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Vecchio 03-07-2007, 10.03.08
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Non ancora...Chiedo scusa, ma vedrò di muovermi per la prossima Settimana.
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L’ozono è una molecola costituita da tre atomi di ossigeno di formula chimica O3. Si presenta come un gas azzurrognolo, molto reattivo e velenoso, dal caratteristico odore pungente: a piccole dosi prende l’odore del fieno appena tagliato, mentre in quantità elevate l’odore si avvicina a quello dell’aglio.

Già Omero, in alcuni canti dell’Iliade, descriveva l’odore aspro e pungente che l’aria acquistava al passaggio di un temporale; verso la fine del XVIII secolo fu notato che lo stesso odore si presentava nelle vicinanze di alcune macchine elettriche ed attribuito all’elettricità dell’aria.

Solo nel 1840, il chimico Christian F. Schönbein (1799-186, professore all’Università di Basilea, intuì che lo strano odore era dovuto alla presenza nell’aria di un gas denominato ozono che si formava in seguito al rilascio di scariche elettriche nell’aria durante i temporali, ed ad esso fu attribuito il termine “ozono” (dal greco ozein, che ha odore). All’epoca, Schönbein riteneva che questa molecola fosse monoatomica e solo nel 1866 il chimico francese Jacques Soret ne dimostrò la vera forma triatomica.

Nella troposfera, invece, è presente solo in piccole quantità e si forma sia nel corso dei temporali, per azione delle scariche elettriche sull’ossigeno molecolare, sia attraverso reazioni fotochimiche prodotte per azione dei raggi UV sulle emissioni derivanti dalle sorgenti antropogeniche, quali ossidi di azoto (NOx) e sostanze volatili.

L’ozono viene prodotto naturalmente nella stratosfera, in una fascia tra 15 e 50 km di quota, per effetto dei raggi ultravioletti sulle molecole di ossigeno biatomico: quando la radiazione ultravioletta a più alta energia (200-242nm) colpisce una molecola di ossigeno biatomico la scinde in due atomi di ossigeno monoatomico che si combinano rapidamente con l’ossigeno molecolare formando l’ozono. L’ozono assorbe la radiazione ultravioletta molto intensa di lunghezza d’onda prossima ai 300nm e si decompone. In questo modo l’ozono stratosferico funge da schermo nei confronti delle radiazioni UV nocive permettendo così la vita sulla Terra.



Gli UVB hanno lunghezza d’onda intermedia tra gli UVA e UVC e sono meno penetranti degli UVA, in quanto si fermano all’epidermide senza raggiungere il derma.



È curioso osservare che l’ozono è fonte di grave preoccupazione per la salute delle persone e dell’ecosistema se supera certi livelli nei bassi strati dell’atmosfera, mentre è prezioso e di vitale importanza per la vita quando si trova negli alti strati!





Attualmente è molto di moda abbronzarsi nei centri di estetica con lampade UVA senza alcun tipo di precauzione ed è proprio con questi atteggiamenti che la nostra società mostra il suo volto complesso e contraddittorio. Mentre ci si preoccupa, giustamente, del buco dell’ozono che non riesce più a filtrare i micidiali raggi UV del sole, gran parte della popolazione, per apparire alla moda, utilizza in modo inappropriato apparecchiature abbronzanti che bombardano la pelle di raggi UVA pur sapendo quanto dannose esse possano essere. Chiunque lo desideri può disporre a piacimento di un suo surrogato: lampade abbronzanti, lettini solari, in appositi esercizi commerciali oppure è sufficiente entrare in un negozio di elettrodomestici dove i dispositivi abbronzanti sono in libera vendita. Questo perché non vi a ancora una legge “su misura” che regoli tutti gli aspetti dell’intero settore: a partire dall’informazione, dalla prevenzione e dall’educazione fino ad arrivare a norme di legge amministrative e tecniche, riguardanti le apparecchiature e gli operatori degli esercizi commerciali, che mirino ad accrescere nell’opinione pubblica, la consapevolezza degli effetti nocivi delle radiazioni UV e ad incoraggiare cambiamenti nello stile di vita che arrestino il continuo aumento dei casi di tumore cutaneo.




Come può l’ozono essere sia buono che cattivo?

L’ozono si comporta in questa duplice veste in base alla sua altezza nell’atmosfera: 1’ozono presente nella stratosfera ha un effetto eco-protettivo, in quanto protegge la vita sulla Terra dai raggi ultravioletti (UV) nocivi del Sole; l’ozono presente nella troposfera, invece, ha un effetto tossico e nocivo sulla materia vivente e sull’uomo.

