Le recenti ipotesi sulle cause antropogeniche del “surriscaldamento globale” sono fondate o rientrano nell’ambito della variabilità naturale del sistema atmosfera?
A tal fine evidenziamo i risultati ottenuti da una equipe multidisciplinare di ricercatori che hanno analizzato il paleoclima attraverso le goccioline d’aria racchiuse all’interno di una carota estratta dai ghiacci dell’Antartide, lunga 3300 m e corrispondente agli ultimi 420000 anni.
Come si evidenzia agevolmente dal grafico, le curve delle concentrazioni di CO2, di CH4 e della temperatura dell'aria
T testimoniano come, già nel passato, in assenza di qualsiasi tipo di industrializzazione, fossero strettamente correlate tale che i recenti aumenti di
T e di CO2 osservati negli ultimi 50 anni rientrano perfettamente nell’oscillazione di circa 100000 anni.
A questo punto c’è da chiedersi: per quale motivo i tanti cosiddetti “divulgatori scientifici” così omnipresenti sui mass-media non mostrano mai il grafico per tutta la sua interezza ma proiettano solo gli ultimi 100-200 anni (da dove appare solo la ripida ascesa dei valori (a-b-c)? Da notare che 330.000 anni fa i picchi dei tre parametri erano addirittura superiori all’attuale…
Per identificare la causa primaria di queste variazioni naturali, abbiamo rivolto l’attenzione al Sole, già definito da Dante
lo Ministro maggiore de la Natura (Paradiso, X, 2

.
L’attività solare è normalmente parametrizzata con il numero delle macchie solari, scoperte da Galilei nel 1611 con l’invenzione del cannocchiale; le macchie solari raggiungono dimensioni di decine di migliaia di chilometri e la Terra potrebbe esservi completamente inghiottita.
E’ interessante notare che, a partire dal 1645, il Sole rimase in una fase di minima attività per 70 anni e all’eccezionale periodo chiamato
Minimo di Maunder (dal nome del sovrintendente per le ricerche solari del Royal Greenwich Observatory di Londra che ne scrisse alla fine dell’Ottocento) corrispose sulla Terra una piccola era glaciale con una diminuzione planetaria della temperatura: siamo ai tempi del famoso re francese Luigi XIV, non a caso soprannominato il “
Re Sole…”.
L’influenza del Sole sui fenomeni troposferici non avviene attraverso le variazioni delle macchie solari ma attraverso la turbolenza del vento solare che fuoriesce dai buchi coronali polari del Sole ed è in grado di percorrere 150 milioni di km tra il Sole e la Terra nel giro di qualche giorno. Il 14 luglio 2000, per esempio, il Sole eruttò miliardi di tonnellate di particelle elettricamente cariche verso la Terra ad una velocità di 1700 km al secondo ed il suo impatto sul campo magnetico terrestre diede origine alla più grande tempesta geomagnetica mai misurata sulla Terra che causò la perdita di un satellite nippo-americano (Advanced Satellite for Cosmology and Astrophysics) e un black out della rete GPS per diverse ore. Il processo di azione del vento solare altera la pressione atmosferica al suolo, la distribuzione areale dei centri semipermanenti di azione ed in definitiva la circolazione troposferica. Un cambiamento di regime nella circolazione troposferica è responsabile della corrispondente variazione nel regime termo-pluviometrico di quel luogo. Per esempio, la circolazione troposferica nel bacino del Mediterraneo è caratterizzata da una componente zonale che dipende dalla distribuzione spaziale che i tre centri semipermanenti di pressione, l’anticiclone delle Azzorre, l’anticiclone Siberiano ed il ciclone Islandese, sono soliti occupare nell’emisfero boreale.
L’attività solare presenta la concomitanza simultanea di 3 cicli, 11, 22 e di 60 anni, che attualmente sono in fase tra loro e questo ha determinato gli elevati valori (massimi assoluti) sia nell’attività geomagnetica misurata al suolo che nella temperatura dell’aria planetaria. Ma questo scenario non durerà all’infinito! I cicli dell’attività solare tenderanno a non essere più in fase tra loro con il passar del tempo e l’attività del Sole tenderà a diminuire. In tali condizioni, la circolazione nel Mediterraneo, per esempio, tenderà progressivamente ad acquistare il suo carattere zonale che si tradurrà nel ritorno progressivo delle stagioni intermedie e di un regime termo-pluviometrico regolare come osservato nel medio periodo.
Figura: Valori di temperatura e di concentrazioni di CO2 e CH4 all’interno delle goccioline d’aria, racchiuse nella carota di ghiaccio lunga 3300 m, estratta a Vostok in Antartide e risalente a 420000 anni.
Osservatorio Meteorologico
Università di Napoli Federico II