoriti condritiche, soprattutto di quelle di piccole dimensioni, anche se finora non ve ne sono di documentate. Certamente le comete no la principale sorgente delle meteore sporadiche e delle meteoriti raccolte al suolo, come vedremo nel prossimo paragrafo parlando di asteroidi. Fonte: INAF-OAPD Home Page
__________________ Flavio Scolari |
| ||||
| Un 13enne tedesco: «C'è una probabilità su 450 che l'asteroide Apophis colpisca la Terra nel 2036» Anche l'ESA aveva confermato l'intuizione del giovane: POTDSAM (Germania) - È la più grande minaccia per il nostro pianeta: il 13 aprile del 2036 - la domenica di Pasqua - l'asteroide "Apophis" entrerà nell'orbita terrestre. Avrà una probabilità dello 0,2 per cento di schiantarsi contro il nostro pianeta. Sembra poco, ma non si sa mai. Lo ha calcolato un ragazzino di 13 anni di Potsdam, in Germania. Secondo le formule matematiche del giovane Nico Marquardt, la Nasa ha sbagliato - e non di poco - le sue previsioni sulla possibile collisione dell'asteroide con la Terra: per il giovane tedesco la probabilità d'impatto è una su 450 e non una su 45 mila. Anche la Nasa, in un primo momento, gli ha dato ragione ammettendo il grossolano quanto imbarazzante errore, fino a vedersi poi costretta a ritrattare dopo il clamoroso tam-tam mediatico. ![]() ASTEROIDE KILLER - La notizia del "ragazzino che ha beffato la Nasa", era prevedibile, ha fatto il giro del mondo in queste ultime due settimane. Il pericoloso asteroide, dal diametro di 320 metri e dal peso di diverse decine di milioni di tonnellate, potrebbe colpire la Terra tra 28 anni con maggiore probabilità di quella calcolata dagli esperti dell'agenzia statunitense, assicura il giovane Nico Marquardt, piccolo genio del ginnasio di Humboldt che ha osservato e fotografato l'asteroide col telescopio dell'istituto di astrofisica di Potsdam (AIP), a Babelsberg. La traiettoria di Apophis potrebbe venire modificata a causa di uno scontro con uno dei migliaia di satelliti che gravitano intorno al nostro pianeta, ha scritto lo studente nel progetto scolastico sull' "Asteroide killer", vincitore tra l'altro di un premio speciale al recente concorso tedesco riservato ai giovani ricercatori "Jugend forscht". CATASTROFE - L'incredibile storia è stata raccontata dal quotidiano Potsdamer Neueste Nachrichten. «Nello scontro con la Terra si libererebbe l'energia di 65 mila bombe nucleari come quella che distrusse Hiroshima nel 1945. Morirebbero milioni di persone; una fitta polvere coprirebbe il cielo per anni; un gigantesco tsunami scaturito nell'Oceano Atlantico allagherebbe parti della Terra«, ha raccontato Nico al giornale. L'adolescente sogna di poter, un giorno, lavorare proprio alla Nasa. CLAMORE - Ma una certezza sulle probabilità per le quali il gigantesco asteroide fatto di iridio e ferro cada sulla Terra si avrà solo nel 2029, quando passerà a soli 32.500 km dal nostro pianeta. All'inizio anche l'agenzia europea Esa aveva confermato l'intuizione del giovane ragazzo dichiarando tuttavia che «le probabilità che questo colpisca la Terra restano remote, e il rischio che colpisca uno dei 35.880 satelliti geostazionari è vanificato dalla traiettoria che segue». Ciononostante, dopo il clamore suscitato su diversi organi d'informazione della scoperta del tredicenne, la Nasa, e in seguito anche Esa, - forse per rimediare a una possibile figuraccia - hanno negato ufficialmente di essersi sbagliati nei loro calcoli. ![]() CALCOLI - Gli scienziati che studiano i cosiddetti asteroidi Neo (Near-Earth Objects, cioè gli oggetti che passano vicino alla Terra) hanno ribadito alle reti televisive americane che «le stime del probabile impatto di Apophis restano 1 su 45.000», negando infine di aver mai dato credito alle teorie del giovane Nico Marquardt. Elmar Burchia 17 aprile 2008
__________________ Flavio Scolari Ultima modifica di Scolari : 07-05-2008 alle ore 22.08.24. |
![]() |
| Strumenti discussione | |
| Modalità visualizzazione | |
| |