La radiazione solare, che riesce ad arrivare sulla Terra, è composta da radiazioni elettromagnetiche che hanno lunghezze d’onda corte comprese nello spettro che va da 100 a 800nm. La componente ultravioletta della radiazione solare viene suddivisa in UVC, UVB e UVA che hanno lunghezze d’onda diverse; l’ozono stratosferico assorbe completamente gli UVC di lunghezza d’onda compresa tra 100 e 280nm, per il 95% gli UVB di lunghezza d’onda compresa tra 280 e 315nm ed appena per il 5% gli UVA con lunghezza d’onda compresa tra 315-400nm.

Gli UVA attraversano l’epidermide e penetrano negli strati più profondi della pelle fino al derma, dove possono alterare e distruggere l’elastina e il collagene.

Inoltre gli UVB abbronzano, possono provocare eritemi e scottature, e sono responsabili di un aumento del rischio da tumori della pelle e di modificazioni del DNA.

Diversamente dall’ozono che si trova nella stratosfera, quello troposferico risulta essere un inquinante molto velenoso se respirato a grandi dosi. La sua reattività, infatti, provoca irritazione agli occhi, al naso e alla gola, danni al sistema respiratorio e cardiocircolatorio specialmente nei bambini e negli anziani.

ozono
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Vecchio 03-07-2007, 15.42.56
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L’ozono è una molecola costituita da tre atomi di ossigeno di formula chimica O3. Si presenta come un gas azzurrognolo, molto reattivo e velenoso, dal caratteristico odore pungente: a piccole dosi prende l’odore del fieno appena tagliato, mentre in quantità elevate l’odore si avvicina a quello dell’aglio.

Già Omero, in alcuni canti dell’Iliade, descriveva l’odore aspro e pungente che l’aria acquistava al passaggio di un temporale; verso la fine del XVIII secolo fu notato che lo stesso odore si presentava nelle vicinanze di alcune macchine elettriche ed attribuito all’elettricità dell’aria.

Solo nel 1840, il chimico Christian F. Schönbein (1799-186, professore all’Università di Basilea, intuì che lo strano odore era dovuto alla presenza nell’aria di un gas denominato ozono che si formava in seguito al rilascio di scariche elettriche nell’aria durante i temporali, ed ad esso fu attribuito il termine “ozono” (dal greco ozein, che ha odore). All’epoca, Schönbein riteneva che questa molecola fosse monoatomica e solo nel 1866 il chimico francese Jacques Soret ne dimostrò la vera forma triatomica.

Nella troposfera, invece, è presente solo in piccole quantità e si forma sia nel corso dei temporali, per azione delle scariche elettriche sull’ossigeno molecolare, sia attraverso reazioni fotochimiche prodotte per azione dei raggi UV sulle emissioni derivanti dalle sorgenti antropogeniche, quali ossidi di azoto (NOx) e sostanze volatili.

L’ozono viene prodotto naturalmente nella stratosfera, in una fascia tra 15 e 50 km di quota, per effetto dei raggi ultravioletti sulle molecole di ossigeno biatomico: quando la radiazione ultravioletta a più alta energia (200-242nm) colpisce una molecola di ossigeno biatomico la scinde in due atomi di ossigeno monoatomico che si combinano rapidamente con l’ossigeno molecolare formando l’ozono. L’ozono assorbe la radiazione ultravioletta molto intensa di lunghezza d’onda prossima ai 300nm e si decompone. In questo modo l’ozono stratosferico funge da schermo nei confronti delle radiazioni UV nocive permettendo così la vita sulla Terra.



Gli UVB hanno lunghezza d’onda intermedia tra gli UVA e UVC e sono meno penetranti degli UVA, in quanto si fermano all’epidermide senza raggiungere il derma.



È curioso osservare che l’ozono è fonte di grave preoccupazione per la salute delle persone e dell’ecosistema se supera certi livelli nei bassi strati dell’atmosfera, mentre è prezioso e di vitale importanza per la vita quando si trova negli alti strati!





