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| Come si formano le stelle massive? “Nutrendosi” per accrescimento da un disco di polvere e gas che le circonda oppure dall’unione di due stelle più piccole? Due gruppi indipendenti di astronomi hanno trovato prove a sostegno del primo scenario, che è anche lo stesso con cui si ritiene si formino le stelle più piccole, come il nostro Sole. I risultati degli studi potrebbero contribuire a mettere la parola fine al conflitto fra le due teorie sulla formazione delle stelle di massa elevata. ![]() Queste stelle (con una massa superiore a otto volte quella del Sole) sono relativamente rare, ma sono importanti perché creano elementi pesanti tramite il processo di nucleosintesi. Oltre a essere ancora poco conosciute, sono anche difficili da osservare perché si trovano generalmente molto distanti dalla Terra (di solito a oltre 7000 anni-luce). Due eccezioni sono Orione (a 1500 anni-luce) e la regione di Cepheus A (a 2400 anni-luce). La formazione di stelle massive: Osservata direttamente la nascita di stelle estremamente luminose e calde in un giovane cluster stellare. Usando dati forniti da numerosi strumenti e telescopi, l’astronomo dell’European Southern Observatory (ESO) Dieter Nürnberger ha osservato per la prima volta quelli che sono i primi passi della formazione di stelle pesanti. Queste fasi cruciali dell’evoluzione stellare sono normalmente impossibili da osservare, in quanto le protostelle massive sono profondamente immerse nelle loro nubi native di polvere e gas, vere e proprie barriere impenetrabili per ogni strumento, tranne che alle lunghezze d’onda più elevate. In particolare, nessuna osservazione nel visibile o nell’infrarosso aveva mai “colto” l’istante della nascita di stelle massive, e pertanto si sa ben poco dei processi collegati. Approfittando di forti venti stellari provenienti da stelle adiacenti, che hanno aperto dei varchi nelle nubi in un giovane cluster stellare al centro del complesso NGC 3603, Nürnberger ha scoperto che molti oggetti in prossimità di una gigantesca nube molecolare sono protostelle massive, con un’età di soli 100.000 anni e ancora in crescita. Tre di questi oggetti, designati come IRS 9A-C, potranno ora essere studiati più dettagliatamente. Sono estremamente luminosi (IRS 9A è circa 100.000 volte più brillante del Sole), massivi (più di 10 volte la massa del Sole) e caldi (circa 20.000 gradi), circondati da polvere relativamente fredda (circa 0°C). Attualmente esistono due possibili teorie sulla formazione delle stelle massive: per accrescimento di grandi quantità di materiale circumstellare, o per collisione (coalescenza) di protostelle con masse intermedie. Le nuove osservazioni sembrano favorire l’ipotesi dell’accrescimento, vale a dire lo stesso processo della formazione di stelle con masse minori. Lescienze
__________________ Flavio Scolari |
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| Le onde d'urto generate nelle collisioni fra galassie eccitano il gas di idrogeno molecolare a partire dal quale si formeranno nuove stelle APPROFONDIMENTIUn ammasso di stelle neonate. Nuovi dati provenienti dall'ISO, l'osservatorio a infrarossi dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA), hanno fornito le prime prove dirette dell'eccitazione del gas che dà origine a nuove stelle da parte delle onde d'urto generate dalle collisioni fra galassie. Il risultato fornisce anche importanti indizi su come la nascita delle prime stelle sia stata innescata ed accelerata nell'universo primordiale. Osservando la nostra e altre galassie, gli scienziati hanno da tempo concluso che le esplosioni di stelle massive - come le supernove - generano onde d'urto e "venti" che viaggiano attraverso le nubi di gas circostanti, eccitandole. Questo processo innesca il collasso del gas che conduce alla nascita di nuove stelle, in una sorta di effetto domino. L'"impronta" caratteristica di questo processo è la radiazione emessa dall'idrogeno molecolare, che può essere rivelata nell'infrarosso. Ma questo tipo di radiazione è osservabile anche nei luoghi dove collidono le galassie e dove la formazione di nuove stelle procede a un tasso molto elevato. Finora, tuttavia, non era chiaro che cosa avvenisse nel periodo compreso fra la collisione di due galassie e la nascita delle prime nuove stelle. Ora l'anello mancante è stato individuato da un gruppo di astronomi tedeschi che hanno analizzato i dati dell'ISO di una coppia di galassie chiamata "Antennae" (NGC 4038/4039). Queste due galassie, situate a 60 milioni di anni luce di distanza nella costellazione del Corvo, si trovano attualmente nelle prime fasi di collisione. Gli scienziati hanno notato che la loro regione di sovrapposizione è molto ricca di idrogeno molecolare, il quale si trova in uno stato eccitato. Eppure ci sono troppe poche esplosioni di supernove o regioni di intensa formazione stellare per spiegare le emissioni di idrogeno molecolare osservate. Pertanto, l'eccitazione deve essere dovuta a quella prima fase della formazione stellare - molto rara da osservare - nella quale l'idrogeno viene eccitato dall'energia meccanica prodotta nella collisione e trasportata dalle onde d'urto. Un ammasso di stelle neonate: Scoperto con il telescopio spaziale Hubble un gruppo di stelle tuttora in fase di formazione nella Piccola Nube di Magellano. Usando lo strumento Advanced Camera for Lescienze
