Discussione: Le tracce del tempo
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Vecchio 05-10-2008, 19.33.11
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Sappiamo che la rigenerazione proteica è alla base di ciò che ci mantiene in vita ed ed è noto come differenti cellule degli organi di un organismo vivente abbiano tempi di funzionamento definiti da sistemi che ne regolano il processo di rinnovamento. (i globuli rossi prodotti dal midollo osseo hanno una apoptosi di un massimo di 120 giorni, gli epatociti del fegato vengono sostituiti nell' arco temporale di una settimana, mentre i neuroni cerebrali durano più a lungo, ma comunque sono ormai note “cellule staminali” capaci di rigenerare anche le funzionalità cerebrali.

Il prof. Giorgio Piccardi fu pertanto un antesignano delle necessità interpretative della chimica biologica proprio in quanto considerò che i sistemi di misura convenzionale del tempo, linearmente concepiti come sequenza numerabile di inafferrabili ed inesistenti istanti, non fossero in alcun modo applicabili alla interpretazione di sistemi di trasformazione chimica e biochimica che si evolvono irreversibilmente in un reticolo temporale frazionario, così come è proprio delle singole durate temporali di trasformazione, le cui finestre di attività variano a seconda delle condizioni di effettivo svolgimento fluttuante dei sistemi interagenti. Perciò Piccardi fu convinto che il comportamento dei sistemi evolutivi complessi (cioè quelli che si trasformano irreversibilmente nel tempo a differenza di quelli che transitano meccanicamente e quindi reversibilmente nel tempo), possono presentare comportamenti che no facilmente predicibili. né riproducibili a piacimento di chi pretende di misurate con l'orologio le dinamiche di trasformazione; ciò in quanto la misura lineare, rigida e convenzionale del tempo, non può trovare corrispondenza con le effettive condizioni non lineari della reale complessità dinamica delle relazioni di “durata temporale” proprie di un sistema di auto-organizzazione catalitica come è quello delle trasformazioni chimiche e biochimiche, la cui effettiva durata nel tempo diviene di volta in volta oggettivata come segnale e memoria necessaria per organizzare la regolazione catalitica e/o enzimatica in modo utile a chiudere il ciclo evolutivo nel cambiamento di ciascun sistema di reazione che passi da un disordine iniziale dei reagenti al nuovo ordine molecolare dei prodotti.

Il Prof. Giorgio Piccardi si rese conto della difficoltà di proporre una mutazione della concezione riguardante il tempo con modalità più appropriate alla comprensione delle trasformazioni chimiche e biochimiche e pertanto si limitò ad asserire che ognuno ha il diritto di elaborare una propria teoria del tempo e dello spazio, secondo le proprie esigenze di comprensione, poiché tempo e spazio no entità di per se stesse oggettive, ma soltanto concetti necessari ad interpretare attività di interazione tra energia e materia ed inoltre quelle di comunicazione della informazione in natura, che risultano particolarmente evidenti quando i sistemi presentano maggior complessità delle dinamiche evolutive. La concezione dello spazio/tempo pertanto potrà essere differenziata a seconda del focus della concettualizzazione e cioè risulterà diversa nel trattare la fisica meccanica ovvero la chimica e la biochimica della vita. In quest'ultima dimensione diviene necessario capire che oltre alla necessita di ammettere come percepibile lo spazio occupato dalla materia, così è necessario ammettere ed accettare la percettibilità del fattore durata del tempo quale segnale permanente relativo alla dinamica irreversibile degli eventi di trasformazione, proprio in quanto esso rivela una traccia non sempre indelebile, ma comunque possibile ad essere recepita e riconosciuta come indicazione, segnale o memoria della irreversibilità della coordinata tracciata dal percorso spazio-temporale della trasformazione.

L'esigenza di considerare la “Traccia del Tempo” fu pertanto messa in chiara luce dal Prof. Giorgio Piccardi, che nelle sue lezioni poneva l'accento anche sulla limitatezza della analogia abusata in biologia relativamente alle relazioni tra “Chiave e Serratura”, la quale di fatto tende a proporre di fare attenzione ad individuare prioritariamente una relazione spaziale in proposito delle interazione molecolare al fine di interpretare le relazioni tra energia e materia che regolano i processi bio-chimici.

Il sistema genetico di produzione proteica è infatti interpretato entro evidenti limiti concettuali esposti in termini del funzionamento simili a quelli di una fabbrica meccanica, dove non si capisce bene neppure il significato del termine “informazione genetica” ed ancor meno quello dei segnali di comunicazione necessario perché gli enzimi auto-organizzino le reazioni bio-chimiche, in modo tale da sviluppare, da un lato il processo “anabolico”,(che consiste nel leggere il codice genetico del DNA; e trasferirlo all'RNA messaggero, ed infine attivare il Ribosoma dove viene composta la sequenza proteica, più adeguata alle diverse e differenziate esigenze di un organismo complesso), e viceversa come la stessa informazione genetica riesca equivalentemente a modulare e controllare la concentrazione proteica della cellula mediante i processi catabolici di decomposizione proteica.

Sappiamo oggi che la decodificazione proteica avviene mediante le attività nelle quali le proteine, ormai rese ormai inutilizzabili, vengono degradate, così che, sia a livello molecolare come anche a livello cellulare ogni singola costruzione proteica o cellulare vivente in un organismo, è resa riconoscibile dalla memoria del tempo; pertanto viene eliminata proprio in quanto diviene individuabile nel quadro di una informazione globalmente programmata (apoptosi); ciò è possibile comprendendo la relazione di oggettivazione di una traccia indice della durata temporale utile che segnala anche il termine ultimo della funzionalità vitale di ciascuna elemento che partecipa alla vita di un organismo complesso.

In questa reale dimensione di complessità dinamica evolutiva, già percepibile dalla osservazione delle Reazioni Oscillanti (Clock - reactions) e della chimica delle Precipitazioni Ritmiche “Anelli di Liesegang” il prof. Giorgio Piccardi ci domandava : < Secondo voi come fa la chiave a riconoscere la sua serratura ancor prima di adattarsi alla condizione spaziale che ne permette la interazione ???? >

Quanto sopra resterà ancora un mistero insoluto proprio in seguito ad una impostazione meccanicista della scienza che risulta essere incapace di concepire la dimensione temporale come segnalazione, regolazione e induzione dei processi bio-chimici implicanti processi di oggettivazione mnemonica della coordinata tempo, trascurando in tal guisa la abilità intrinseca al sistema di trasformazione di oggettivare e recepire una indicazione ovvero un segnale dal riconoscimento delle “Tracce del Tempo”.

Oggi i processi di riconoscimento molecolare dei segnali che permettono la auto-organizzazione enzimatica dei sistemi bio-chimici sono divenuti un tema essenziale dello sviluppo delle conoscenze della vita, le cui bio-sintesi sono certamente programmate nelle durate temporali entro sistemi che si sviluppano nel quadro di complesse dinamiche cicliche evolutive.

In conclusione la memoria di queste riflessioni derivate dalle concezioni del Prof. Giorgio Piccardi sulla riconoscibilità bio-chimica delle “Tracce del Tempo”, potrà divenire grandemente utile proprio al fine di superare quella univoca concezione meccanicistica della scienza , ed approdare ad un più completo paradigma relativo alla evoluzione dei sistemi viventi, intesi come rete dinamica di processi catalitici di produzione, trasformazione e degradazione, auto organizzatesi interattivamente in natura.

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Flavio Scolari
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