Attualmente è molto di moda abbronzarsi nei centri di estetica con lampade UVA senza alcun tipo di precauzione ed è proprio con questi atteggiamenti che la nostra società mostra il suo volto complesso e contraddittorio. Mentre ci si preoccupa, giustamente, del buco dell’ozono che non riesce più a filtrare i micidiali raggi UV del sole, gran parte della popolazione, per apparire alla moda, utilizza in modo inappropriato apparecchiature abbronzanti che bombardano la pelle di raggi UVA pur sapendo quanto dannose esse possano essere. Chiunque lo desideri può disporre a piacimento di un suo surrogato: lampade abbronzanti, lettini solari, in appositi esercizi commerciali oppure è sufficiente entrare in un negozio di elettrodomestici dove i dispositivi abbronzanti sono in libera vendita. Questo perché non vi a ancora una legge “su misura” che regoli tutti gli aspetti dell’intero settore: a partire dall’informazione, dalla prevenzione e dall’educazione fino ad arrivare a norme di legge amministrative e tecniche, riguardanti le apparecchiature e gli operatori degli esercizi commerciali, che mirino ad accrescere nell’opinione pubblica, la consapevolezza degli effetti nocivi delle radiazioni UV e ad incoraggiare cambiamenti nello stile di vita che arrestino il continuo aumento dei casi di tumore cutaneo.




Come può l’ozono essere sia buono che cattivo?

L’ozono si comporta in questa duplice veste in base alla sua altezza nell’atmosfera: 1’ozono presente nella stratosfera ha un effetto eco-protettivo, in quanto protegge la vita sulla Terra dai raggi ultravioletti (UV) nocivi del Sole; l’ozono presente nella troposfera, invece, ha un effetto tossico e nocivo sulla materia vivente e sull’uomo.

La radiazione solare, che riesce ad arrivare sulla Terra, è composta da radiazioni elettromagnetiche che hanno lunghezze d’onda corte comprese nello spettro che va da 100 a 800nm. La componente ultravioletta della radiazione solare viene suddivisa in UVC, UVB e UVA che hanno lunghezze d’onda diverse; l’ozono stratosferico assorbe completamente gli UVC di lunghezza d’onda compresa tra 100 e 280nm, per il 95% gli UVB di lunghezza d’onda compresa tra 280 e 315nm ed appena per il 5% gli UVA con lunghezza d’onda compresa tra 315-400nm.

Gli UVA attraversano l’epidermide e penetrano negli strati più profondi della pelle fino al derma, dove possono alterare e distruggere l’elastina e il collagene.

Inoltre gli UVB abbronzano, possono provocare eritemi e scottature, e sono responsabili di un aumento del rischio da tumori della pelle e di modificazioni del DNA.

Diversamente dall’ozono che si trova nella stratosfera, quello troposferico risulta essere un inquinante molto velenoso se respirato a grandi dosi. La sua reattività, infatti, provoca irritazione agli occhi, al naso e alla gola, danni al sistema respiratorio e cardiocircolatorio specialmente nei bambini e negli anziani.

ozono
Lo sai Nato che quasi tutti i solari protettivi da qualche anno hanno oltre lo schermo protettivo uvb anche quello uva!!fino a qualche anno fa' i raggi uva non riuscivano ad arrivare al suolo oggi si!!e sono molto dannosi perche' entrano dentro e non si fermano all'epidermide!!!lo so' perche' vendo anche cosmetici in erboristeria!!
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Vecchio 03-07-2007, 15.45.06
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Dai!!


Adoro le erboristerie...
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Vecchio 03-07-2007, 15.48.51
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Dai!!


Adoro le erboristerie...
Come avrai visto dal mio profilo,sono agente di commercio e lavoro nel settore erboristico e soprattutto alimentare biologico,mia moglie ha un'erboristeria ad ancona aperta dal 1996!!l'azienda cosmetica per la quale lavoro a suo tempo c'ha fatto diversi corsi su questi argomenti!!
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Vecchio 03-07-2007, 16.45.43
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Iniziamo a seguire alcuni parametri solari.

Solar Terrestrial Activity Report

Ciao!!
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Vecchio 11-07-2007, 13.31.14
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Maree

È stato messo a punto un nuovo metodo di studio di analisi mareale che utilizza un "ad hoc " processo di filtraggio a monte della tecnica del "fixed lunar age".

Il nuovo metodo, testato preliminarmente sui dati di livello del mare (pubblicazione n.5), ha consentito di determinare : a) l'onda diurna lunisolare nella pressione atmosferica causata dalla differente risposta dell'atmosfera alla sollecitazione gravitazionale lunare nelle ore buie ed assolate del giorno (pubb. 6); b) l'onda semidiurna lunare nella temperatura dell'aria imputabile in parte all'inquinamento termico marino (pubb. 2,5); c) l'influenza delle oscillazioni mareali oceaniche su quelle atmosferiche (pubb. 2).