__________________ Flavio Scolari |
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| Scoperte, grazie alle osservazioni astronomiche, atmosfere con nuvole e tempeste. Per la prima volta, sono stati osservati fenomeni meteorologici di tipo planetario su oggetti al di fuori del Sistema Solare. Secondo quanto si legge sulla rivista "Astrophysical Journal Letters", gli astronomi hanno scoperto atmosfere con nuvole e tempeste su varie nane brune, oggetti che hanno una massa molto maggiore di quella dei pianeti giganti, come Giove. "La migliore analogia per quello che abbiamo osservato - dice Adam Burgasser, dell'Università della California a Los Angeles - sono le tempeste di Giove. Ma sospetto che il clima sulle nane brune possa far sembrare la Grande Macchia Rossa, l'enorme tempesta con un diametro di circa due volte il diametro della Terra e con venti fino a 400 chilometri orari, come un piccolo temporale." Le nane brune sono stelle mancate, perché non posseggono abbastanza massa per sostenere la combustione nucleare dell'idrogeno. Per questo ci si aspetterebbe che divengano più deboli man mano che si raffreddano. Tuttavia, alcune osservazioni hanno mostrato che, durante una fase molto breve, esse sembrano aumentare la loro luminosità, e la spiegazione di ciò risiede nelle nuvole. Le nane brune sono ancora abbastanza calde, spesso con temperature di 2000 Kelvin, sufficienti a trasformare in vapore molte sostanze. Durante il raffreddamento, molti gas condensano in gocce liquide e danno origine a nuvole. Quando la stella si raffredda ulteriormente, i fenomeni meteorologici dell'atmosfera spazzano le nuvole, permettendo alla radiazione infrarossa dell'atmosfera inferiore di propagarsi nello spazio, causando l'insolito aumento di luminosità. Le nane brune sono stelle mancate Confutata l’ipotesi che si tratti di pianeti troppo cresciuti. Alcune nuove osservazioni suggeriscono che le nane brune non siano pianeti troppo cresciuti, come ritenuto da una parte, seppur minoritaria, della comunità degli astronomi. Un gruppo di ricerca internazionale ha presentato al congresso dell’American Astronomical Society le prove che esse lo si formano come le stelle normali, ma possono anche possedere a loro volta dei pianeti. Le nane brune sono oggetti dotati di masse comprese tra 10 e 70 volte quella di Giove. Nonostante siano gigantesche, se confrontate con i pianeti, esse no sufficientemente massicce da innescare nel loro nucleo le reazioni termonucleari che fanno risplendere le stelle normali. I grandi telescopi del Very Large Telescope (VLT), in Cile, hanno permesso di osservare la radiazione infrarossa di un gruppo di nane brune in un ammasso di stelle di formazione recente che si trova a circa 1200 anni luce dalla Terra, nella costellazione di Orione. Si è così scoperto che circa 60 delle 100 stelle osservate possiedono un disco di materiale simile a quello da cui hanno origine i pianeti. Secondo gli autori del lavoro, si tratta di un dato molto consistente a favore dell’ipotesi che le nane brune possiedano un processo di formazione simile a quello di altre stelle.Quante nane brune nel cielo Un'immagine infrarossa rivela centinaia di questi oggetti scoperti relativamente da poco tempo. Un'immagine della regione di formazione stellare nota come S106 ripresa dal telescopio per l'infrarosso Brillamenti da una nana bruna Dall'inaspettata scoperta, nuove conoscenze su questi strani oggetti del cielo. «Siamo rimasti veramente sbalorditi. Al massimo ci si attendeva di vedere qualche fotone ogni tanto; invece non si è rilevato nulla per nove ore e, infine, un forte, inaspettato brillamento di radiazione X: è stato come sentire un gatto che ruggisce.» Con queste parole è stata commentata da Lars Bildsten, docente di fisica presso l'Università della California a Santa Barbara, l'eccezionale evento di emissione di flare da parte di una nana bruna. La scoperta resa possibile dall'occhio elettronico del telescopio spaziale Chandra, avrà importanti conseguenze per la comprensione dell'origine e dell'attività esplosiva del campo magnetico di stelle di massa estremamente bassa. La nana bruna in questione è quella classificata con la sigla LP 944-20, presente nel cielo dell'emisfero sud nella costellazione della Fornace e distante solo 16 anni luce dalla Terra e con una massa stimata pari al sei per cento della massa del Sole. È proprio la massa limitata la caratteristica che fa delle nane brune delle stelle mancate (il limite è il sette per cento), poiché al loro interno la pressione gravitazionale non raggiunge valori abbastanza elevati da avviare il processo di fusione dell'idrogeno in elio, la reazione nucleare fondamentale che permette alle stelle di emettere radiazione elettromagnetica. Inoltre, recenti studi hanno portato a rivedere le precedenti stime dell'abbondanza di questi oggetti. «Più massicce dei pianeti, meno delle stelle, per molto tempo si è ritenuto che le nane brune fossero rare» – spiega Gibor Basri dell'Università della California a Berkeley – "Nuove osservazioni del cielo hanno indotto alla conclusione che possano essere comuni quanto le stelle. Quest'ultima osservazione sui brillamenti X induce a pensare che tali fenomeni possano avere origine nella materia calda e altamente magnetizzata presente al di sotto della superficie; tale materia può arrivare a riscaldare l'atmosfera al punto da creare correnti che, in opportune condizioni, danno luogo a questo tipo di fenomeni rari". Nane brune ultrafredde L'universo potrebbe essere popolato da molti corpi celesti con proprietà intermedie tra pianeti e stelle Lo Sloan Digital Sky Lescienze
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