Un programma di calcolo scritto in Fortran automatizza il nuovo metodo di indagine mareale (pubb. .

È stato determinato il regime mareale nello Stretto di Messina (pubb. 26) e il carattere "bistable" dell'influenza dell'onda lunare nodale sui parametri meteorologici. Si è accertato, infatti, che questi ultimi, rispondono alla sollecitazione lunare in maniera completamente opposta nei periodi antecedenti e seguenti il 1897. Questa biforcazione probabilmente è da addebitarsi al comportamento caotico dell'atmosfera (pubb. 43).

Sono state identificate le componenti mareali dei terremoti a scala locale (Italia, Pacifico) (pubb. 20) e la tendenza dei terremoti più disastrosi ad addensarsi in corrispondenza di una altezza della Luna e del Sole sull'orizzonte di circa 40 gradi (pubb. 35).



Urbanizzazione e clima

L'analisi delle serie storiche delle temperature estreme dell'aria, trovate soddisfare la condizione di "insieme frattale" (pubb. 36), ha permesso di valutare il sensibile aumento dell'isola di calore urbana connesso all'urbanizzazione (pubb. 1, 11) e la sostanziale scomparsa delle stagioni equinoziali (pubb. 13,19).

È stato messo a punto un modello predittivo della quantita' totale di un evento piovoso esaminando la distribuzione del primo intervallo di osservazione (pubb. 3,7) ed introducendo gia' nel 1980 il concetto di auto-somiglianza che solamente più tardi Mandelbrot diffuse nella comunita scientifica .



Inquinamento atmosferico

È stato messo a punto un modello di previsione a breve termine della concentrazione degli inquinanti dell'aria al suolo (pubb. 4,9,10,1 e sul mare (pubb. 25).

Sono state investigate le cause naturali delle accertate recenti variazioni del CO2 nella troposfera e dell'O3 nella stratosfera (pubb.39).



Fenomeni solari e geofisici

È stata identificata la relazione fra le variazioni dell'attività solare e quelle di alcuni parametri geofisici (ozono stratosferico, attività geomagnetica, temperatura dell'aria, precipitazioni piovose, livello medio del mare, velocità di rotazione della Terra, eventi sismici e vulcanici). È stato anche proposto un meccanismo fisico che spiega le accertate correlazioni (pubb. 16, 17, 20, 22, 23, 24, 28, 29, 30, 37, 42).

La previsione dell'andamento dell'attività solare, recentemente conseguita con successo a partire dall'attività coronale solare, ha consentito di contribuire utilmente alla previsione dei citati parametri geofisici (pubb.41, 42,43,44,46).



Livello medio mare

L'analisi spettrale incrociata delle serie storiche dei dati mareografici, barometrici, anemometrici e correntometrici ha consentito di formulare un modello stocastico previsionale delle variazioni del livello del mare (pubb. 12,21).

L'applicazione dei filtri di Wiener alle serie di livello del mare, precipitazione ed evaporazione ha permesso di determinare l'afflusso stagionale di acqua Atlantica (pubb. 14) e di spiegare l'andamento stagionale del livello del mare (pubb. 15).

È stato determinato a scala locale il contributo al livello medio del mare dei diversi parametri meteorologici al fine di ottenere informazioni sul recente aumento del livello del mare connesso all'aumento di anidride carbonica nella troposfera e alla diminuzione dell'ozono nella stratosfera (pubb. 27,31,34,40).

È stato messo a punto un nuovo metodo per la previsione delle "acque alte" a Venezia (pubb. 3.



Caratterizzazione frattale di fenomeni naturali

La complessità di un fenomeno naturale non dipende solo dai fattori che lo governano ma dal numero e dall'intensità delle loro interconnessioni e dai rispettivi processi di feed-back. Un sistema naturale a causa della sua complessità non si evolve linearmente ma secondo una legge di potenza caratterizzata da invarianza di scala e da una dimensione frattale (non intera).

Questo processo è intrinseco nella struttura ed evoluzione dei sistemi naturali governati dal principio della criticità auto-organizzata che si autoregolano verso la catastrofe.

È stata perciò calcolata la dimensione frattale dell'attività sismica e vulcanica misurata nei Campi Flegrei (pubb. 44) e sul Vesuvio (pubb. 45) in ordine ad una possibile previsione delle rispettive eruzioni. La identificazione di leggi di potenza nel clustering degli eventi sismici nel d del Tirreno e degli eventi di acqua alta nel Nord dell'Adriatico ha permesso di trarre utili informazioni sul rischio sismico (pubb.47) e di acqua alta (pubb. 49,50). L'utilizzo della metodologia della polvere di Cantor ha permesso di evidenziare il cambiamento del regime pluviometrico in Italia; la dipendenza di D e della regione di scaling dall'intensità di pioggia ha permesso di identificare la struttura spaziale a "eddy" del campo di pioggia (pubb. 51,54).

È stata identificata la relazione che modula a cascata l'attività geomagnetica, la circolazione zonale alle medie latitudini, la differenza di pressione atmosferica al suolo misurata nell'alto Adriatico fra gennaio e aprile e il flusso di acqua più calda, più salata e meno ricca di nutrienti proveniente dal basso Adriatico. Un flusso d'acqua meridionale più intenso rappresenta la condizione necessaria (anche se non sufficiente) per la nascita delle mucillaggini nell'alto Adriatico (pubb. 4.

L'applicazione delle reti neurali e degli algoritmi evolutivi alla serie dei terremoti, misurati nel d del Tirreno lungo il piano di Benioff, ed alla serie delle eruzioni del Vesuvio ha permesso di formulare efficienti modelli non lineari (pubb. 53, 5.

È stato verificato che una misura areale di pioggia affidabile richiede una distribuzione dei pluviometri disposti in un'area con una dimensione frattale il più possibile vicina a quella euclidea (pubb.54,55).

Il calcolo della dimensione frattale delle diverse colate laviche verificatesi sul Vesuvio ha permesso di trarre utili informazioni sull’attività vulcanica antecedente all’eruzione stessa (pubb. 56).

È stato verificato che la distribuzione temporale delle eruzioni vesuviane a partire dal 1631 e delle grandi eruzioni pliniane e subpliniane segue la stessa legge di potenza (pubb. 59).

È stato messo in evidenza il carattere turbolento e convettivo del magma che scorre al di sotto del Vesuvio e dei Campi Flegrei (pubb. 57,60).
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Vecchio 26-07-2007, 17.30.41
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Il Prof. Mazzarella parla nache di " riscaldamento su scala di sistema solare", portando i seguenti esempi:

Nel maggio 2006, il telescopio Hubble ha osservato sulla
superficie di Giove la crescita della Red Spot Junior,osservata
per la prima volta nel 2000. Tale crescita, secondo gli
astronomi, è indicativa di un rapido ed intenso riscaldamento
del pianeta.
La sonda Cassini ha fotografato in prossimità del Polo d
di Saturno un uragano con un diametro di circa 8000 km e con
una intensità dei venti di oltre 550 km/h. Questo è causato da
un aumento di temperatura di almeno 2°C.
-Dal 1990 a oggi, la pressione atmosferica su Plutone è
triplicata per il graduale aumento della temperatura che ha
spinto parte dell’azoto surgelato in superficie a evaporare e
passare in atmosfera.
- Dal 1989, la temperatura su Tritone, satellite di Nettuno, è
passata da 200 a 193 gradi sotto zero.
- Recentemente, la sonda Mars Global rveyor ha fotografato
profonde voragini nelle calotte polari di Marte indicative di
intenso scioglimento.
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Grazie Fabio.....
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Prendendo spunto dal Topic aperto da Iceage sull' attività solare, metto qui un piccolo vademecum fatto dal Prof. Mazzarella




La nostra stella, Il Sole


Il Sole è una stella di media grandezza, simile a milioni di altre nell'Universo. E' una prodigiosa macchina che produce circa 3.8 x 1023 kiloWatts di energia. Per dare un'idea dell'ordine di grandezza, 1 secondo di energia solare potrebbe alimentare gli interi Stati Uniti per 9.000.000 anni!!! La sorgente energetica solare è la fusione nucleare che usa le alte temperature e densità all'interno del nucleo per fondere idrogeno, producendo energia e creare elio. Il nucleo è così denso e la dimensione del Sole così grande che l'energia rilasciata al suo centro impiegherebbe 50.000.000 di anni per arrivare alla sua superficie subendo innumerevoli processi di assorbimento e riemissione nel processo. Se il Sole dovesse fermare oggi la sua produzione, ci vorrebbero circa 50.000.000 di anni per vedere significativi effetti sulla Terra!

Il Sole produce la sua energia radiante e termica da 4-5 miliardi di anni ed ha abbastanza idrogeno per continuare a produrre per altri 11. Comunque, fra 10 e 12 miliardi di anni la superficie del Sole inizierà ad espandersi inviluppando i pianeti interni, inclusa la Terra. Allora diventerà una stella rossa gigante (attualmente è una "nana gialla"). Quando il Sole diventerà più imponente inizierà a collassare e si reinfiammerà bruciando elio, fino a diventare alla fine, contraendosi, una stella relativamente piccola e fredda, una "nana bianca".

Analizziamo le sue principali caratteristiche:
Macchie solari

Le macchie solari, aree scure sulla superficie solare, contengono campi magnetici concentrati, transitori. Sono state individuate per la prima volta da Teofrasto nell'anno 325 a.C. Sono le caratteristiche più evidenti del Sole: una macchia solare di media dimensione è circa grande come la Terra. Le macchie solari si formano e si dissipano in periodi di giorni o settimane. La loro formazione è dovuta a grossi campi magnetici che emergono sulla superficie solare: sono aree leggermente più fredde (4200 °C) rispetto al circostante (di 6000 °C); l'area appare come una macchia nera in contrasto col sole. L'area più nera al centro della macchia è chiamata "cono d'ombra" ed è qui che i campi magnetici sono più intensi; l'area circostante, striata, meno scura è chiamata "penombra". Le macchie solare ruotano con la superficie solare ed impiegano 27 giorni per fare la completa rotazione per come visto dalla Terra. Quelle vicino all'equatore ruotano ad una velocità maggiore di quelle vicino ai poli. Gruppi di macchie solari, specie quelle con configurazioni complesse di campo magnetico, sono spesso siti di Flares (brillamenti o eruzioni solari).

Negli ultimi 300 anni, il numero medio di macchie è regolarmente cresciuto e calato in un ciclo di 11 anni. Il Sole, come la Terra, ha le sue stagioni ma i suoi anni equivalgono a 11 delle nostre ore.




Buchi coronali

I buchi coronali sono eventi solari variabili che possono durare da mesi ad anni. Appaiono come grossi buchi scuri quando il Sole è visualizzato ai raggi X. Questi buchi sono localizzati in grosse celle di campi unipolari magnetici sulla superficie solare; le loro linee di campo si estendono lontano e si risentono per tutto il sistema solare. Queste linee di campo aperte permettono un continuo efflusso di vento solare ad alta velocità. I buchi coronali hanno un ciclo di lungo termine, ma non corrispondono esattamente al ciclo delle macchie solari; tendono a essere più numerosi negli anni negli anni di di massima di macchie solari.. Ad alcuni stadi del ciclo solare, i buchi coronali sono continuamente visibili ai poli solari nord e sud.
Protuberanze solari

Le protuberanze solari (viste come filamenti scuri sul disco) sono generalmente nuvole quiescenti di materiale solare trattenute sulla superficie da campi magnetici. Le maggior parte delle protuberanze eruttano, ad un certo punto del loro ciclo di vita, rilasciando grosse quantità di materiale solare nello spazio.
Flares (Brillamenti)



I brillamenti solari sono intensi e temporanei rilasci di energia. Appaiono come aree luminose nella lunghezza d'onda del visibile come scariche di rumore sulle lunghezze d'onda delle onde radio; possono durare da minuti ad ore. Sono i più grossi eventi esplosivi del nostro sistema solare e sono equivalenti a circa 40 miliardi di bombe atomiche di Hiroshima. La sorgente di energia sembra essere lo strappo e la riconnessione di potenti campi magnetici. Essi irradiano lo spettro elettromagnetico da un capo all'altro dell'universo, dai raggi gamma ai raggi X, passando per la luce del visibile fino ad onde radio di lunghezza d'onda kilometrica.
Espulsioni di massa coronali



L'atmosfera solare più esterna, la corona, è strutturata da forti campi magnetici. Dove questi campi sono racchiusi, spesso su gruppi di macchie solari, l'atmosfera solare confinata può improvvisamente e violentemente rilasciare bolle e lingue di gas e campi magnetici chiamati appunto espulsioni di massa coronali (CME). Una grossa CME può contenere 10.0E16 miliardi di tonnellate di materiale che può essere accelerato fino a diverse milioni di miglia/ora in spettacolari esplosioni. Sono a volte associati a brillamenti ma usualmente accadono indipendentemente.
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I want to guard your dreams and visions"
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